Certo che può essere accusato di tutto, ma non di non avvertire il giusto tempismo per rilasciare determinate dichiarazioni: il presidente turco Recep Tayyip Erdogan da giovane viene descritto come un calciatore di discreto livello, l’istinto da attaccante d’aria di rigore sembra essergli rimasto anche da quando è impegnato in politica. Il leader del paese anatolico non perde infatti tempo nel cogliere la palla al balzo subito dopo la morte dell’ex presidente egiziano Morsi ed accusare, senza mezzi termini, l’attuale presidente Al Sisi: “Morsi è stato assassinato”, dichiara Erdogan senza troppi giri di parole, creando un’inedita alleanza con quelle organizzazioni non governative che da anni lo mettono nel mirino proprio quando si parla di rispetto dei diritti umani.

Perché Erdogan attacca Al Sisi

La Turchia, assieme al Qatar, è il principale finanziatore dei Fratelli Musulmani, l’organizzazione panaraba e panislamica fondata in Egitto negli anni ’20 del secolo scorso da Hasan Al Banna. Ciò che porta avanti la fratellanza è un ideale confluito poi nel cosiddetto “Islam politico”, ossia il perseguimento di una società basata sui precetti islamici tramite non la lotta armata ma con l’uso di mezzi per l’appunto politici. L’Akp di Erdogan, fondato dall’attuale capo di Stato turco nel 2001, risponde proprio a questo tipo di ideale: ridare centralità ai dogmi islamici pur rimanendo all’interno di un contesto costituzionale. Una visione quindi contrapposta al panarabismo socialista di Nasser ed ai regimi laici che si diffondono soprattutto nel nord Africa. Ma è anche una visione opposta all’ideologia salafita, che domina nei regimi del Golfo, Arabia Saudita in primis. Una contrapposizione ideologica ed economica che sta alla base di molti degli attuali conflitti interni al mondo arabo ed islamico.

Turchia e Qatar da una parte a sostegno della fratellanza, Egitto di Al Sisi e blocco filo saudita dall’altro. Ad Il Cairo, prima dell’arrivo di Al Sisi, il presidente è Mohammed Morsi. Lui, esponente dei Fratelli Musulmani, è il primo ad essere eletto dopo la fine dell’era di Mubarack. E l’Egitto controllato dalla fratellanza è ovviamente uno stretto alleato della Turchia di Erdogan. La storia però, come si sa, parla a sfavore di Morsi: crisi economica e leggi più vicine alla Sharia, portano gli egiziani in piazza contro i Fratelli Musulmani aprendo la strada ad Al Sisi. Quest’ultimo tra i suoi primi provvedimenti sottoscrive una legge che mette al bando la fratellanza in Egitto. Da qui dunque l’astio da parte di Erdogan, che non perde occasione, come riscontrabile anche negli ultimi giorni, per denunciare pubblicamente a livello internazionale la sua considerazione circa il governo di Al Sisi.

Quell’idea neo ottomana sempre presente in Erdogan

Ma le frasi contro l’attuale leader egiziano, denotano anche un altro tipo di obiettivo da parte di Erdogan: rendere la Turchia un baluardo di difesa non solo della fratellanza ma, in generale, del mondo sunnita. Risiede in quest’ultimo aspetto l’ideale “neo ottomano” dell’Akp di Erdogan. Una politica di respiro internazionale, dove Ankara interviene ogni qualvolta a difesa dell’Islam o di popolazioni islamiche. Accade in Europa ad esempio in Bulgaria od in Grecia, dove spesso esponenti del governo turco si recano in visita nelle comunità musulmane di questi paesi, accade anche in Cina dove Erdogan più volte denuncia presunti abusi contro la minoranza turcofona degli uiguri. Accade di recente anche durante la campagna elettorale per le ultime amministrative, dove il leader turco in un comizio mostra le immagini dell’attentato contro le moschee di Christchurch minacciando ritorsioni se l’autore non dovesse essere punito.

Il fatto che sia Erdogan il primo, e finora unico, leader mediorientale a tuonare contro Al Sisi per la morte di Morsi non è quindi un caso. Appartenenza alla causa dei Fratelli Musulmani da un lato ed ideologia neo ottomana dall’altro, fanno sì che sia proprio Ankara ad ergersi come paladina di tutti coloro che adesso provano a fare dell’ex presidente egiziano un eroe. Quello di queste ore dunque, altro non è che un nuovo atto del braccio di ferro tra due visioni politiche ed ideologiche interne al mondo islamico, che fanno da sfondo a distinti interessi di natura economica dei paesi interessati.

Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY