Il 3 novembre prossimo non si deciderà solo il nome del 46esimo presidente americano, verrà rinnovata la Camera dei rappresentanti e un terzo del Senato. Tolta la corsa per la Casa Bianca le sfide forse più interessanti e significative si giocheranno per la camera alta del Congresso, con 35 seggi in palio. Il Senato americano, è bene ricordarlo, si rinnova per un terzo ogni due anni, quindi ogni senatore resta in carica sei anni.

Elettori e analisti si stanno ora concentrato per capire se il 2020, oltre a portare un cambio alla Casa Bianca, vedrà una nuova ondata blu, la cosiddetta blue wave democratica capace di cambiare il colore all’intero arco parlamentare. Nelle mid term del 2018 l’operazione del partito dell’asinello era riuscita a metà, con la conquista della House of Representatives, mentre il Senato era rimasto in mano ai repubblicani. Oggi molti si chiedono se sia possibile un cambio definitivo. Le prime indicazioni che arrivano da sondaggi e primarie sembrano però suggerire che l’ondata non sarà poi così alta.

Come il Gop ha puntellato il Kansas

Per capire quanto questa situazione sia fluida basta osservare a quello che è successo in Kansas. Il 7 agosto Roger Marshall ha conquistato la nomination repubblicana alle primarie battendo lo sfidante Kris Kobach. I nomi forse non dicono molto, ma dietro a questa sfida locale si nascondeva una grossa insidia per il Gop. Il partito temeva che un’eventuale vittoria di Kobach aprisse le porte alla candidata democratica Barbara Bollier. Kobach è un repubblicano difficile da inquadrare, troppo radicale e che faticava non poco in campagna elettorale. Basti pensare che nel 2018 aveva perso la corsa a governatore contro la democratica Laura Kelly.

Per fermare Kobach il partito ha addirittura cercato di mobilitare nomi importanti da Washington chiedendo ad esempio al segretario di Stato Mike Pompeo di candidarsi (Pompeo era stato deputato per lo Stato dal 2011 al 2017) o addirittura al presidente di fare campagna per Marshall. Ovviamente da Washington non sono arrivati appoggi per questo o quel candidato, ma alla fine i dirigenti del partito hanno tirato uno sospiro di sollievo.

Il sospiro di sollievo è stato certificato anche dagli analisti. Kyle Kondik del Center for Politics, istituto di ricerca gestito da Larry Sabato, ha confermato che lo Stato dovrebbe rimanere in mano ai repubblicani di fatto togliendo il seggio dai contenibili.

Quanto successo in Kansas, però, non basta a tranquillizzare i repubblicani. Rispetto alle mid-term del 2018 la maggior parte dei seggi in palio e quella dei repubblicani. Su 35, 23 sono di senatori del Gop e 12 dei dem. Molti di questi seggi sono di fatto già assegnati all’una e l’altra parte, ma almeno una decina potrebbero cambiare colore. E proprio su queste corse si gioca la futura maggioranza del Senato. Per riuscire a trasformare in blu diversi seggi i dem dovranno battagliare in Stati storicamente rossi, molti a Sud. E soprattutto dovranno evitare di perdere per strada qualche seggio, come invece pare probabile.

I seggi che potrebbero cambiare colore

Il primo seggo a cambiare colore quasi sicuramente dovrebbe essere quello dell’Alabama. Dopo la breve parentesi dem di Doug Jones, la vittoria dovrebbe andare all’ex coach della Auburn University, Tommy Tuberville, che alle primarie è riuscito a superare l’ex segretario alla Giustizia Jeff Sessions. Jones aveva vinto una complessa suppletiva contro Roy Moore nel 2017, elezione poi finita nell’occhio del ciclone per una possibile influenza di un gruppo di hacker. Oggi Tuberville è lanciato verso la vittoria con un vantaggio di oltre 17 punti percentuali.

A fronte di una riconquista dell’Alabama i seggi più traballanti rischiano di essere in due ex roccaforti rosse, l’Arizona e il Colorado. Nel primo caso il dem Mark Kelly, ex astronauta e attivista per il controllo delle armi, punta a superare l’uscente Martha McSally, che nonostante la sconfitta nel voto del 2018 è nominata senatrice dal governatore dopo la morte di John McCain. Oggi i sondaggi danno Kelly avanti di otto punti, con il rischio per il Gop di perdere anche il secondo seggio dello Stato. L’altro scranno che potrebbe saltare è quello di Cory Gardner, incalzato dall’ex governatore John Hickenlooper. I sondaggi scarseggiano ed è difficile fare previsioni. Gardner è ancora abbastanza popolare ma negli ultimi anni il Colorado si è spostato a sinistra e un’eventuale sconfitta al voto presidenziale potrebbe trascinare giù anche gli altri candidati.

