Diventa fotoreporter IMPARA DAI PROFESSIONISTI

Erdogan ha deciso di lanciare una nuova operazione militare per interrompere il processo di indipendenza del Kurdistan iracheno e per colpire le milizie del Pkk. Solo la scorsa settimana era stata annunciata la fine dell’operazione – durata sei mesi – “Euphrates Shield”, ma il presidente turco ha fatto sapere che lo Scudo dell’Eufrate è stato solo il “primo passo” di una serie di azioni che verranno portate avanti nei prossimi mesi.Ora si prepara al lancio di una nuova operazione militare nel Sinjar, regione che secondo le fonti turche ospita almeno 9 basi del Pkk, organizzazione curda tacciata di terrorismo sia da Ankara che dai suoi alleati occidentali. Secondo il quotidiano turco  Yeni Safak , la nuova operazione militare che prenderà il nome di “Tigris Shield” inizierà a fine mese o nelle prime settimane di maggio; comunque, senza dubbio, dopo il referendum che si terrà in Turchia il 16 aprile per estendere i poteri di Erdogan.L’obiettivo dell’operazione, secondo i media turchi e non solo, è quello di “dividere” la regione del Sinjar dall’area montuosa del Qandil, così da interrompere le linee di comunicazione tra le basi del Pkk presenti sul terreno da quando nel 2014 hanno cominciato a respingere l’avanzata dei jihadisti del califfo al-Baghdadi.L’incursione nell’Iraq settentrionale prevista per le prossime settimane è legata inevitabilmente al consolidamento della presenza dei curdi siriani nel Rojava. Ormai, salvo colpi di scena spettacolari, una volta che saranno deposte le armi in Siria sarà impossibile cacciare i curdi dalle zone, al confine tra Siria e Turchia, da loro liberate e conseguentemente conquistate. La paura di Erdogan è che il Pkk e le milizie curdo-siriane possano costituire un fronte comune in un futuro neanche così lontano.Avamposto cruciale per l’imminente operazione “Scudo del Tigri” sarà Bashiqa, poco distante da Mosul. Da qui infatti l’esercito turco non se ne è andato nonostante, teoricamente, il suo obiettivo sia stato raggiunto: ovvero liberare Mosul dai terroristi di Daesh. La presenza militare turca non è gradita da Baghdad, che continuamente condanna l’invasione di Ankara del proprio territorio. Anche per questo motivo si temono le conseguenze che potrebbero essere causate da un’eventuale operazione turca a cui, con ogni probabilità, il governo iracheno risponderebbe per le rime.Nel 2015 l’aviazione turca aveva già bombardato gli avamposti del Pkk nei dintorni delle montagne del Qandil. Il secondo capitolo di una storia cominciata nel 2008, quando migliaia di uomini delle truppe turche, affiancate da carriarmati e dall’aviazione militare, hanno invaso il nord dell’Iraq. Occasione in cui, a seguito delle pressioni dell’amministrazione statunitense sotto il comando di George W. Bush, Ankara ordinò – dopo solo una settimana dall’inizio delle operazioni – la ritirata del proprio esercito.Anche senza la Turchia e la notizia della nuova campagna militare che è pronta a intraprendere, l’Iraq ha già abbastanza problemi all’interno dei suoi confini. Massud Barzani continua a fare pressioni sul leader iracheno Haider al-Abadi – che ha nuovamente incontrato a Baghdad il 5 aprile – per avere la sua benedizione per il referendum che la minoranza curda vuole indire per chiedere l’indipendenza della regione curda. Inoltre il 4 aprile il Consiglio della provincia di Kirkuk ha votato per chiedere un ulteriore referendum: l’obiettivo è quello di far entrare ufficialmente Kirkuk nell’amministrazione del Kurdistan iracheno.Come già scritto su Gli occhi della guerra , il governo iracheno non può lasciare Kirkuk ai curdi perché troppo importante per l’economia di Baghdad: il petrolio nel sottosuolo della provincia è troppo invitante per lasciare il totale controllo del territorio in mano ad altri.Per questo, quando domenica si sono incontrate – proprio a Kirkuk – le delegazioni curde, queste hanno issato la bandiera del Kurdistan nel palazzo dove si trovavano: per rivendicare il loro dominio sulla città. Gesto che ha scatenato subito le condanne del governo iracheno, che in questi giorni ha invitato la minoranza a “non esagerare” per evitare un escalation militare che ha tutti i presupposti per evolvere in un conflitto aperto.Ora i toni sembrano essere concilianti da entrambe le parti ma, in Medio Oriente, attitudini e decisioni possono cambiare da un giorno all’altro. Quale migliore esempio se non l’inversione di marcia di Donald Trump in Siria e su Bashar al-Assad.Dopo quello siriano il fronte iracheno rimane uno dei più caldi nello scacchiere mediorientale e a temere una guerra civile – che farebbe presto a diventare una guerra per procura – è lo stesso premier iracheno al-Abadi, che secondo Ekurd ha già parlato di una possibile guerra tra arabi e curdi, se non si troverà al più presto una soluzione che possa soddisfare tutte le parti in gioco. Eventuale conflitto in cui, senza dubbio, la Turchia di Erdogan giocherebbe un ruolo da protagonista. Con il beneplacito del governo iracheno o meno.

.
Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY