L’offensiva di Eni nel Mediterraneo Così l’Italia diventa protagonista

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Politica /

Eni continua la sua scalata al Mediterraneo. Una strategia vincente che ha permesso all’azienda di San Donato di assumere posizioni sempre migliori nell’area del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale. E che ha permesso quindi all’Italia di strappare non solo contratti di fondamentale importanza, ma anche alleanze e partnership che dimostrano la sempre maggiore rilevanza del nostro Paese nell’energia del Mar Mediterraneo.

L’accordo annunciato ieri fra Eni e il gigante degli Emirati Arabi Uniti (Adnoc) è l’ultimo tassello di un piano che negli ultimi anni ha visto il Cane a sei zampe conquistare sempre maggiore spazio a danno delle aziende rivali. Una strategia sicuramente vincente e che ha avuto anche grazie a questo governo un impulso estremamente rilevante. Mai come in questi mesi, il colosso italiano degli idrocarburi italiano ha assunto un ruolo di primo piano in diversi Paesi dove prima gli investimenti erano più ridotti.



Lo Share Purchase Agreement che dà la possibilità a Eni di acquisire il 20% della Adnoc Refining è un esempio perfetto. Tanto che alla firma del contratto erano presenti anche lo sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan, principe di Abu Dhabi, e il premier Giuseppe Conte. Oltre ovviamente a Sultan Ahmed Al Jaber, ministro e amministratore delegato di Adnoc, e all’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi. Un affare da 3,3 miliardi che rende l’azienda italiana un vero e proprio leader degli idrocarburi del Golfo Persico.

La mossa no  ha solo enormi conseguenze economiche, ma anche politiche. Il piano industriale di Eni va infatti di pari passo con la strategia italiana in Medio Oriente, che tenta di prendere il controllo dello sfruttamento del Golfo Persico. In questo modo, Roma si rende di fatto un partner imprescindibile per le monarchie del Golfo, continuamente a caccia di tecnologie e aziende in grado di facilitare la vendita del gas e del petrolio prodotto negli immensi giacimenti dell’area. Mentre l’italia guadagna posizioni sempre più importanti con Paesi che hanno non solo enormi quantità di petrolio, gas e soldi, ma anche un’influenza che ha dirette conseguenze nel Mediterraneo e in Nord Africa, in primis in Libia.

Il fatto che l’Italia abbia stretto forti legami economici con gli Emirati, infatti, consente a Roma di avere più di una garanzia nella politica libica. Gli Emirati, insieme a Russia ed Egitto, sostengono apertamente Khalifa Haftar nella transizione del Paese nordafricano. Quindi se l’Eni ha ottimi rapporti con Adnoc (Emirati), Rosneft (Russia) e con l’Egitto (tramite lo sfruttamento di Zohr), di fatto si garantisce un ruolo di primo piano in Libia. Che è già assicurato nell’area occidentale attraverso gli accordi con Tripoli su gas e petrolio, dal Greenstream ad altri giacimenti.

Ma l’ingresso di Eni nel Golfo ha anche un altro valore politico. Assicurandosi i contratti con Qatar ed Emirati, di fatto l’Italia si è guadagnata una posizione estremamente vantaggiosa con tutti i diversi contendenti della sfida per l’area, incluso il Bahrein. E questo non era affatto scontato fino a pochi mesi fa, quando il Golfo era storicamente nelle mani dei giganti britannici, americani e della Total francese. L’asse con gli Stati Uniti e con il Regno Unito (reso evidente anche in Libia con l’accordo fra Eni e British Petroleum) ha permesso all’Italia di prendere il sopravvento. Mentre la Francia ha perso posizioni.

Nel frattempo, l’Italia ha anche guadagnato posizioni rilevanti al di fuori del Golfo, soprattutto in Egitto. E non è un caso che il governo stia tentando di ricucire con Il Cairo e che lo stesso Descalzi, in occasione dell’anniversario della morte di Giulio Regeni, ha comunque voluto ribadire l’amicizia che lega i due Stati. L’Egitto significa Zohr ma significa soprattutto un Paese che si sta trasformando nell’hub del gas del Mediterraneo orientale anche per Israele. E il vertice di martedì a Nicosia fra i capi di Stato e di governo dei sette Paesi Ue dell’area mediterranea (Italia, Francia, Cipro, Grecia, Malta, Spagna e Portogallo) può essere un appuntamento fondamentale. Anche e soprattutto in ottica gas e gasdotto East-Med.

Il presidente cipriota Nikos Anastasiades avrà incontri sia Conte che con Emmanuel Macron, che proprio in questi giorni è stato in Egitto. Una mossa che all’Italia non può che far destare sospetti e che quindi è opportuno controbilanciare attraverso l’assicurazione dei rapporti fra Roma e Nicosia. L’Egitto vuole diventare l’hub del gas israeliano verso l’Europa e quel gas passerà anche per East-Med. Nello scacchiere del Levante, Eni avrà un posto di primo piano.