Le cinque corse più aperte

Per capire se i dem saranno in grado di riconquistare la maggioranza con ogni probabilità bisognerà guardare ai risultati in cinque stati, per un totale di sei posti in palio. Il primo sarà il Maine. Il Pine Tree State è tendenzialmente democratico e non vota per un presidente repubblicano dal 1988, ma dal 1996 continua ad eleggere la stessa senatrice repubblicana, Susan Collins. Oggi però i sondaggi danno avanti l’avversaria Sara Gideon di oltre 4 punti percentuali.

Gara combattutissima in Iowa. Il piccolo stato da cui partono le primarie nel corso degli anni si è confermato particolarmente rosso, qui nel 2016 Donald Trump ha vinto di oltre 10 punti su Hillary Clinton, ma quest’anno il margine sembra essere più ridotto. A rischiare è la senatrice Joni Ernst tallonata da Theresa Greenfield. I sondaggi sono altalenanti e danno avanti l’una o l’altra per pochi punti.

Altra sfida complessa nel rosso Montana. La battaglia è tra il repubblicano uscente Steve Daines e l’ormai ex governatore Steve Bullock. Anche qui i sondaggi sono incerti. Bullock pare favorito, nel 2016 ha vinto la rielezione a governatore nonostante Trump avesse conquistato lo Stato con il 20% di voti in più, ma su di lui pesa anche il flop alle primarie dem poi vinte da Biden.

Uno dei sogni proibiti dei dem resta la Georgia. Gli ultimi sondaggi hanno mostrato Trump e Biden praticamente testa a testa e questo sta convincendo il partito dell’asinello che potrebbe arrivare anche lo sgambetto nella corsa al Senato. Il punto è che i sondaggi sorridono di più all’uscente repubblicano David Perdue che viaggia con circa 4 punti di vantaggio su Jon Ossoff. Discorso diverso per il secondo seggio in palio, una suppletiva per rimpiazzare il dimissionario Johnny Isakson. Qui tutti i candidati si affronteranno nel voto del 3 novembre ma è difficile che i dem siano in grado di superare la battaglia, con Kelly Loeffler candidata a raccogliere l’eredità di
Isakson.

Altro Stato che i dem vorrebbero far diventare blu è il Nord Carolina. Qui i sondaggi danno molto avanti il democratico Cal Cunningham, veterano della guerra in Iraq e ex senatore dello Stato, che dovrebbe superare l’uscente Thom Tillis, che già sei anni fa aveva vinto di poco. Rispetto ad altre corse, in Carolina del Nord potrebbe pesare anche la campagna elettorale presidenziale. Lo stato è diventato sempre più in bilico. Oggi i sondaggi danno avanti Biden, ma con ogni probabilità Trump batterà molto in campagna elettorale con l’obiettivo di sovvertire i pronostici e questo potrebbe avere effetti anche sulla sfida Tillis-Cunningham.

Le partite più difficili

Ci sono poi alcune sfide che potrebbero riservare delle sorprese nei prossimi mesi, il Texas e il Michigan. I due stati sono emblematici di due mutamenti politici in atto da tempo, il primo sta diventando sempre meno repubblicano, mentre il secondo sempre meno blu, non a caso nel 2016 il Great Lake State ha votato per Trump. Queste modifiche potrebbero avere un peso anche nella corsa per il Senato. Nel 2018, ad esempio, il candidato dem Beto O’Rourke ha perso contro Ted Cruz con solo due punti e mezzo di scarto. Oggi la sfida è però meno polarizzante tra l’uscente John Cornyn, dato avanti di quasi 10 punti e la veterana M.J. Hegar. Il fatto che il seggio possa essere contendibile, come nel caso del Nord Carolina, è dettato dagli ultimi sondaggi in Texas dove Biden è molto vicino a Trump.

C’è infine un’ultima sfida da osservare, quella in Michigan. Qui la partita si gioca tra il dem Gary Peters e il giovane afroamericano John James, veterano della guerra in Iraq molto amato dai media conservatori. Al momento i sondaggi danno avanti il senatore uscente e molti nel Gop temono che i cattivi sondaggi per Trump possano influenzare la corsa. Intanto però James ha mostrato un’ottima capacità di raccogliere fondi, unita a grande carisma come portavoce virtuale di una nuova generazione di giovani politici conservatori.

Basandoci sulla Crustal ball di Larry Sabato possiamo a questo punto tirare le fila con due conti molto semplici. Secondo i modelli al momento 48 seggi dovrebbero andare ai democratici, 49 ai repubblicani, mentre tre sarebbero quelli veramente in bilico. Secondo Sabato quei tre seggi, Iowa, Nord Carolina, Maine potrebbero decidere dove penderà l’ago della bilancia. In ogni caso numeri ben lontani da una possibile “blue wave”.

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