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Politica

Elisabetta Trenta e il “rifugio” della Link

L’ex ministro Elisabetta Trenta, al centro delle polemiche per via della casa contestata, può rifugiarsi alla Link, l’università capitolina finita al centro del Russiagate. L’ultima bordata contro la ex pentastellata è arrivata da Luca Marco Comellini, Segretario generale del Sindacato...
Trenta Difesa

L’ex ministro Elisabetta Trenta, al centro delle polemiche per via della casa contestata, può rifugiarsi alla Link, l’università capitolina finita al centro del Russiagate. L’ultima bordata contro la ex pentastellata è arrivata da Luca Marco Comellini, Segretario generale del Sindacato dei militari, che in una nota diffusa da Adnkronos, ha sottolineato che “a seguito della notizia diffusa dagli organi di stampa del rilascio spontaneo da parte dell’ex ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, e di suo marito, il maggiore Claudio Passarelli, dell’appartamento demaniale oggetto del nostro esposto che ieri abbiamo ritenuto di dover presentare alla Procura della Repubblica di Roma, ho affidato al legale del Sindacato dei Militari, avvocato Giulio Murano del Foro di Roma, l’incarico di valutare ogni ulteriore azione a tutela degli interessi dell’Organizzazione sindacale”.

Nelle scorse ore, Trenta ha rinunciato all’appartamento dello scandalo. Nelle prossime ore farà gli scatoloni e traslocherà dall’alloggio che le è stato assegnato quando aveva assunto la guida della Difesa. Centottanta metri quadrati in pieno centro a Roma per la modica cifra di 540 euro al mese. Fino a ieri diceva che non se ne sarebbe mai andata perché, conducendo “una vita di relazioni”, ha bisogno di “una casa grande”. Nella notte, poi, il repentino cambio di idea e la comunicazione a 24 Mattino su Radio 24 dell’istanza di rinuncia.

La Trenta può però contare sulla Link, l’ateneo romano dove è transitato anche Joseph Mifsud. L’ex ministro, come riporta La Verità, è assunta a tempo indeterminato (part time) dalla “Gem spa Global management education – società di gestione dell’ università Link campus Roma”, creatura di Vanna Fadini, compagna di Alessandro Zampini, l’ uomo che ha ospitato il fuggiasco Joseph Mifsud nel suo appartamento di Esanatoglia (Marche) a fine 2017, nonché ex collaboratrice dell’ex ministro Dc Vincenzo Scotti, presidente dell’ateneo.

Elisabetta Trenta e l’università di Mifsud

L’ex ministra grillina ha lavorato con un’altra società in orbita Link: la Sudgest iad Scarl, amministrata sempre dalla Fadini, ente no-profit con un capitale sociale di 50.000 euro e sede nello stesso quartier generale dell’università, in Via del Casale di San Pio V, di cui è stata peraltro dirigente.

Come riporta Repubblica in un’inchiesta del 2018, tra le attività finanziate a Sudgest ci sono corsi per il settore petrolifero riservati agli italiani d’Argentina, un milione e 800 mila euro per formare la pubblica amministrazione a Nassiriya, un milione e 350 mila per “uno strategic planning sul Distretto culturale Mediterraneo”, 257 mila euro per migliorare i servizi delle comunità libanesi, un progetto da 1.249.000 euro per la tracciabilità dei richiedenti asilo nello Yemen, uno da 2 milioni e 675 mila euro in Perù per aumentare la redditività nel settore della carne, uno da un milione e mezzo in Tunisia per promuovere le piccole imprese del Sahara. Inoltre, un programma per rendere più indipendente la magistratura egiziana.

Quel contratto inerente la Libia

Sempre secondo quanto riportato da Repubblica, il contratto più singolare è quello assegnato dalla Farnesina nel 2012, nel tramonto della stagione scottiana: mezzo milione per “incoraggiare il disarmo dei combattenti libici”. E qui entrano in scena i contractor, nella fattispecie: Gianpiero Spinelli, che tenne corsi alla Link e arruolò i quattro italiani rapiti in Iraq, vicenda segnata dall’uccisione di Fabrizio Quattrocchi.

A Repubblica, lo stesso Spinelli racconta dei corsi alla Link: “L’ho fatto a titolo gratuito, non sono neanche laureato. Ho insegnato agli studenti dei master in intelligence e cooperazione internazionale come ci si muove in situazioni di pericolo. Tutto qua”.





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