Energia, tecnologia, commercio: la nuova strategia asiatica della Corea del Sud

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Sono giorni intensi per Lee Jae Myung, appena rientrato in Corea del Sud dopo un inteso viaggio in Asia Meridionale che ha toccato India e Vietnam. L’obiettivo del presidente sudcoreano? Rafforzare la cooperazione strategica con Nuova Delhi e Hanoi nei settori dell’energia e delle catene di approvvigionamento, così da affrontare al meglio le conseguenze economiche derivanti dalla guerra in Medio Oriente.

La strategia di Seoul è chiara: giocare di sponda con i partner del continente asiatico per mitigare il più possibile shock energetici e crisi affini. In India, non a caso, Lee ha parlato con Narendra Modi di minerali critici, di energia, intelligenza artificiale, finanza e cantieristica navale. La Corea del Sud può offrire un intenso know how negli ultimi tre dossier, mentre gli indiani possono ricambiare sui primi due fronti, seppur anche Delhi stia subendo le conseguenze della limitazione dello Stretto di Hormuz. Non solo: i due leader si sono inoltre impegnati ad accelerare i colloqui per aggiornare l’Accordo di partenariato economico globale, che dovrebbe raddoppiare gli scambi commerciali bilaterali portandoli dagli attuali 25 miliardi a 50 miliardi di dollari entro il 2030.

In un secondo momento Lee ha tenuto un vertice ad Hanoi con il vietnamita To Lam, concordando di rafforzare i legami economici nei settori energetici, delle infrastrutture e della tecnologia, nonché di intensificare il coordinamento delle catene di approvvigionamento.

I viaggi di Lee in India e Vietnam

Per quanto riguarda l’India, nel 2025 la Corea del Sud ha esportato verso Delhi beni e servizi per un valore di 19,2 miliardi di dollari, importandone solo per 6,4 miliardi, con un surplus commerciale di 12,8 miliardi. “Il livello di cooperazione economica tra Corea del Sud e India è ancora molto basso”, ha dichiarato il presidente sudcoreano, desideroso di migliorare ulteriormente le relazioni bilaterali. La guerra in Medio Oriente è stato il pretesto ideale per accelerare questo percorso. Non è un caso che Seoul si sia rivolta proprio all’India per ottenere maggiori forniture di nafta, l’8% della quale, prima del conflitto in Iran, proveniva dal gigante asiatico.

E il Vietnam? Lee e Lam hanno deciso di collaborare nel settore dell’energia nucleare e di incrementare gli scambi commerciali di oltre il 50%, raggiungendo i 150 miliardi di dollari entro il 2030. Il primo ministro sudcoreano ha spiegato che il suo Paese “è pronto a condividere la tecnologia in settori futuri come l’intelligenza artificiale, i semiconduttori, le energie pulite e la formazione”.

Come ha spiegato Nikkei Asia, Seoul e Hanoi hanno firmato 12 accordi, compresi memorandum d’intesa su sicurezza e cooperazione digitale, proprietà intellettuale, sicurezza idrica ed energia. A proposito: due di questi riguardano l’energia nucleare. Il primo è un accordo finanziario tra Petrovietnam, Korea Electric Power Corporation (Kepco), Export-Import Bank of Korea e Korea Trade Insurance, mentre il secondo riguarda lo sviluppo congiunto tra Kepco e Petrovietnam.

La strategia di Seoul

Le fabbriche sudcoreane hanno contribuito a trasformare Hanoi in una potenza manifatturiera di primaria importanza, rendendolo uno dei principali fornitori di prodotti per Samsung Electronics. Nel 2025, i due Paesi si sono scambiati merci per un valore di 90 miliardi, rendendo la Corea del Sud il principale partner commerciale del Vietnam dopo Cina e Stati Uniti.

In generale, al netto di India e Vietnam, Seoul sta cercando di definire il proprio ruolo di potenza di medio livello. Pur non essendo in grado di plasmare l’ordine internazionale attraverso il dominio militare, possiede contemporaneamente potenza economica e capacità tecnologiche, ovvero due caratteristiche che rendono questo Paese un partner allettante per le altre nazioni in via di sviluppo. Le stesse che possono fornire al governo sudcoreano risorse energetiche e critiche in un momento delicatissimo.