Yersinia pestis. Ovvero: l’agente eziologico della peste che, attraverso le pulci, può trasmettersi dai piccoli animali selvatici (topi, ratti, conigli, scoiattoli, lepri, marmotte…) all’uomo. C’era lei, pare, dietro la peste di Giustiniano del VI° secolo, la peste nera che fece fuori un terzo della popolazione europea a metà Trecento e la peste che, partendo dalla Cina, fece 10 milioni di morti nell’Ottocento. Comprensibile, quindi, che la morte di una giovane impiegata del laboratorio epidemiologico di Irkutsk, la grande città della Siberia, abbia destato vasti allarmi. Anche il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, ha detto che la situazione non pare preoccupante ma conviene tenerla d’occhio. Le autorità russe hanno parlato di “morte per polmonite”, negando qualunque ragione per un allarme pestilenza. Ma la Russia negli ultimi tempi ha qualche problema con la verità, quindi nessuno (per primi i russi) si fida davvero, almeno fino a prova contraria. Anche perché chi è stato a Irkutsk, come il sottoscritto, sa che a due passi c’è l’enorme lago Baikal circondato di foreste, luogo privilegiato di infinite escursioni e campeggi dei russi che sono in genere fanatici della vita nei boschi. Boschi che sono pieni, appunto, di topi, ratti, conigli, scoiattoli eccetera eccetera.
Nella speranza che la dimostrazione arrivi presto e che la povera Daria Shipilova, neanche trentenne come scrivono i giornali locali, sia stata una sfortunata vittima isolata e non il paziente zero di un’epidemia, dobbiamo almeno registrare che la Siberia continua a essere un’entità assai problematica per la Federazione Russa. La Siberia propriamente detta, tanto per cominciare, ha una superficie di più di 13 milioni di chilometri quadrati (il 75% dell’intera Federazione) e una popolazione di soli 35 milioni di abitanti. Il che vuol dire, più o meno, 2,6 abitanti per kmq. Roba da mettersi a urlare per sentire una voce amica.
Tutti sanno che la Siberia, oltre che di gulag dell’epoca sovietica, è ricchissima di risorse naturali (gas e petrolio, ovviamente, ma anche oro e diamanti, oltre che quei minerali strategici di cui tutti oggi vanno a caccia), con punte estreme come la regione di Khanty-Mansiysk, dove si trova il 70% dei campi petroliferi produttivi della Russia, o la città di Noril’sk (posto tremendo, credetemi), nei cui paraggi giace il 60% delle risorse mondiali di nickel. Forse non tutti sanno, però, che a dispetto del clima per molti mesi inclemente dalle regioni siberiane viene circa il 10% della produzione totale di grano della Russia, che è il primo Paese al mondo per l’esportazione di frumento. E non basta: molti scienziati, considerando il procedere del riscaldamento globale, prevedono che in futuro la Siberia, non più così fredda così a lungo, sarà il vero granaio del mondo. Forse non ci sarà abbastanza gente per sfruttarlo, quel grano, ma tant’è.
A dispetto di queste e di tante altre cose che si potrebbero dire, la Siberia resta per Mosca un grande problema. Sotto diversi punti di vista. Abbiamo prima fatto cenno alla bassissima densità della popolazione in Siberia. Il Cremlino si batte da anni, con scarso successo, contro due fenomeni incrociati: il calo demografico (143 milioni di abitanti; nel 2024 nascite a quota 1,22 milioni, il più basso dal 1999; tasso di natalità di 1,3 figli per donna) e la concentrazione della popolazione nella cosiddetta “Russia europea” al di qua degli Urali: 25% del territorio, 80% della popolazione. Per cercare di trovare rimedio, nel 2016 è stata varata una legge che offre in comodato gratuito per cinque anni un ettaro di Siberia a chi voglia trasferirsi per impiantarvi un’attività, meglio se agricola. Se poi vorrà costruirvi una casa o un’azienda agricola, avrà tutto gratis e non pagherà tasse. Offerta speciale per le famiglie numerose: un nucleo familiare di cinque persone potrà avere fino a 12 ettari di terreno. Ha funzionato? Dipende: le persone che hanno aderito sono state finora circa 200 mila e le attività intraprese sono state solo per il 26% a carattere agricolo. Ma a Mosca ci credono, tanto che hanno ripetuto l’iniziativa con i territori dell’Artico.
