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Politica

Eni a tutto campo in Medio Oriente: le strategie del cane a sei zampe

Eni rappresenta, mese dopo mese, un player sempre più strategico nei mercati energetici internazionali e si muove con disinvoltura per espandere la sua attività di indirizzo che ha, naturalmente, importanti ripercussioni sulla politica estera del nostro Paese. Claudio Descalzi, secondo...

Eni rappresenta, mese dopo mese, un player sempre più strategico nei mercati energetici internazionali e si muove con disinvoltura per espandere la sua attività di indirizzo che ha, naturalmente, importanti ripercussioni sulla politica estera del nostro Paese. Claudio Descalzi, secondo quanto riporta Lettera43starebbe prendendo in considerazione l’offerta di un colosso straniero (probabilmente Bp o Total) per sovraintendere alle attività africane, ma nel frattempo prosegue nella sua opera di amministratore delegato forte del sostegno incassato dal governo Conte per il suo operato.

E ad acquisire una centralità sempre crescente nel mondo Eni è, negli ultimi tempi, il Medio Oriente. La scoperta del megagiacimento Zohr nelle acque antistanti le coste egiziane ha fornito al cane a sei zampe una formidabile leva di Archimede per spostare nell’area orientale del Mediterraneo e nel Golfo Persico la sua attenzione. Spostando, come sottolinea Affari Italianidi qualche migliaio di chilometri il tradizionale baricentro africano.





La strategia mediorientale di Eni tra Emirati e Qatar

Negli Emirati Arabi Eni ha concluso due intese per la partecipazione del 70% in due concessioni esplorative offshore della durata di 35 anni, a seguito di un asse con la thailandese Ptt Exploration and Production Company Limited (Pttep). Un risultato importante che, come scrivevamo, per l’Italia “significa qualcosa di più: il ripristino dei rapporti con gli Emirati dopo che i governi di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni avevano fatto raffreddare le relazioni con Abu Dhabi preferendogli i petroldollari del Qatar”.

Qatar che in seno al governo è il cavallo preferito da Matteo Salvini ma che in ogni caso non è dimenticato dal colosso di San Donato Milanese, il quale punta a inserirsi trasversalmente nelle dispute geopolitiche levantine. Con Doha l’intesa esiste, ma riguarda giacimenti petroliferi situata dall’altra parte del mondo, al largo delle coste del Messico governato dal neopresidente Lopez Obrador. Eni ha infatti deciso di cedere una quota del 35% della sua concessione, che ha sinora attratto programmi di investimenti per 2 miliardi di dollari, a Qatar Petroleum, con l’obiettivo di formare un’asse capace di convincere il nuovo governo delle intenzioni serie delle grandi compagnie energetiche nel Paese centroamericano.

Qatar e Bahrein, mercati di frontiera

Tornando al Medio Oriente, oltre gli Emirati Arabi Eni ha agito anche in due Stati in cui la sua presenza è stata, sino ad ora, più contenuta: Oman e Bahrein. In Oman la compagnia avrà in gestione due blocchi da complessivi 12.000 chilometri quadrati, uno dei quali diviso a metà con British Petroleum, per operare nel più grande Paese arabo non membro dell’Opec e rafforzare la strategia di diversificazione che è sempre stata focale nel corso della gestione di Descalzi.

Nel secondo dei due Paesi, invece, l’Autorità nazionale per il petrolio e il gas del Regno del Bahrein (Noga) ed Eni hanno firmato un Memorandum d’Intesa (MoU) su future attività di esplorazione nel Blocco 1, un’area offshore ancora in gran parte inesplorata situata nelle acque territoriali settentrionali del Regno del Bahrein. Secondo quanto dichiarato a Startmag da Cinzia Bianco, analista esperta di questioni del Golfo Persico, “quest’ultimo Memorandum è qualitativamente differente. Il governo del Bahrein sostiene che il giacimento di petrolio recentemente scoperto, Khaleej Al-Bahrain, di cui fa parte il cosiddetto Blocco 1, conterrebbe circa 80 miliardi di barili di petrolio. Si tratterebbe, se le ipotesi venissero confermate, del più grande giacimento mai scoperto in Bahrein”.

Inoltre “Eni, poiché coinvolta nella fase di esplorazione, ha una posizione molto favorevole per aggiudicarsi la fase di sfruttamento, potendo così capitalizzare su tutto il processo”, venendo incontro alle richieste di un governo locale in pieno affanno per realizzare la volontà di ampliare una produzione abbastanza asfittica, pari a 50mila barili al giorno.

Da Eni un assist alla politica estera dell’Italia

Tra gas e petrolio, tra la ricerca di nuovi mercati e la volontà di differenziare i suoi affari, Eni porta indirettamente avanti ed influenza la politica dell’Italia in Mediterraneo e Medio Oriente. Il giacimento Zohr, come detto, è stato il perno necessario per riequilibrare il baricentro di Eni che, con la sua presenza nei mercati mediorientali, di riflesso condiziona le mosse dell’Italia nella regione.

Un’Italia che ha tra le sue priorità securitarie la tutela e la differenziazione degli approvvigionamenti energetici non può fare a meno di assecondare quanto portato avanti da Descalzi e dalla sua impresa. Nei Paesi del Golfo Eni può replicare quanto già sperimentato con successo in Egitto, fornendo al governo italiano un deciso supporto politico-economico e un notevole sostegno nella costruzione di un solido know-how sulle dinamiche locali. Contribuendo al rafforzamento del ruolo della grande impresa a partecipazione pubblica nella determinazione dell’interesse nazionale italiano: “campione” per eccellenza della nostra economia, con la sua proiezione globale e le sue mosse Eni è una risorsa su cui il Paese sa di poter sempre contare.

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