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“Non credo si sia suicidato. Era come un fratello per me. Amava troppo la vita”. A dichiararlo, in un’intervista al Telegraph, è Valdson Vieira Cotrin, per 18 anni maggiordomo di Jeffrey Epstein, il finanziere accusato di abusi sessuali e traffico internazionale di minorenni, morto per un misterioso suicidio il 10 agosto 2019 al Metropolitan Correctional Center (MCC) di New York. Cotrin, che gestiva la lussuosa residenza parigina di Epstein, ha condiviso dettagli esplosivi della vita del magnate, tra cui una foto inedita con una felpa delle Forze di Difesa Israeliane (Idf).

Uno scatto che alimenta ulteriori speculazioni sulla possibile vicinanza dello stesso Epstein all’apparato d’intelligence israeliana. Recentemente, Tucker Carlson ha sostenuto che il magnate lavorasse per conto di un’agenzia di intelligence, con ogni probabilità il Mossad israeliano, orchestrando una possibile operazione di ricatto ai danni di figure di spicco. “Non ho mai incontrato nessuno a Washington D.C. che non lo pensi”, ha dichiarato Carlson, sottolineando come l’ipotesi sia largamente condivisa ma raramente espressa pubblicamente, per timore di accuse di antisemitismo o di critiche per aver puntato il dito contro Israele. 

L’ipotesi che Epstein fosse legato a servizi segreti, in particolare al Mossad, non è nuova. Una delle testimonianze più significative in tal senso proviene da Ari Ben-Menashe, ex agente dell’intelligence israeliana, che nel 2020, in un’intervista a RT Internationalha dichiarato che sia Epstein sia Robert Maxwell, padre di Ghislaine Maxwell, erano agenti del Mossad. Secondo Ben-Menashe, Epstein gestiva un’operazione di raccolta di informazioni e ricatto, utilizzando le sue dimore piene di telecamere nascoste per compromettere personaggi potenti.

Robert Maxwell, influente magnate britannico dei media, scomparso in circostanze misteriose nel 1991, avrebbe svolto un ruolo cruciale nell’introdurre Jeffrey Epstein nei circoli dell’intelligence israeliana. Secondo Ari Ben-Menashe, ex agente israeliano, Maxwell avrebbe favorito la creazione di una vasta rete di connessioni che coinvolgeva personalità di spicco a livello internazionale. Tra queste figurano l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak, di cui Epstein era grande amico.

Il racconto dello storico maggiordomo

Cotrin, di nazionalità franco-brasiliana, ha lavorato per Epstein dal 2001 fino alla sua morte nel 2019, gestendo le sue proprietà a Parigi, New York, Palm Beach e sull’isola caraibica di Little St. James. Durante l’intervista, condotta nella sua casa in Francia davanti a una birra e panini brasiliani, Cotrin ha espresso scetticismo sul verdetto ufficiale di suicidio: “Non credo che si sia suicidato. Era come un fratello per me. Amava troppo la vita”, ha dichiarato.

Ha raccontato di aver accompagnato Epstein all’aeroporto di Le Bourget a Parigi il 6 luglio 2019, quando poi fu arrestato all’arrivo a New York per accuse di traffico sessuale di minori. “Era rilassato, parlava di fare più investimenti nelle sue isole e di passare più tempo a Parigi”, ha aggiunto. Cotrin ha descritto l’ultima volta che ha visto Epstein: “L’ho portato all’aeroporto di Le Bourget. Era un sabato, perché il lunedì avrebbe dovuto presentarsi davanti al giudice per le accuse. Quando sono tornato a casa, due giovani donne, la sua fidanzata principale Karyna Shuliak e un’altra che lavorava per lui, mi hanno chiamato e detto: ‘Mr. Epstein è stato arrestato. È arrivato a New York e la polizia lo aspettava’”. La sua compagna, Maria Gomes de Melo, ha confermato: “Ci disse: ‘Torno la prossima settimana’. Non credevo che sarebbe finita così”. Entrambi dubitano della versione ufficiale della morte di Epstein, trovato morto per impiccagione il 10 agosto 2019, anche a causa di un minuto mancante nei video di sorveglianza del carcere.

Le frequentazioni del magnate

Nell’intervista al Telegraph, Cotrin fa alcuni nomi importanti dei frequentatori del controverso finanziere, affermando che Epstein gli confidò di un’offerta di lavoro da parte di Donald Trump nel 2016: “Pochi giorni dopo l’elezione di Trump, Mr. Epstein arrivò a Parigi e mi disse: ‘Valdson, hai visto che Trump è il nuovo presidente degli Stati Uniti?’. Io risposi: ‘Sì, l’ho visto al telegiornale’. Lui disse: ‘Bene, Trump mi ha chiesto di lavorare per lui nel nuovo governo’. Io dissi: ‘Congratulazioni, sono felice per te’. Lui rispose: ‘No, non ho accettato’”. Cotrin ha aggiunto: “Se ha rifiutato, credo sia perché amava la sua libertà. Non voleva essere controllato da nessuno”.

Riguardo al principe Andrea, Cotrin ha rivelato: “È stato un ospite frequente nella casa di Parigi, accompagnato da guardie del corpo pagate dai contribuenti britannici. L’ho servito cinque o sei volte a Parigi e New York. Una volta, a Saint-Tropez, è arrivato con il fotografo David Hamilton. Era molto gentile, mi ha insegnato a fare un tè come si deve, dicendo: ‘Valdson, non è abbastanza forte’”. Ha anche ricordato di aver cucinato per il Principe: “Mi disse di cucinare per il Principe, che aveva appetito. A New York preparai funghi freschi e un filetto alla francese, al sangue. Mi chiese: ‘Chi ti ha insegnato a cucinare così?’. Dissi che avevo imparato da solo, e lui rispose: ‘Non ho mai mangiato di meglio’”.

Infine, su Ghislaine Maxwell: “Era la padrona autoritaria” ha osservato. “Dava gli ordini in casa. Se qualcuno sa qualcosa, è Mrs. Maxwell. Era lei a gestire tutto”. Ha anche menzionato un incontro con Bill Clinton sul jet di Epstein: “Nel 2002, quando sono andato a prendere il capo a Le Bourget, mi chiese: ‘Vuoi incontrare il presidente?’. Pensavo fosse George W. Bush, ma era Clinton. Tremavo, non capita tutti i giorni di incontrare qualcuno del genere”.

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