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Russia Unita ha vinto le elezioni locali svoltesi nella Federazione russa nel corso del fine settimana. A confermarlo è Alexey Turchak, Segretario del consiglio generale di Russia Unita, che ha chiarito come “tutti i candidati governatori del partito sono nettamente in testa già al primo turno” e che ” Russia Unita ha ottenuto la maggioranza dei seggi in tutti i parlamenti locali in cui si è votato”. Le consultazioni hanno avuto luogo in 83 regioni della Russia: 11 di esse hanno votato per il rinnovo delle assemblee legislative, diciotto per la scelta del governatore, quattro, la Repubblica del Tatarstan, Kursk, Penza e Yaroslavl, dovevano eleggere i deputati alla Duma di Stato. Le elezioni hanno mobilitato ben 35 milioni di elettori potenziali, un terzo del totale e determineranno l’esito di ben 9mila sfide elettorali.

Tutte le incognite del voto

Il voto è stato un appuntamento particolarmente importante anche perché giunge a meno di un mese di distanza dall’avvelenamento di Alexei Navalny, l’oppositore politico attualmente ricoverato in Germania a causa di un grave avvelenamento. Le elezioni sono un test importante anche per il Cremlino dato che nel 2021 si svolgeranno le elezioni parlamentari nazionali ed appena due mesi fa la popolazione ha votato in favore degli emendamenti costituzionali che consentiranno a Vladimir Putin di ricandidarsi, potenzialmente, sino al 2036. Navalny ed i suoi alleati hanno provato a mettere in difficoltà il Cremlino con la tattica del “voto intelligente“: hanno scelto un migliaio di esponenti politici in grado di sconfiggere i candidati del partito dominante ed hanno invitato tutti a votare per loro creando, in questo modo, coalizioni informali molto allargate. Una tattica che non ha avuto particolare successo dato che le elezioni consolidano ulteriormente il ruolo esercitato da Vladimir Putin nel Paese. Il Capo di Stato è riuscito a far fronte a due minacce: la crisi economica determinata dal crollo del prezzo del petrolio e le ricadute della pandemia scatenata dal Covid-19 che ha colpito duramente queste zone.

Sullo sfondo c’erano le massicce dimostrazioni anti-governative che, ormai da tempo, si svolgono a Khabarovsk, nell’Estremo Oriente russo, in supporto del governatore locale. L’uomo politico era stato eletto con il supporto dell’opposizione e le autorità centrali hanno deciso di rimuoverlo a causa di alcune condanne risalenti ai primi anni 2000. Navalny aveva espresso la propria approvazione per le proteste di Khabarovsk con un post su Twitter in cui esprimeva tutto il supporto ai manifestanti.

Un futuro incerto

L’evoluzione del quadro politico russo è strettamente legata all’evoluzione dell’emergenza sanitaria che, qui come altrove, ha profondamente influito sullo stile di vita dei cittadini anche se i primi successi del vaccino prodotto nel Paese, lo Sputnik V, potrebbero porre termine alla fase epidemica del mordo, quantomeno a livello locale, prima del previsto.

Un dato è inoppugnabile: all’orizzonte non si intravede la presenza di figure politiche in grado di poter insidiare Vladimir Putin e di metterlo in gravi difficoltà. Russia Unita è il partito più grande della Russia, controlla 335 seggi sui 450 della Duma di Stato (il 75% del totale) ed è in grado di elaborare e determinare senza alcun problema l’agenda politica dello Stato. Putin, però, ha iniziato a distaccarsene e nel 2018 si è presentato da indipendente alle elezioni presidenziali. Il partito è sempre meno amato dai russi e lo stesso può dirsi dei partiti dell’opposizione formale, il Partito Comunista, il Partito Liberaldemocratico e Russia Giusta. La figura di Vladimir Putin rimane dunque centrale e determinante: il presidente non ha (e forse non può avere) successori in grado di perpetuarne il credo politico. A Putin, dunque, può succedere solamente Putin: una situazione paradossale che andrà affrontata in futuro.

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