Tipi tosti
C’è poi il fatto che gli agricoltori e gli allevatori siberiani, anche a causa della vita dura che fanno, sono tipi piuttosto tosti e poco disposti a farsi spiegare come si campa. Questa primavera le autorità della regione di Novosibirsk hanno lanciato l’allarme su una presunta epidemia bovina, chiedendo agli allevatori di abbattere i propri capi e in qualche caso mandando apposite squadre a farlo, magari in assenza dei proprietari. Il risultato è stata una specie di sollevazione popolare di piccoli allevatori e piccoli agricoltori ai quali si chiedeva di perdere tutto, mentre sotto i loro occhi il bestiame continuava a pascolare tranquillamente. Il braccio di ferro andò avanti per settimane fino alla resa delle autorità, con qualche episodio quasi grottesco. Come quando Svetlana Panina, un’allevatrice a cui avevano di forza abbattuto il bestiame, si era presentata al ministero regionale dell’Agricoltura e il ministro, vedendola arrivare, si era dato alla fuga lungo i corridoio del ministero.
Dietro la questione economica, comunque, ce n’è un’altra che attiene alla demografia e alla politica. Con lo spopolamento della Siberia a causa del calo demografico generale, si è manifestato lo spauracchio dell’espansione dei cinesi, pronti a invadere le pianure siberiane povere di popolazione russa. In realtà le regioni cinesi al di là della confine naturale costituito dal fiume Amur si stanno spopolando e i loro abitanti, avvertono quelli che non parlano a caso, “gli abitanti di questa regione sognano di trasferirsi nel sud della Cina, piuttosto che nel gelo siberiano”. La penetrazione cinese, semmai, avviene per via economica, con un occhio attento alle risorse del terreno siberiano. Complici le sanzioni occidentali, in ampie zone della Siberia lo Yuan è diventato moneta corrente al posto del rublo, e non è che questo sia problema da poco.
Per chiudere, non è necessario essere Derzu Usala per sapere che la Siberia, gelo a parte, è terra capace di furiose manifestazioni naturali. Questa primavera le tre regioni artiche di Krasnoyarsk, Sakha e Yamato-Nenets, investite da un’ondata di calore anomala, hanno subito incendi boschivi di proporzioni bibliche, che hanno raso al suolo la vegetazione su un’estensione pari a quella della Campania o della Calabria. Settimane e settimane di lotta con le fiamme, villaggi e piccole città evacuate, popolazione in fuga e grandi spese per cercare di arginare l’emergenza. Poco dopo, in luglio, al contrario, la regione di Tyumen è stata quasi travolta dalle inondazioni, in particolare quella del fiume Tura, che non solo ha allagato una vasta porzione di terreno, spingendo a riva un’enorme quantità di pesci morti, ma ha anche infiltrato gli acquedotti della città di Tyumen, dove dai rubinetti è cominciata a uscire acqua sporca e puzzolente. Tutto e il contrario di tutto, insomma, nell’indomabile Siberia. Dove i russi arrivarono nel 1580, con la spedizione dell’ataman cosacco Ermak Timofeevic, che nel 1584 fu però massacrato con tutto il suo esercito. La morale è sempre quella: arrivare in Siberia in fondo è facile, restarci molto meno.
Riferimenti
Per la vittima: https://t.me/Baikal_People/16629
Per Siberia e riscaldamento globale: https://www.propublica.org/article/the-big-thaw-how-russia-could-dominate-a-warming-world
Per la legge sulle terre in Siberia: http://publication.pravo.gov.ru/Document/View/0001201605020007
Per gli insediamenti in Siberia: https://forumvostok.ru/en/news/dalnevostochnyj-gektar-ot-chistogo-polja-k-prostranstvu-ekonomicheskoj-svobody-/
Per cinesi e Siberia: https://www.asianews.it/it/asia-orientale/cina/i-cinesi-vogliono-davvero-la-siberia#google_vignette