Meno attacchi personali, più contenuti e temi concreti. Insomma, più politica e meno show. Il dibattito andato in scena ieri sera a New York tra i candidati alla vicepresidenza degli Stati Uniti, il governatore democratico del Minnesota Tim Walz e il senatore repubblicano dell’Ohio JD Vance, moderato dalle conduttrici della CBS News Norah O’Donnell e Margaret Brennan, è stato un confronto cordiale, senza colpi sotto la cintura, centrato sui temi chiave della campagna elettorale: economia, immigrazione, aborto e politica estera. A differenza del pessimo dibattito tra Donald Trump e Kamala Harris, il confronto tra i due rappresentanti del Midwest, il dem allenatore di Football e il repubblicano giurista della Yale, è stato contraddistinto da toni più pacati e da una maggiore attenzione ai contenuti piuttosto che agli attacchi personali. Anche se non cambierà la traiettoria delle prossime elezioni presidenziali del 5 novembre e probabilmente inciderà poco o nulla, il vincitore del dibattito è stato il repubblicano Vance. Di poco – perché il dibattito è stato segnato da un sostanziale equilibrio – ma il senatore conservatore ha mostrato un’indiscutibile capacità oratoria e una maggiore capacità di reggere il confronto e gli attacchi più duri.
I sondaggi premiano J.D. Vance
Nel primo e unico dibattito vicepresidenziale tra Tim Walz e JD Vance, gli elettori che hanno assistito al confronto hanno dichiarato che lo scontro è stato quasi alla pari, con la maggioranza che ha percepito il tono del dibattito come positivo. Un sondaggio condotto da CBS News subito dopo il dibattito – dunque parliamo di un pubblico perlopiù democratico – ha rilevato che il 42% degli spettatori ha ritenuto Vance vincitore, mentre il 41% ha preferito Walz. Il 17% ha considerato il dibattito un pareggio. Come osserva la BBC, infatti, Walz ha avuto un inizio incerto, ma ha messo in difficoltà l’avversario parlando di diritto all’aborto e attaccando l’ex presidente Donald Trump sull’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021. Tuttavia, osserva la BBC, “il dibattito, caratterizzato da toni moderati e incentrato sulle politiche, con pochi colpi diretti, ha probabilmente favorito Vance, un oratore esperto. Se Vance è stato scelto per dare sostanza ideologica al populismo conservatore di Trump, martedì sera ha dato a queste idee un volto più educato e umile”.
Israele e Medio Oriente al centro del dibattito
La prima domanda delle conduttrici ha riguardato la delicata situazione in Medio Oriente a seguito dell’attacco missilistico dell’Iran su Israele e se i candidati avrebbero sostenuto un attacco preventivo da parte di Tel Aviv contro Teheran. Tim Walz, visibilmente nervoso, ha parlato della necessità di una “leadership stabile” da parte della Casa Bianca. Invece di rispondere direttamente alla domanda, il governatore dem ha colto l’occasione per attaccare Trump. “È fondamentale avere una leadership stabile, sarà determinante”, ha dichiarato Walz, facendo riferimento alla performance del candidato repubblicano nel recente dibattito con Kamala Harris. “È evidente, e il mondo lo ha visto in quella occasione. Un Donald Trump di quasi 80 anni che parla di dimensioni delle folle non è quello di cui abbiamo bisogno in questo momento.”
Dall’altra parte, JD Vance ha difeso con fermezza l’ex presidente, lodando la stabilità che, a suo dire, l’amministrazione Trump aveva portato sullo scenario internazionale. “Donald Trump ha garantito stabilità al mondo, e lo ha fatto attraverso un’efficace deterrenza”, ha dichiarato Vance. “Le persone avevano timore di oltrepassare certi limiti. Trump ha compreso che, affinché il mondo temesse gli Stati Uniti, era necessario garantire la pace attraverso la forza. Le nazioni dovevano riconoscere che, se avessero agito in modo scorretto, la leadership globale degli Stati Uniti avrebbe ripristinato stabilità e pace”. Nel dibattito sul possibile attacco preventivo di Israele contro l’Iran, JD Vance ha dichiarato: “Spetta a Israele decidere cosa è necessario fare per mantenere il proprio Paese sicuro. Dobbiamo supportare i nostri alleati ovunque si trovino, quando combattono contro i nemici”.
