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8 novembre 2016: dopo una campagna elettorale estenuante, gli Stati Uniti scelgono. L’elezione presidenziale vede in lizza da un lato il tycoon newyorkese Donald Trump, uscito vincitore in maniera netta dalle primarie del Partito Repubblicano, e dall’altro l’ex First Lady e Segretario di Stato Hillary Clinton, che ha prevalso in campo democratico contro il sorprendente Bernie Sanders, divenendo la prima donna a ottenere la nomination alla Casa Bianca per una delle due maggiori formazioni politiche statunitensi.Per approfondire: Chi è Hillary ClintonL’imminente voto presidenziale statunitense, come nelle occasioni precedenti, rappresenterà un evento di portata planetaria, i cui effetti non mancheranno di produrre ripercussioni in campo internazionale negli anni a venire; il frangente storico in cui esso viene a collocarsi, inoltre, lo ricopre di un ulteriore significato. Scegliendo il successore di Barack Obama, infatti, il popolo americano eleggerà il presidente che sarà chiamato a misurarsi con un contesto internazionale assai turbolento, il leader che avrà il compito di traghettare gli Usa in una fase di transizione decisiva per l’evoluzione futura della superpotenza americana. Assieme al secondo mandato di Obama, infatti, si può considerare definitivamente concluso il cosiddetto “secolo americano”, ovverosia la fase storica iniziata dopo l’implosione dell’Unione Sovietica in cui gli Stati Uniti hanno programmato le loro azioni in campo economico e geopolitico forti della loro posizione di unica superpotenza globale. Al tempo stesso, Washington si è posta alla guida del processo di globalizzazione neoliberista, e il governo Usa è diventato il fautore dell’apertura degli scambi internazionali promuovendo accordi commerciali estesi come il TTIP e il TPP. Nel corso dei due mandati di Obama, tuttavia, i presupposti su cui la strategia per il consolidamento del potere globale dell’America si fondava sono, uno dopo l’altro venuti meno: sul piano internazionale, lo sviluppo di dinamiche incontrollabili in scenari come il Nord Africa, il Medio Oriente e il Sud-Est Asiatico ha eroso l’influenza geopolitica di Washington; dal punto di vista economico e commerciale, l’accelerazione della penetrazione cinese in varie aree del pianeta e il consolidamento dell’alleanza del gruppo dei BRICS ha portato a un ridimensionamento della supremazia degli Usa e, parallelamente, del predominio un tempo indiscusso del dollaro sul resto delle monete mondiali; l’unipolarismo ha lasciato spazio a un multipolarismo oramai affermato, alla luce del quale nei prossimi anni gli Stati Uniti dovranno orientare in maniera appropriata il loro percorso nel mondo. La fine del “secolo americano”, beninteso, non è da leggersi come l’avvio di un periodo di inesorabile declino degli Stati Uniti; in ogni caso, la mole di sfide che la prossima amministrazione si troverà ad affrontare sarà decisamente consistente, e questo renderà necessaria agli Usa una leadership che sappia operare con il necessario realismo, superando le contraddizioni e le incertezze dell’era Obama.Per approfondire: Chi è Donald TrumpAl tempo stesso, il voto americano risulta ulteriormente rivestito di importanza dalla delicata situazione interna vissuta dagli USA contemporanei: le ampie problematiche sociali, la disparità nell’accesso alle opportunità di studio e lavoro per i cittadini statunitensi, la continua dilatazione delle disuguaglianze economiche e la grande tensione percepibile nelle fasce più vulnerabili della società hanno fatto scoprire a un’America in passato tanto orgogliosa di fronte al resto del mondo la sua fragilità. Il mutato contesto non poteva non influenzare l’evoluzione del sistema politico degli Usa, modificando profondamente gli approcci programmatici dei candidati nelle primarie e contribuendo a definire le componenti salienti delle loro strategie finalizzate alla conquista della nomination alla Casa Bianca.Il responso ultimo delle combattutissime primarie dei due principali partiti statunitensi ha portato al confronto diretto tra due candidati presidenti che rispecchiano tipologie di pensiero politico completamente antitetiche tra di loro, ma che al tempo stesso non mancano di essere accomunati da alcune caratteristiche salienti. Tra queste, una sostanziale novità rispetto alle passate elezioni presidenziali americane è rappresentato dall’assoluto sdoganamento dell’insulto, divenuto arma politica di importanza pari ai programmi elettorali: tanto Trump quanto la Clinton operano costanti tentativi di screditare l’avversario mettendone in luce i punti più controversi della personalità, esibendone gli scheletri nell’armadio, e non disdegnando addirittura lo scontro frontale puro e semplice, portando di conseguenza la campagna per la presidenza Usa a assumere le sembianze di una gara di immagine e popolarità prima che quella di una contesa tra programmi concreti per il rilancio dell’America. Al tempo stesso, i media americani ed internazionali hanno contribuito a sottolineare la natura di scontro personale del confronto Clinton-Trump, mettendo progressivamente in secondo piano le questioni politiche primarie e le diverse idee propugnate dagli aspiranti presidenti, da ritenersi di primaria importanza dato l’elevato peso specifico dell’imminente voto.cristiani_sotto_tiroServe dunque fare chiarezza: le elezioni americane, data la loro straordinaria significatività, vanno analizzate con il merito e il rigore necessari. Su Gli Occhi della Guerra, dunque, da qui sino alla settimana precedente le elezioni si vorrà dare spazio alla componente concreta del confronto tra Donald Trump e Hillary Clinton, analizzando in maniera sinottica e ordinata i programmi elettorali dei due candidati, mostrando in che modo essi divergano sulle questioni principali per i futuri sviluppi degli Stati Uniti d’America. Ogni mercoledì verrà pubblicata l’analisi delle idee di Trump e della Clinton riguardando un argomento ben definito: così facendo si cercherà di svuotare la sfida per la Casa Bianca delle sue componenti retoriche, alleggerendola delle rivalità e delle antipatie personali tra i due candidati, e di offrire un vademecum utile ai lettori per comprendere i tratti salienti dell’odierna politica americana. Al tempo stesso, le agende programmatiche dei due leader che si contenderanno la Casa Bianca nel voto dell’8 novembre verranno analizzate alla luce del presente contesto statunitense, in modo tale da permettere a coloro che seguiranno gli articoli via via pubblicati un’efficace comprensione della realtà attuale degli Usa e le prospettive dei suoi sviluppi futuri.

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