Il sindaco newyorchese Bill De Blasio si è convinto: tenterà di sondare il terreno per vedere se è possibile partecipare in modo competitivo alle primarie democratiche. L’annuncio è stato dato: muoverà le sue truppe in direzione del New Hampshire, che è uno dei primi Stati, insieme all’Iowa, in cui si voterà a partire dal prossimo gennaio. 

De Blasio si colloca a sinistra della scacchiera, che è una zona già trafficata per via della presenza della senatrice Elizabeth Warren, ma pure “grazie” ai candidati “alternativi” che hanno fatto la loro comparsa nella corsa per la Casa Bianca. Tulsi Gabbard, per citare un’esponente tra i tanti. È il primo cittadino di New York, quindi non può distanziarsi troppo dagli ambienti finanziari, ma se dipendesse da lui si sarebbe già gettato nelle braccia dei socialisti.

Prova ne sia che è tra i sostenitori del“Green New Deal” di Alexandria Ocasio Cortez. Proverà a pescare nel bacino elettorale che tutti gli asinelli stanno inseguendo: millenials, lavoratori in crisi e minoranze. Ma in quante fette può essere divisa una torta? 

Lo spazio di manovra è molto limitato. Il vuoto, per ora, permane al centro, dove si aspetta di capire cosa faranno il governatore Andrew Cuomo e Joe Biden. Qualcuno dovrà pure rappresentare gli elettori moderati. Altrimenti la competizione interna dei democratici rischierà di tramutarsi in un congresso tra progressisti. A ben vedere, le chance dell’italo – americano sono ridotte al lumicino. Lo ha ricordato pure Formiche: partire dalla posizione di primo cittadino della Grande Mela non ha quasi mai prodotto risultati soddisfacenti. 

De Blasio, poi, è parte dell’establishment, quindi, per i militanti democratici che mirano a spezzare la narrativa populista secondo cui l’Asinello si sarebbe appiattito sul’economia finanziaria, abbandonando i ceti meno abbienti, è parte del problema. Il sindaco newyorchese rappresentava, tempo fa, quello che poi è stato incarnato da Bernie Sanders: la speranza per la sinistra di tornare a fare la sinistra. Ma De Blasio si è bruciato. 

L’incrinatura del suo rapporto con la base risale ai tempi delle scorse presidenziali. Nell’immaginario collettivo, l’amministratore democratico avrebbe dovuto rappresentare la nemesi naturale di Hillary Clinton, invece De Blasio si è iscritto all’elenco dei sostenitori più entusiasti dell’ex segretario di Stato. Questo fattore, unito a risultati non proprio elettrizzanti raggiunti dalla giunta che guida nella City, lo ha oscurato, relegandolo al ruolo di uno dei tanti. 

Una sua affermazione, allo stato attuale delle cose, resta improbabile. La sensazione è che, anche nel caso dovesse davvero annunciare la sua discesa in campo, De Blasio sarebbe costretto a fare marcia indietro dopo i primi turni delle primarie.