Erdogan sembra avere una precisa idea dell’attuale crisi afghana. E, soprattutto, sa già forse come far fruttare politicamente a suo vantaggio le ultime vicende. Guardando ad ovest, Ankara può giocare ancora una volta la carta dei migranti fuggiti dall’Afghanistan e che transitano dal territorio turco. Girando lo sguardo verso est, la volontà è quella di essere una pedina importante nel nuovo corso afghano anche dialogando con i talebani appena arrivati a Kabul. É su queste due direttrici che Erdogan si muoverà da qui alle prossime settimane.

“Non saremo deposito di migranti dell’Ue”

Il primo intervento pubblico sull’Afghanistan il presidente turco Erdogan lo ha rivolto giovedì dopo un incontro con il governo. Il primo pensiero è subito andato sulla questione migratoria. Del resto è proprio questo l’argomento più discusso in Europa a margine della conquista talebana della capitale afghana. A Bruxelles da giorni si fanno i calcoli. Forse, è il pensiero di diverse fonti di intelligence, potrebbero arrivare fino a due milioni di profughi in fuga dal Paese asiatico. Si tratta di persone pronte ad attraversare il confinante Iran per giungere in Turchia, testa di ponte verso l’Europa. Ad Ankara conoscono molto bene questa dinamica e sono al corrente delle preoccupazioni interne al Vecchio Continente. Erdogan in tal senso ha messo le mani avanti: “La Turchia – ha dichiarato il presidente turco – non ha intenzione di diventare il deposito migranti dell’Europa”.

Poche parole ma molto dirette. Ben si comprende come Ankara sia pronta a usare la questione migratoria come vera e propria leva politica. Si potrebbe pensare, in primo luogo, alla richiesta di altro denaro da parte di Erdogan. Quest’ultimo dal 2016 in poi è riuscito a raccogliere svariati miliardi di Euro dall’Unione europea per trattenere al suo interno i profughi scappati dalla guerra in Siria. Da allora vengono sganciati circa tre miliardi all’anno a favore della Turchia, nell’ultimo consiglio europeo questa strategia è stata confermata e sono pronti altri sei miliardi da destinare ad Ankara. Con l’avvento anche della crisi migratoria afghana, Erdogan potrebbe quindi nuovamente battere cassa. Tuttavia il messaggio lanciato dal presidente turco potrebbe prestarsi anche a un’altra interpretazione. Ha parlato infatti di volontà di non diventare “deposito” di migranti dell’Europa. Del resto all’interno della Turchia ce ne sono già tre milioni e mezzo, l’arrivo di altri gruppi dall’Afghanistan non sarebbe forse gestibile nemmeno con i soldi erogati da Bruxelles. Il presidente turco potrebbe quindi aver indicato all’Ue di risolvere a monte la questione, portando i profughi direttamente nel territorio comunitario oppure dialogando con altri Paesi limitrofi. Una cosa è certa: la Turchia è pronta, ancora una volta, a fare dell’immigrazione un importante banco di prova politico.

Il dialogo con i Talebani

Oltre al confronto con l’Europa, Erdogan guarda al ruolo che potrebbe esercitare nel nuovo scacchiere afghano. Già da tempo il suo governo aspira ad essere un attore importante a Kabul. Quanto i Talebani stavano avanzando, il presidente turco a luglio si è detto disposto a prendere definitivamente il controllo dell’aeroporto della capitale afghana per arginare il dilagare degli studenti coranici. Una volta entrati gli islamisti a Kabul, Erdogan ha fatto delle prime aperture. Parlando giovedì dopo un incontro con i suoi ministri, è arrivata la definitiva svolta: “La Turchia potrebbe tenere dei colloqui con il nuovo governo di Kabul formato dai Talebani – ha dichiarato – per discutere delle nostre agende comuni”. Una legittimazione che al momento non è sfociata in un definitivo riconoscimento. Ma che ha aperto a nuovi scenari circa il ruolo di Ankara in Afghanistan: “In passato abbiamo avuto degli incontri con i talebani e anche con gli americani – ha poi proseguito Erdogan – Arrivati a questo punto siamo aperti a qualsiasi tipo di dialogo, ogni passo che porti l’Afghanistan fuori dalla distruzione è un passo positivo”

La Turchia, impegnata negli ultimi anni in tutti i principali fronti del medio oriente, vorrebbe potenziare la sua posizione di potenza regionale. L’Afghanistan è un’occasione quindi importante per Erdogan. Da qui le aperture ai Talebani e la possibilità che il governo di Ankara sia tra i primi a parlare con gli studenti coranici. La Turchia in tal senso può sfruttare la sua influenza data dalla presenza, all’interno del territorio afghano, di popolazioni e minoranze turcofone. Così come anche i rapporti diplomatici ramificati nel Paese testimoniati dal ruolo di Ankara nell’evacuazione dei rappresentanti del precedente governo. Molti di loro, come ha scritto nelle scorse ore il quotidiano Hurriyet, sono partiti da Kabul alla volta di Istanbul. La partita è appena iniziata. Erdogan, dal canto suo, sa già come sfruttare i profondi vuoti lasciati dall’occidente.

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