La chiamata dell’ambasciatrice Elisabetta Belloni alla guida del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza che coordina nell’apparato di Palazzo Chigi l’attività dell’intelligence italiana segna una definitiva svolta nell’approccio al comparto dei servizi da parte del governo Draghi. Il premier ha scelto una professionista di lungo corso specializzata nella gestione delle crisi diplomatiche e securitarie e temprata da una lunga esperienza di amministrazione dell’apparato della Farnesina sotto diversi governi per succedere a Gennaro Vecchione, generale della Guardia di Finanza che aveva svolto il ruolo di direttore del Dis dal 2018 in avanti.

Parliamo di una svolta di metodo perché con la Belloni, dopo la scelta di Franco Gabrielli per la carica di autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, si archivia definitivamente la stagione dei giochi di spie che aveva contraddistinto la fase terminale del governo Conte II e che aveva sottoposto il comparto intelligence a scossoni e a una pressione politica eccessiva che ne aveva messo a repentaglio la sicurezza e l’operatività.

La figura di Vecchione, sotto il profilo politico, era in tal senso considerata troppo intrinseca alla precedente esperienza di governo e vicina alla figura dello stesso Conte, che sui servizi segreti ha a lungo mantenuto prerogative e autorità rinunciando a nominare un’autorità delegata fino alla scelta dell’ambasciatore Pietro Benassi nelle fasi terminali del suo governo. Senza nulla togliere alla professionalità di Vecchione, Draghi ha voluto lanciare molteplici messaggi con la chiamata della Belloni.

I messaggi di Draghi alla politica

In primo luogo, si è unita la necessità di gestire la stagione delle nomine all’imposizione di un freno alla scalata da parte di partiti e gruppi di pressione politici al comparto intelligence e si è voluto ristabilire un equilibrio interno. Inizialmente il nome maggiormente quotato per sostituire Vecchione era quello di Mario Parente, attualmente al comando dell’Agenzia informazioni e sicurezza interna, e che il legame di conoscenza professionale e stima reciproca che Gabrielli vanta da anni col generale dei Carabinieri era ritenuto, in tal senso, un asset. Ma una promozione di Parente al momento della rimozione di Vecchione dalla guida del Dis sarebbe apparsa a molti come un cambio della guardia tra due rivali che avrebbe rischiato di creare ulteriori destabilizzazioni a Piazza Dante. La scelta della Belloni, chiamata da un apparato terzo al mondo dei servizi, ha dunque rappresentato una soluzione distensiva che si è accompagnata con la proroga del mandato di Parente all’Aisi fino al 2022.

In secondo luogo, dopo la scelta di Gabrielli la chiamata della Belloni al Dis richiama alla necessità di considerare l’intelligence un patrimonio comune della Repubblica, una centrale di definizione dell’interesse nazionale di primaria e cruciale importanza nell’era della globalizzazione e ai tempi del Covid-19, caratterizzati da minacce in continua evoluzione. Un patrimonio bipartisan delle istituzioni paragonabile alle centrali operative della politica estera che Elisabetta Belloni ha saputo gestire con professionalità. Nominata alla guida dell’Unità di crisi nel 2004 da Franco Frattini, ministro degli Esteri del governo Berlusconi II, nel gennaio 2013, a poche settimane dalla fine del governo Monti, è stata scelta come direttrice generale per le risorse e l’innovazione e in seguito, è stata scelta quale capo di gabinetto prima e segretario generale della Farnesina poi da Paolo Gentiloni ai tempi del governo Renzi. Infine, con Luigi Di Maio ministro degli Esteri ha suggerito all’ex leader M5S la nomina dell’ambasciatore Ettore Sequi, persona di sua assoluta fiducia e futuro successore alla guida della segreteria generale, come capo di gabinetto. La mediazione con la politica e il coordinamento strategico si qualificano, in tal senso, come necessità e come priorità della nuova fase dei servizi. Ben interpretate da una figura “tecnica” come Gabrielli e da un’esperta di cultura della sicurezza come la Belloni.

Una mossa per rinsaldare i legami con gli Usa

Rispetto all’era Conte, infine, l’attuale fase aperta dal governo Draghi ha anche un preciso baricentro geopolitico. Vecchione era associato a una fase dei legami tra Italia e Stati Uniti che Conte, ritenuto vicino a Donald Trumpha incarnato e che si è sostanziata nelle famose visite del Procuratore Generale William Barr a Roma e negli incontri con i vertici dei servizi e del governo nel quadro della contro-inchiesta sul Russiagate. Il Foglio sostiene che la nomina della Belloni contribuisce “a ribadire l’imprescindibilità dell’asse atlantico dei nostri servizi” declinato secondo le priorità strategiche dell’era Biden, inaugurata con la scelta di una collega donna (Avril Haines) per l’intelligence a stelle e strisce. La Belloni, profonda conoscitrice delle dinamiche mediterranee e di teatri caldi come “vanta coi diplomatici di Via Veneto una confidenza non comune, ribadita anche nel recente caso della spia russa Walter Biot”.

La serenità sembra essere prossima al ritorno in Piazza Dante. Al comparto intelligence ora servirà una fase di distensione e normalizzazione delle tensioni interne funzionale a permettergli di operare con la dovuta serenità e discrezione nello scrutinio delle minace al sistema Paese. Draghi, con Gabrielli prima e la Belloni poi, ha proposto una discontinuità senza strappi sul tema dei servizi che mira a portare serenità e a restituire trasversalità all’intelligence italiana. Come la moglie di Cesare, i servizi devono essere tenuti al di sopra di ogni sospetto della presenza di cordate personalistiche o politiche al loro interno, e il compromesso attuale può aiutare. Per completare l’opera, le forze di maggioranza e opposizione dovranno trovare una quadratura del cerchio sul nodo della vigilanza sui servizi, dato che il Copasir opera oggigiorno senza i rappresentanti dell’opposizione di Fratelli d’Italia che ne reclama la presidenza ex lege. Due tasselli su tre sono al loro posto: manca l’ultimo passo per porre definitivamente fine all’era dei giochi di spie.

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