Pennsylvania, metafora d’America: lo Stato più attenzionato nelle elezioni presidenziali Usa è il più importante, in termini di peso elettorale, di quelli in bilico nella notte americana. Il Keystone State, con i suoi 19 grandi elettori, è tra i “magnifici sette” (otto, con la Virginia) che decideranno chi tra Donald Trump e Kamala Harris occuperà la Casa Bianca a partire dal prossimo 20 gennaio il bottino più ambito. E ormai lo Stato compreso tra gli Appalachi, il Lago Erie e la vallate del Fiume Delaware è il nuovo Ohio, lo Stato metronomo delle tendenze politiche che animano la superpotenza a stelle e strisce. La corsa all’ultimo voto per lo Stato più ambito lo conferma.
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Al contempo, in Pennsylvania si trova oggi una vera e propria metafora di ciò che gli Usa sono diventati negli ultimi anni. Il quinto Stato più popoloso dell’Unione è un vero e proprio laboratorio. Innanzitutto, rispecchia politicamente le divisioni del Paese. Attorno a due metropoli, Philadelphia e Pittsburgh, a trazione democratica si estende un’ampia area rurale che è a predominanza repubblicana. Un po’ a modello dello schema centro-periferia dominante nel quadro politico a stelle e strisce.
Ma non finisce qui. In Pennsylvania si trova un bilanciamento pressoché esatto del quadro etnico americano. Con 3,5 milioni di abitanti su 13, la maggioranza relativa della popolazione dello Stato si dichiara di discendenza tedesca. Secondo il censimento 2022, con 41 milioni di persone (12,3%) l’origine germanica era quella di maggioranza relativa nella popolazione Usa, davanti a quella messicana (11,2%), inglese (9,4%) e irlandese (9,2%). Il 15% degli abitanti della Pennsylvania è di origine irlandese, il 12% nero e l’8% di origine ispanica: in maniera bilanciata, con proporzioni simili agli Usa sono rispettate le dimensioni di molti gruppi identitari. Analoga fattispecie per la confessione religiosa, con protestantesimo e cattolicesimo molto vicini in termini di fedeli.
Questo fatto contribuisce a non sbilanciare sui parametri della identity politics le tendenze del voto nel Keystone State ma a legarlo a concrete dinamiche politiche. E qui abbiamo un’ulteriore dimostrazione della natura della Pennsylvania “laboratorio d’America”. Lo Stato è tra i simboli della Rust Belt deindustrializzata, contesa oggi tra repubblicani e democratici circa il futuro della sua anima produttiva, economica, sociale. Storico cuore della manifattura pesante, con gruppi come US Steel, e dell’industria agroalimentare, oggi divisa tra periferie impoverite e centri finanziari dinamici nelle due metropoli, la Pennsylvania è sfuggita a declini come quello che ha contraddistinto Stati quali Michigan e Winsconsin di fronte alla de-industrializzazione, e ciò ha esacerbato le divisioni centro-periferia.
Insomma, uno Stato in cui ogni voto conterà e in cui, dopo il 2016 e il 2020 in cui Trump e Joe Biden iniziarono qui la loro corsa vittoriosa alla Casa Bianca, anche nel 2024 sarà decisivo focalizzare l’attenzione per capire dove andrà l’America. La Pennsylvania fu già decisiva ai tempi della guerra civile, con il sito di Gettysburg teatro dell’omonima, decisiva battaglia nel 1863. Lo è anche ora, in maniera meno cruenta, in un clima di spaccatura e divisione interna degli Usa che nell’ultimo secolo e mezzo non si era mai vista. E che nello Stato oggi più agognato trova la sua massima espressione.

