La Turchia sarebbe ai ferri corti con la Nato a causa della questione curda, questo è quanto riportano quattro fonti citate dall’agenzia Reuters. Secondo queste ultime, infatti, Ankara starebbe bloccando un piano di difesa voluto dall’Alleanza per i Paesi Baltici e la Polonia fintanto che la Nato non offrirà maggior supporto politico alla Turchia nella sua lotta contro le milizie curdo-siriane delo Ypg. Ankara vorrebbe, secondo quanto riportato, il riconoscimento dello Ypg come organizzazione terroristica e le tensioni con i partner rischiano di rovinare il settantesimo anniversario dell’Alleanza Atlantica, che verrà celebrato a Londra la prossima settimana. Due fonti riferiscono che, in realtà, potrebbero ancora esserci spazi per un compromesso: la Turchia avrebbe bisogno, infatti, dell’approvazione di un piano militare che illustra come la Nato difenderebbe il Paese in caso di un attacco esterno.

Dinamiche complesse

Le divisioni all’interno dell’Alleanza Atlantica rischiano di provocare seri danni, nel lungo periodo, alla credibilità dell’organizzazione stessa e di diminuirne il potenziale di deterrenza strategica. L’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti nel 2016 e lo scetticismo espresso dal Capo di Stato nei confronti della Nato hanno già causato problemi e timori mentre le recenti dichiarazioni del presidente francese Emmanuel Macron, che ha definito l’organizzazione di difesa collettiva come cerebralmente morta, hanno aggiunto ulteriori elementi di preoccupazione circa il futuro dell’Alleanza. Gli avversari della Nato, in primis la Russia, non possono che gongolare di fronte alle incertezze dimostrate e possono sperare di rinsaldare ulteriormente le proprie posizioni sullo scacchiere mondiale. Mosca, infatti, non ha nessuna intenzione di abdicare alla posizione predominante che intende esercitare sullo spazio post-sovietico e che ha voluto ribadire in più occasioni negli ultimi anni. Gli Stati Baltici ed in misura minore la Polonia temono l’espansionismo russo e soprattutto i primi sarebbero incapaci di difendersi da soli nel caso di uno scoppio di ostilità con il gigantesco vicino. La Federazione Russa, inoltre, ha già rafforzato il proprio controllo sulla Siria dove il governo di Bashar al Assad è uscito vincitore dalla lunga guerra civile e rappresenta un elemento di supporto a Mosca nella regione.

Le prospettive

L’interventismo di Ankara nella Siria settentrionale potrebbe portare ad ulteriori problemi ed incomprensioni con l’Alleanza Atlantica. L’amministrazione turca non intende recedere dal proposito di depotenziare le milizie curde dell’Ypg e sembra particolarmente determinata a procedere in tal senso. Una rottura con la Nato sembra, comunque, piuttosto improbabile ma di certo l’assenza di coesione interna tra gli Stati membri può inficiare le prestazioni e la credibilità della stessa. Le aspirazioni turche in merito all’acquisizione di uno status di Grande Potenza regionale potrebbero portare, nel lungo termine, a fratture sempre più marcate con gli altri partner euroatlantici e chi potrebbe trarne vantaggio rischia di essere, ancora una volta, Mosca. Il gasdotto TurkStream, il sistema di difesa russo S-400 e l’accordo raggiunto con la Federazione in merito al ritiro delle truppe curde dalla linea di confine con la Turchia sono elementi che favoriscono il radicamento di legami più stretti ed amichevoli tra i due Stati a discapito delle relazioni con l’Alleanza Atlantica. Quest’ultima dovrà riuscire nel difficile compito di bilanciare l’esigenza di mantenere una certa coerenza al suo interno con la necessità di non perdere, lungo la strada, la membership di nazioni importanti.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME