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È cominciata oggi presso l’aeroporto di Zhukovsky, vicino a Mosca, l’edizione 2019 del Maks, il salone internazionale dell’aviazione e dello spazio che si tiene ogni due anni in Russia. La manifestazione è una tra le più importanti del mondo per quanto riguarda l’industria aerospaziale ed offre una vasta panoramica sui prodotti di quei Paesi che è difficile che si vedano partecipare alle fiere che si tengono in Occidente.

Il Maks sembra in continua crescita e non risente della crisi dell’economia russa: quest’anno saranno presenti 120 delegazioni di 65 Paesi con Russia e Cina a farla da padroni, ovviamente.

Oggi, durante la giornata inaugurale, c’è stata la partecipazione del presidente russo Putin che ha fatto gli onori di casa ad un ospite d’eccezione: il presidente turco Erdogan.

Cacciabombardieri e nuovi accordi bilaterali

Durante la cerimonia ufficiale di apertura del Maks i due leader hanno espresso la loro comunità di intenti per l’approfondimento della partnership nel campo aeronautico.

Durante il discorso tenuto dai due leader, il presidente Erdogan ha detto che “la sinergia che abbiamo coltivato con la Russia nel campo della tecnologia aerospaziale aiuterà ad approfondire le relazioni bilaterali” ed ha aggiunto che Ankara intende aumentare gli scambi commerciali con Mosca “passando da 25 a 100 miliardi di dollari”.

“Animata dal motto ‘Il futuro è nei cieli’ la Turchia ha compiuto dei passi da gigante nel settore aeronautico in tempi recenti” ha fatto notare Erdogan citando una frase del fondatore della Repubblica Turca Mustafa Kemal Atatürk. In particolare ha tenuto a precisare che le esportazioni turche nel settore della Difesa e dell’aviazione hanno raggiunto nel 2018 il valore di 2,5 miliardi di dollari.

Il presidente Putin ha apprezzato particolarmente l’interessamento turco a voler implementare gli scambi tra i due Paesi affermando che “sono sicuro che tutti i nostri partner, inclusi ovviamente i nostri amici turchi e la delegazione turca, saranno molto interessati ai risultati raggiunti dall’industria aerospaziale e ai prodotti di ultima generazione. Questo aprirà nuove possibilità di cooperazione tra i nostri due Paesi”.

Putin ha poi aggiunto, nel suo discorso inaugurale, che la costruzione di nuovi velivoli dipende molto dalla cooperazione internazionale, dagli sforzi combinati di costruttori e ricercatori e dall’effettivo uso di delle risorse industriali.

Immediatamente dopo il discorso di apertura i due leader hanno effettuato un tour panoramico della manifestazione e l’attenzione di Erdogan è stata abilmente pilotata sul caccia Su-35 ma soprattutto sul nuovo Su-57E, la nuova versione per l’esportazione del cacciabombardiere di quinta generazione costruito dalla Sukhoi, presentato proprio per la prima volta all’edizione di quest’anno del Maks.

Il presidente turco, guidato dal padrone di casa e dagli specialisti russi della Rosoboronexport, ha effettuato una lunga ispezione del nuovo velivolo dimostrandosi particolarmente interessato. Alla delegazione turca è stato mostrato anche il Su-35S “Super Flanker” come da programma rivelato dallo stesso vice primo ministro Yuri Borisov: “Mostreremo il Su-57 ed il Su-35” aggiungendo che “la possibile vendita dipende dall’esito dello show”.

Una virata sempre più stretta verso Mosca

Non è la prima volta che Ankara mostra interesse per i caccia russi ed in particolare per il nuovo cacciabombardiere Su-57: già l’anno scorso, a maggio, quando si stavano rivelando i primi conflitti con gli Stati Uniti in merito alla fornitura dei caccia F-35 a seguito dell’interessamento turco per i sistemi da difesa aerea S-400, poi palesatosi in un contratto di acquisto divenuto esecutivo proprio di recente con le prime consegne dei componenti.

Allora, però, l’interessamento turco al Su-57 sembrava più una mossa diplomatica per mettere pressione su Washington, invece oggi la visita di Erdogan a Mosca al salone aerospaziale apre una nuova prospettiva che vede farsi reale la possibile vendita del caccia russo alla Turchia.

Per una fortuita coincidenza, che forse coincidenza non è, la seconda consegna dei componenti degli S-400 ad Ankara – che includeva i primi canister delle batterie di lancio – è avvenuta proprio in concomitanza dell’inaugurazione del Maks.

Russia che, visto lo spiraglio offertole dalle nuove necessità turche, si è inserita anche per cercare di vendere il caccia Su-35, dotato di eccezionali caratteristiche di maneggevolezza. Recentemente Sergei Chemezov, amministratore delegato di Rostec, ha affermato che se la Turchia si dimostrasse interessata la Russia potrebbe fornire ad Ankara il caccia.

Il problema turco, però, è lo stesso che ha fatto scegliere gli S-400 invece dei Patriot o dei Samp/T europei: la licenza di produzione. A quanto sembra la Russia sembra più malleabile ad offrire la cessione di tecnologia per i caccia Su-35 ed ora che è pronta la versione da esportazione del Su-57 potrebbe convincersi anche a cedere la produzione in serie della sua ultima creazione aeronautica. Questioni che saranno sicuramente discusse vis-à-vis tra Putin ed Erdogan e le rispettive delegazioni durante i colloqui privati che si sono tenuti dopo la cerimonia ufficiale di apertura del Maks.

Ormai la Turchia sembra non avere più timore delle possibili reazioni americane che dovrebbero prevedere la messa in atto delle sanzioni previste dal Caatsa, il Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act che impone pesanti restrizioni a chiunque sia in affari con la Russia (ma anche con Iran e Corea del Nord) con particolare attenzione alla vendita di armi di ogni tipo.

Solo nel prossimo futuro, quando sapremo gli esiti della trattativa per la vendita dei Su-57 o dei Su-35, sapremo realmente quanto valgono le minacce americane e quanto la Turchia si stia incamminando verso l’orbita russa, con tutti i rischi di vedersi escludere dalla Nato del caso. Una partita a scacchi che, per essere vinta, deve soppesare attentamente le mosse nel campo dello strumento Difesa e delle alleanze – ed in questo la Turchia sembra bene avviata – altrimenti corre il rischio di vedersi trasformare in una partita di poker con Washington pronta a “vedere il bluff” di Ankara.