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Eli Khoury è cresciuto tra la realtà contorta della guerra e una famiglia distrutta. Quando le sue vignette politiche cominciarono a causargli problemi, dovette fuggire. Khoury trascorse gli anni ’80 lavorando in California, dove è diventato prima pubblicitario e poi un esperto di comunicazione politica e aziendale. Quando è tornato in Libano ha fondato il Gruppo Quantum e ha avuto un ruolo fondamentale nella Rivoluzione dei Cedri nel 2005, anno in cui il Libano ha riottenuto l’indipendenza dalla Siria. Fu lui infatti a creare lo slogan “Indipendence05” e a curare tutta la campagna sui media per quel fondamentale evento della storia libanese. InsideOver lo ha intervistato per comprendere cosa sta davvero accadendo in Libano in questi giorni in cui la rabbia popolare è esplosa.

I Libanesi sono scesi in piazza in massa, che sta accadendo?

Dobbiamo prima di tutto ricordare che qui la gente ha visto di tutto, guerre, attentati, violenza politica e corruzione, il che li rende estremamente resistenti.
Sopravviveranno a tutta la “spazzatura” che getteranno loro contro per diffamarli ora che sono scesi in piazza contro i politici. Le persone si sono risentite perché la loro intelligenza è stata calpestata in modo palese. La tassazione su WhatsApp proposta dal Governo e poi ritirata a seguito delle manifestazioni, rappresentava proprio questo. I politici hanno scambiato stupidamente la nonchalance e la resilienza del popolo con la pigrizia di opporsi.

Come sono iniziate le proteste?

Hezbollah aveva iniziato le proteste pensando di poter neutralizzare il loro concorrente politico sciita, Nabil Berri che si oppone al presidente Michel Aoun, alleato di Hezbollah. Volevano inoltre influenzare sempre di più il premier Saad Hariri, liberarsi del governatore della Banca Centrale e domare il capo dell’esercito, entrambi concorrenti delle ambizioni e dell’avidità del ministro degli Esteri Bassil. Penso che mirino a portare in futuro Bassil alla presidenza, forse solo per bruciarlo a tempo debito a favore del suo avversario Frangié di cui si fidano di più. Puntando a gestire il potere da soli con il presidente Aoun e il premier Hariri, il che significa dare un pieno e totale controllo del paese all’Iran. Ma le cose non sono andate come previsto, a causa del fatto che Hezbollah ha sottovalutato la rabbia della gente.

Quali sono le forze che stanno protestando?

Una maggioranza assoluta di cristiani che odiano l’ignoranza, l’arroganza e l’avidità del ministro degli Esteri Bassil e di Hezbollah, poi vi sono i sostenitori dell’LF e piccoli partiti cristiani. Vi è poi una maggioranza assoluta di sunniti e drusi, ormai disincantati, sia dall’alleanza del premier Hariri con il presidente Aoun, che dal modo di fare del ministro degli Esteri Bassil e di Hezbollah.
C’è poi una sorprendente quantità di sciiti, disincantata dalla corruzione del leader del partito sciita, Nabil Berri, dall’arroganza di Hezbollah e dall’atteggiamento di Bassil.
Vi sono poi degli uomini di Hezbollah e Berri e la solita sinistra, che hanno protestato per portare avanti i loro interessi e che ora che hanno perso il controllo delle manifestazioni, tentano di far interrompere le proteste. In sintesi, i “buoni ragazzi” sono multi confessionali, non partigiani, veramente di base e rappresentano almeno i due terzi del Paese.

Cosa proverà a fare Hezbollah?

Quando Hezbollah ha compreso che sorprendentemente la situazione non evolveva come nei suoi progetti, il suo leader Nasrallah ha reso chiaro la sua rabbia per l’esito di quello che ha iniziato lui stesso, dopo le famose sei ore di incontro con il ministro degli Esteri Bassil. Incontro dopo il quale aveva mandato i suoi teppisti per le strade. Il leader di Hezbollah ha detto chiaramente ai manifestanti che liberarsi del presidente, del parlamento e del gabinetto, era fuori discussione.

Come ha reagito il ministro degli Esteri Bassil?

Bassil ha parlato a nome del presidente Aoun usando un tono di arrogante negazione dei problemi, ma era chiaramente nervoso. Ha reso evidente che vuole includere Berri nel triangolo di potere formato dal premier Hariri, il presidente Aoun e il leader di Hezbollah Nasrallah. Il leader dei drusi Joumblatt potrà ottenere un po’ di spazio, mentre il politico cristiano, Geagea, che vuole ritirare i suoi ministri dal governo, no.
Nel frattempo il presidente Aoun non ha pronunciato una parola. Conoscendolo, ora sta nutrendo la sua megalomania e negando la situazione, ma certamente sta cospirando per cercare di invertire il risultato portando il paese sull’orlo della guerra civile, se necessario.

