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La querelle sui sistemi missilistici da difesa aerea di cui dovrà dotarsi la Turchia vede un improvviso ed inaspettato colpo di scena: gli Stati Uniti hanno dato il nulla osta per la vendita dei ben noti Patriot al governo di Ankara.

In un comunicato della Defense Security Cooperation Agency, l’organo di Stato dipendente dal Dipartimento della Difesa americano che si occupa della vendita di sistemi d’arma attraverso il sistema del Foreign Military Sales, Washington venderà alla Turchia un consistente numero di missili, lanciatori e relativi sistemi radar del complesso Patriot.

I dettagli della commessa

Il pacchetto comprende 80 missili MIM-104E a guida migliorata, 60 missili Pac-3 (Patriot Advanced Capability), quattro set di radar AN/MPQ-65, 20 lanciatori M903, cinque generatori e 10 Amg (Antenna Mast Group). Gli Stati Uniti forniranno anche assistenza e tutto l’equipaggiamento tecnico necessario all’addestramento, supporto logistico e manutenzione dei sistemi missilistici da difesa aerea.

Non è invece chiaro un aspetto fondamentale che aveva spinto la Turchia verso altri lidi per cercare un adeguato sostituto per il proprio sistema difensivo antiaereo e antimissile. Il requisito fondamentale, per Anakara, è infatti che venga ceduto il know how tecnologico per poter effettuare in modo autonomo la manutenzione – e gestione – dei missili ma soprattutto per favorire l’industria locale, già in odore di partnership con l’Europa per i sistemi Samp/T

La Turchia, infatti, ha intenzione di acquistare – e produrre – il Samp/T per il proprio programma di difesa a lungo raggio Loramids (Long Range Air ad Missile Defense System). Il sistema Samp/T è prodotto dalla Eurosam, un consorzio italo-francese che vede partecipare Mbda Italia, Mbda Francia e Thales, e utilizza il missile Aster 30. 

Le caratteristiche del Patriot

Il MIM-104 Patriot è prodotto dalla Raytheon ed è un missile superficie-aria (Sam) a medio raggio a propellente solido con un raggio d’azione di 70 chilometri ed una quota massima operativa di 24mila metri. 

Sviluppato a partire dal 1961 ed entrato in servizio nel 1984 ha visto numerosi miglioramenti durante la sua carriera. L’ultima versione, la E in oggetto di vendita alla Turchia, è entrata in linea negli Stati Uniti nel 2002 e prevede una migliore dotazione elettronica per migliorare le sue capacità antimissile ed una nuova sezione frontale “a basso disturbo” per migliorare le capacità di ingaggio del seeker verso bersagli dotati di bassa Rcs (Radar Cross Section).

Il missile Pac-3 è la versione del Patriot espressamente nata con compiti antimissile. È infatti in grado di intercettare i missili balistici di teatro ed ha una parziale capacità di colpire quelli a più lunga gittata come Mrbm e Irbm. Capacità che si riduce drasticamente in caso di intercettazione del veicolo di rientro di un missile balistico intercontinentale.

Si tratta fondamentalmente di un sistema missilistico del tutto diverso grazie alla presenza di un nuovo radar ad impulsi doppler, un sistema di comunicazione Link 16 – lo stesso dei caccia di quarta e quinta generazione Nato – e ulteriori migliorie per poter essere maggiormente efficace contro bersagli a bassa Rcs e missili antiradiazioni.

Un tentativo Usa di evitare l’acquisto degli S-400?

Se davvero il nodo cruciale della cessione di tecnologia fosse superato, la Turchia potrebbe decidere di ridurre o addirittura annullare il contratto di acquisto per i sistemi S-400 che ha stipulato recentemente con la Russia. Non è noto se una simile eventualità possa andare incontro al pagamento di una penale, ma quello che possiamo dire è che l’offerta americana sembra a tutti gli effetti volta a escludere la possibilità che Ankara si doti del temibile sistema antiaereo made in Russia.

È bene precisare però, che i due sistemi non sono intercambiabili ma differiscono sia per raggio d’azione – molto più grande quello dell’S-400 – sia per filosofia di impiego: i Patriot vengono utilizzati in posizioni fisse per la difesa d’area, l’S-400 è invece pensato per essere mobile e dispiegabile in tempi brevi per poter essere utilizzato anche in modo proattivo per fornire un ombrello difensivo a forze avanzanti o per stabilire bolle di interdizione d’area (la dottrina denominata A2/AD Anti Access / Area Denial).

Nel comunicato della Defense Security Cooperation Agency si legge che i Patriot forniranno alla Turchia una difesa efficace nella “lotta al terrorismo” facendo espressamente riferimento al ruolo centrale di Ankara nella lotta all’Isis, pertanto il rafforzamento di un tale alleato strategico risulta essere fortemente auspicabile da parte di Washington.

Al momento non ci risulta che l’Isis sia dotato di una forza aerea o missilistica tale da poter porre un serio problema di sicurezza al fianco sud-orientale della Nato. Anzi, questo tipo di preoccupazione, così come espressa dal Dipartimento della Difesa, non ha proprio ragione di essere non avendo l’Isis alcun tipo di asset in grado di porre in atto una simile minaccia.

Più realistica, e onesta, risulta essere la dichiarazione che riferisce di come i Patriot saranno efficaci, unitamente al sistema radar di lungo raggio AN/TPY-2 – lo stesso del sistema Thaad – nei riguardi della “crescente minaccia missilistica iraniana”.

L’Iran infatti è dotato di missili balistici a raggio medio e intermedio che sono in grado di colpire, grazie al loro raggio d’azione, buona parte dell’Europa meridionale, e con la decisione unilaterale americana di denunciare il trattato Jcpoa, lo spettro di una possibile ritorsione missilistica di Teheran è tornato a riaffacciarsi. 

Se il progetto di vendita dei Patriot alla Turchia dovesse davvero andare in porto Washington riuscirebbe ad allontanare il rischio di vedere un sistema estraneo, e pertanto potenzialmente dannoso per la sicurezza tecnologica, come l’S-400 inglobato nella rete difensiva della Nato e porrebbe quindi termine alla lunga polemica politica attualmente in atto al Congresso Usa che riguarda anche i cacciabombardieri F-35.

Ankara, però, potrebbe decidere di giocare su due fronti, acquisendo i Patriot contemporaneamente agli S-400 per non scontentare Mosca, che è diventata un interlocutore prioritario nel quadro della politica turca in Medio Oriente, con particolare riferimento alla questione curda in Siria e a quella iraniana, essendo Teheran un suo avversario strategico.

Le prossime ore, nelle quali arriverà sicuramente la risposta di Mosca, saranno pertanto decisive per la trattativa che si sta giocando su due tavoli.