Walz ha risposto criticando l’amministrazione Trump per essersi ritirata dall’accordo sul nucleare con Teheran, sottolineando che l’Iran ora è “più vicino a ottenere un’arma nucleare di quanto non lo fosse prima, a causa della leadership instabile di Donald Trump”. Vance ha replicato prontamente: “Tu dai la colpa a Donald Trump, ma chi è stato vicepresidente negli ultimi tre anni e mezzo? La risposta è il tuo compagno di corsa, non il mio”.
Scintille sull’immigrazione
Nel dibattito vicepresidenziale di martedì sera, JD Vance e Tim Walz si sono scontrati duramente su uno dei temi più caldi della campagna elettorale: l’immigrazione. Vance ha criticato in maniera netta le politiche dell’amministrazione Biden, mettendo nel mirino delle sue critiche la vicepresidente Kamala Harris, accusata di non aver preso sufficienti misure per gestire la situazione al confine meridionale degli Stati Uniti. “Prima di tutto, la gran parte di ciò che dobbiamo fare al confine meridionale riguarda il dare alle forze dell’ordine il potere di svolgere il loro lavoro”, ha dichiarato Vance durante il dibattito, facendo riferimento all’ondata di migranti haitiani a Springfield e più in generale alla crisi dell’immigrazione. “Sono stato al confine meridionale più volte di quanto la nostra ‘zarina del confine’, Kamala Harris, ci sia stata. Ed è davvero straziante, perché gli agenti della Border Patrol vogliono solo essere messi nelle condizioni di fare il loro lavoro”.
Walz ha difeso il disegno di legge sull’immigrazione, affermando che è stato richiesto e sostenuto dalle forze dell’ordine, che hanno contribuito a redigerlo. Ha criticato chi continua a incolpare i migranti per vari problemi, come la crisi abitativa, e ha suggerito che gli “speculatori di Wall Street” sono i veri responsabili della situazione e della crisi abitativa. Walz ha sottolineato che il disegno di legge garantisce fondi per snellire le richieste di asilo, riducendo i tempi di attesa da sette anni a 90 giorni, permettendo agli Stati Uniti di rispettare i propri principi morali e di trattare le persone con dignità.
Scontro sull’aborto
Dopo il rovesciamento della sentenza Roe v. Wade, il diritto all’aborto è diventato uno dei temi al centro del dibattito politico a stelle strisce. Anche nel dibattito di martedì sera si è confermato come uno dei temi chiave in vista delle elezioni, con elettori fortemente divisi lungo linee ideologiche e identitarie. Tim Walz ha utilizzato in maniera efficace la medesima strategia di Kamala Harris, facendo riferimento a storie personali per supportare la sua posizione sul diritto all’aborto. “Trump si vanta di aver nominato i giudici che hanno rovesciato Roe v. Wade”, ha affermato Walz, citando il caso di Amanda Zurawski, una donna a cui è stato negato l’aborto in Texas nonostante gravi complicazioni di salute. Zurawski è ora parte di un gruppo di donne che sta facendo causa allo stato. Walz ha anche menzionato il caso di una ragazza in Kentucky, violentata dal patrigno e rimasta incinta. “Se non conosci donne come loro, presto lo farai. Il loro ‘Progetto 2025’ avrà un registro delle gravidanze”, ha dichiarato Walz, facendo riferimento ai piani dei repubblicani. Vance ha subito contestato questa affermazione.
Quando è stato chiesto a Walz se fosse favorevole all’aborto fino al nono mese, dato che il Minnesota è uno degli stati meno restrittivi in materia di aborto, ha risposto: “Non è quello che dice il disegno di legge”. JD Vance è rimasto sulla difensiva, cercando di indirizzare la conversazione verso le proposte del ticket del GOP che, a suo dire, avrebbero aiutato economicamente donne e bambini, evitando così la necessità di interrompere le gravidanze.