Hezbollah ha fatto capire chiaramente a Hariri, Berri, Joumblatt e agli altri che nulla deve cambiare

Il leader di Hezbollah Nasrallah e il presidente Aoun hanno davanti due scenari possibili. Il primo prevede la completa negazione della responsabilità, dando la colpa della situazione al cristiano Geagea, al druso Joumblatt, Stati Uniti e Israele. Aoun potrebbe chiamare i suoi sostenitori e quelli di Hezbollah in piazza, come accadde contro le manifestazioni indipendentiste del 2005. Potrebbero anche organizzare attività violente contro i manifestanti utilizzando agenti governativi o infiltrati, affinché siano scoraggiati e invogliati a tornare a casa, con l’obiettivo di una piena presa di controllo della situazione. La seconda opzione è invece tornare al punto di partenza. Proporre delle riforme di facciata senza cambiare la struttura politica, perdendo tempo e sperando che la popolazione dimentichi. Questo potrebbe essere il piano B del presidente Aoun e del premier Hariri se non riuscissero, attraverso probabili violenze contro i manifestanti, a scoraggiarli e farli tornare a casa.

Cosa pensa possa accadere?

Anche qui vi sono due scenari possibili. Temendo per la loro vita, i “bravi ragazzi” tornano a casa e riprendono la loro vita, lasciando le strade ai teppisti, il governo prende il controllo e finge di imprigionare alcuni disturbatori sostenendo che le proteste sono stato istigate da agenti stranieri e opportunisti, che hanno ingannato “cittadini innocenti e benintenzionati”. Questo potrebbe accadere se la comunità internazionale, Stati Uniti, Regno Unito e Francia, rimarranno inattivi. Nel secondo scenario le proteste andranno avanti e gli attivisti supereranno in astuzia il governo e si metteranno sul loro terreno. Le arroganti dichiarazioni del leader di Hezbollah Nasralah, del presidente Aoun e del ministro degli Esteri Bassil potrebbero alimentare ulteriormente il desiderio di protesta, com’è accaduto finora. Scatenare atti di violenza contro i manifestanti potrebbe anche incoraggiare le proteste, invece di placarle. Questo accadrà se la comunità internazionale, Stati Uniti, Regno Unito e Francia reagiranno. L’unico scenario per il premier Hariri è quello di cambiare fronte o di agire secondo i desideri di Nasrallah e Aoun e finirebbe per essere considerato uno di loro.

Come finirà?

La mia scommessa è che con o senza sangue, con o senza la comunità internazionale, più Hassan Nasrallah e Gebran Bassil parlano, più Hariri si nasconde, più le proteste cresceranno.

Che ruolo hanno i media in Libano?

In Libano i media hanno una grande influenza in politica come in tutte le democrazie, se sai come manovrarli. I media però, come le pubblicità, possono solo vendere buoni prodotti. Se il prodotto non è buono, la gente prima o poi non li compra più. Certo dipende anche da chi è l’audience, a volte sono analfabeti, almeno nel campo in cui dovrebbero prendere decisioni politiche. Nell’epoca dei social media, come dimostra la Brexit, non sempre le informazioni che si hanno sono corrette. Però esistono ancora media che fanno il loro lavoro e sono loro su cui si informano le classi dirigenti nel mondo. Coloro che poi alla fine mandano avanti la società. Ecco perché bisogna sapere a chi si parla, per far passare un messaggio. Sfortunatamente in Medio Oriente, molto spesso non vi sono elezioni democratiche. In Libano per fortuna lo sono, anche se con tutti i problemi che conosciamo. Dopo la Primavera Araba, in Tunisia, in un certo senso Egitto ed Iraq, i media hanno comunque una certa capacità di influenzare la politica o il popolo. Certo bisogna sapere utilizzare un linguaggio diverso, a seconda che si parli all’intellighenzia o a un tassista.

Oggi la comunicazione politica sembra in mano ai populisti

Quando una sinistra come quella di Obama prende il potere, si finisce per ottenere il contrario. Quando media come la Cnn e altri non fanno il loro dovere, si finisce per ottenere volgarità peggiori nei media di destra. Se si odia Trump, questo non rende l’Iran, Putin e Bashar al Assad democratici. Io rimango un reaganiano e non ho amato per nulla la politica di Obama di lasciare il Medio Oriente ai mullah iraniani e ai Fratelli Musulmani. Non apprezzo nemmeno la destra di oggi, che è una risposta estrema agli estremismi di sinistra. Preferivo di gran lunga il mondo reaganiano.

