Alle elezioni di midterm di due anni fa, la Gen Z era stata fondamentale nel fermare la red wave repubblicana. Nelle ultime settimane prima del voto, la strategia democratica di concentrarsi sulla democracy on the ballot riuscì a galvanizzare i giovani elettori e mobilitare la loro base. Gli elettori tra i 18 e 29 anni che votarono per i Democratici furono circa il 28% in più rispetto al recente passato. A motivarli sarebbero stati alcuni temi come il diritto all’aborto. Dall’altro lato della barricata, i Repubblicani godettero dei suffragi degli ultra 65enni (+ 13%) e degli elettori tra i 45 e i 64 anni (+ 11%). “Io so una cosa – commentò il sondaggista e analista americano John Della Volpe la notte elettorale– se non fosse stato per gli under 30, stasera ci sarebbe stata un’ “onda rossa“.
Due anni dopo, quel panorama è mutato drasticamente. Il 52% degli under 30 ha votato per Harris a fronte del 46 per Trump. Se spostiamo l’attenzione verso i Millennial il 51% ha scelto Harris e il 47% Trump. Le cifre iniziano a ribaltarsi con il passaggio alla fascia d’età 45-64 che incorona Trump con il 52%, lasciando ad Harris il 46: numeri che diventano più consistenti negli over 65 che hanno scelto per il 51% Trump, a fronte di un 48% che ha dato fiducia ad Harris. Le chiare differenze generazionali di quattro anni fa si sono, dunque, ridotte notevolmente. Martedì, le diverse fasce d’età hanno votato in modo molto simile. I democratici hanno mantenuto una netta maggioranza solo tra gli elettori molto giovani, di età inferiore ai 24 anni.
Se due anni fa aveva vinto il “voto intimista“, cioè quello personale, legato anche a grandi ideali e scelte di vita singole, questa volta sono le questioni domestiche ad aver prevalso. Il che non è nemmeno una sorpresa, visto che la politica estera raramente smuove l’elettorato americano. Trump ha raccolto una piccola ma significativa quota di elettori più giovani, elettori neri e ispanici, molti dei quali sono in preda all’ansia per il domani. La maggioranza degli elettori neri più giovani e degli elettori ispanici, infatti, ha puntato il dito con decisione contro l’economia americana, rea di non funzionare, con l’inflazione che mangia il potere d’acquisto dei redditi bassi e di professionisti in formazione.
Tra gli elettori sotto i 30 anni, poco meno della metà ha votato per Trump, un miglioramento significativo rispetto alla performance Gop del 2020. Circa tre quarti dei giovani elettori sostengono che il loro voto è stato influenzato dalla sensazione di un Paese alla deriva e circa un terzo ha affermato di volere un completo e totale sconvolgimento del modo in cui il Paese è governato. Del resto lo avevano già fatto capire due anni fa con il loro “Né Biden né Trump“: solo che poi, hanno scelto comunque.
Risulta molto interessante notare come di fronte a queste tendenze nuove, si sia aperta anche una profonda spaccatura di genere fra giovani uomini e donne su quale candidato sostenere. Circa 6 donne su 10 tra i 18 e i 29 anni hanno votato per Harris, e più della metà degli uomini in quella fascia d’età ha sostenuto Trump.
I giovani elettori hanno visto un’elevata partecipazione alle elezioni, specialmente nel ciclo presidenziale del 2020, quando la loro affluenza alle urne è stata di circa il 50%. Secondo il Center for Information & Research on Civic Learning and Engagement ( CIRCLE ) della Tufts University, sono 41 milioni i membri della Generazione Z (età 18-27) aventi diritto al voto, di cui il 50% rappresenta persone nere e circa 50 milioni nella fascia di età 18-29 anni definita come “giovani elettori”. Ciò rappresenta anche 8 milioni di nuovi elettori aventi diritto nati tra il 1995 e il 2006.
Secondo i dati dei sondaggi in uscita pubblicati dalle principali reti di informazione, nel 2024 gli elettori più giovani d’America si sono, dunque, spostati decisamente a destra. Potrebbe essere l’ennesimo segnale che la generazione Z non è del tutto convinta del Partito Democratico, reo di rappresentare l’establishment ma non il “popolo”. Nella fascia d’età più giovane, 18-29, i democratici hanno visto il loro vantaggio ridursi di quasi la metà. Un vantaggio di 24 punti sotto Joe Biden nel 2020 è sceso a 13 punti per Harris.
Inoltre, Trump sembra aver ricevuto anche più sostegno tra gli elettori di età compresa tra 45 e 64 anni. Al contrario, Harris ha fatto progressi solo tra le generazioni più anziane, forse rafforzata dalla cosiddetta “generazione del Vietnam“, un gruppo tradizionalmente di orientamento democratico che ora rientra in questa fascia di età. I progressi di Trump tra i giovani elettori sono particolarmente notevoli, con guadagni di circa nove punti sia tra i giovani uomini che tra le donne. Questa tendenza è agli antipodi con i modelli osservati in altri Paesi, come il Regno Unito e la Spagna, dove la crescita del sostegno di destra e di estrema destra tra i giovani è stata più concentrata tra i maschi under 40.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