Ha curato tutta la campagna media della Rivoluzione dei Cedri, quando il Libano ottenne che la Siria lasciasse il Paese

Vado fiero del lavoro fatto durante la Rivoluzione dei Cedri. A quel tempo non c’erano ancora i social media, i nostri strumenti erano i media tradizionali, gli sms per telefono, i poster e gli stickers. Il momento era quello giusto, la gente aspettava solamente la data giusta per poter agire. La nostra idea fu quindi quella di usare il giorno dell’indipendenza dalla Siria come simbolo: “Indipendece05”. La gente lo ha subito amato e amavano mostrarlo. La Rivoluzione dei Cedri fu portata avanti dalla società civile. L’errore è stato poi lasciarla nelle mani dei politici che hanno distrutto tutto.

La gente si mobilita per le stesse problematiche del 2005?

Apparentemente no, più che agli ideali sembrano interessati ai problemi di tutti i giorni come la spazzatura che non viene raccolta, la crisi economica e la corruzione. Si tratta di problemi talmente visibili che la gente non comprende che sono solamente sintomi. Ecco perché dico sempre agli attivisti che devono andare dietro alle radici dei problemi e non fermarsi, come il popolo, ai soli sintomi.

Che origine ha la corruzione?

Vi sono cause interne ed esterne. Spesso la corruzione è lo strumento più grande che una potenza straniera ha per tenere un paese legato a se e ai suoi interessi geopolitici. Garantiscono soldi in cambio di avere mani libere sul paese. Oggi il Libano ha raggiunto dei livelli tali di corruzione che non c’è alcuna decenza. Te la sbattono in faccia. Siamo in un circolo vizioso, l’unico modo è porre fine a questa situazione e fare come si farebbe con un cancro. Il problema dei libanesi è che vorrebbero vivere in pace, costruire una bella casa, andare a scuola, bere un bicchiere di vino la sera, ma poi si chiedono perché c’è un cadavere in giardino. Sfortunatamente faticano a capire che vivono nella parte sbagliata del mondo.

Hezbollah sa usare benissimo i media

Sì, sono bravissimi e hanno molti più soldi della società civile. Rinfaccio sempre all’élite economica libanese di non finanziare la società civile, pensano solo ai loro interessi contingenti. Non sono filantropi. Al massimo danno mille euro per gli anziani per lavarsi la coscienza. Anche le banche non finanzieranno mai i media vicini alla società civile.

Cosa dice a chi lascia il paese o a chi sostiene che in Libano vi sono troppe religioni per essere una nazione unita?

Io sono un ottimista, ho una semplice cosa da dire, il Libano è uno stato vero. E dico a tutti i mediorientali che sostengono che il Libano non è mai esistito, che sono persone che provengono da paesi che hanno storie nazionali molto più giovani della nostra. Il Libano ha visto passare per secoli invasioni e altri popoli ed è ancora qui. Ai libanesi che se ne vanno dico che capisco che ci siano delle difficoltà, ma francamente possono fare anche loro qualcosa per cambiare la situazione. Poi se vogliono andare a vivere a New York, Londra o Milano e venire qui per le vacanze, facciano pure, ma non avranno la mia stima.

Ogni popolo in Medio Oriente teme che l’altro lo voglia buttare a mare

Dobbiamo ridefinire cosa significa “noi e loro”. Io sono cristiano, ma per me “noi” non sono i cristiani. Ce ne sono alcuni che non vorrei nemmeno salutare per strada. Per me ogni persona onesta siamo “noi”, ogni integralista sono “loro”. I politici usano la paura per fregarci, non penso che un musulmano si svegli la mattina pensando come ammazzare un cristiano e viceversa.

Come esperto di comunicazione cosa consiglierebbe a un politico libanese?

Di smettere di iniziare sempre i loro discorsi parlando di Israele e Palestina, quando in realtà non gliene frega niente. Di smettere di iniziare ogni discorso dicendo che siamo fratelli, al di là delle differenti religioni, perché se davvero lo pensassero non ci sarebbe bisogno di dirlo sempre. Essere chiari in quello che dicono, se sei contro Hezbollah, me lo dici, se sei favorevole me lo spieghi. Devono uscire dall’area grigia che è il vero cancro del Paese. Vorrei poi capire perché ci sia un partito che si chiama di Dio, non vorrei che questo mi renda il partito del diavolo o che anche i cristiani debbano creare un partito di Dio cristiano che rappresenta anche lui dio in terra. Sono i partiti e i politici che creano le divisioni religiose, non il popolo. In Libano non ci sono maggioranze, siamo tutti minoranze.

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