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L’impronta di Joe Biden sul Partito Democratico Usa si riflette sulle prossime elezioni, che potrebbero restare appannaggio del politico ormai 80enne. Con l’approvazione definitiva del nuovo calendario delle primarie presidenziali, a prevalere è stata la linea del Presidente, da tempo fautore di un cambiamento che rispecchiasse maggiormente l’aspetto degli elettori del partito.

Via l’Iowa, protagonista dei caotici caucus del 2020 che non hanno mai proclamato un vero vincitore, dentro Michigan e Nevada. L’ordine dei primi Stati al voto nell’inverno 2024 sarà dunque questo: South Carolina, New Hampshire/Nevada, Georgia e Michigan. L’ordine del giorno, presentato lo scorso dicembre, è stato ratificato sabato scorso durante una riunione del Comitato Nazionale Democratico (Dnc) durata 3 giorni a Philadelphia, in Pennsylvania. “Amici, il Partito Democratico somiglia di più all’America così come questa proposta”, ha commentato il capo del Dnc, Jaime Harrison.



La mappa delle prossime primarie democratiche

Sarà la South Carolina ad aprire i giochi. La miracolosa South Carolina. Fu qui infatti che tre anni fa partì l’inaspettata rimonta di Biden, uscito pesantemente sconfitto sia in Iowa che in New Hampshire, i due appuntamenti inaugurali della stagione elettorale che in passato hanno consegnato la nomination a Barack Obama e Bill Clinton. Ad aiutare Biden furono l’alleanza con il potente parlamentare Jim Clyburn e la demografia. In questo Stato del Profondo sud la comunità afroamericana muove una quantità decisiva di voti, rappresentando quasi il 30% della popolazione.

Questo gruppo demografico, politicamente vicino ai democratici, è numeroso anche in Georgia, altro Stato voluto da Biden, il quale a oggi rimane il primo candidato dem a vincere alle presidenziali dal 1992. C’è poi il Nevada, che ha una forte presenza ispanica, ma dove contano anche i sindacati. Il Culinary Workers Union, la più grande organizzazione sindacale di tutto lo Stato con oltre 60 mila membri, è stato cooptato dai democratici grazie all’impegno del compianto senatore Harry Reid.

Il Michigan, invece, è la cartina tornasole della rivincita democratica dopo la batosta del 2016. Incapaci di rispondere alla crisi del 2008, l’economia e una crescente disattenzione dei vertici del partito hanno permesso all’opposizione Gop di governare senza troppe difficoltà. Ora, invece, sta avendo luogo qui la rivoluzione del Partito Democratico. La vittoria di Biden nel 2020 aveva riportato il Wolverine State tra i territori colorati di blu nelle mappe elettorali. Le ultime midterm sono state stravinte dai democratici. Il Michigan è quindi l’ultimo tassello riempito dal partito: dopo i Latinos, gli afroamericani e i bianchi moderati anche il Midwest ha la sua importanza nella geografia del voto.

Le voci contrarie e il piano di Biden

La decisione di modificare il calendario delle primarie per le elezioni presidenziali del 2024 ha però trovato la contrarietà di chi verrà “retrocesso”. I democratici del New Hampshire e dell’Iowa continuano a opporsi, anzitutto per il potere perso nella scelta del candidato, ma anche per il disinteresse mostrato dal Partito Democratico verso i loro Stati.

Questi Stati sono preoccupati per le implicazioni finanziarie dello svolgimento delle elezioni al di fuori del loro normale ciclo. Il New Hampshire non potrà nemmeno rispettare i nuovi criteri aggiornati dal Dnc. La maggioranza repubblicana nelle camere statali ostacolerà il passaggio alle nuove primarie volute dal Comitato Nazionale Democratico, rendendo improbabile la transizione al prossimo calendario.

“A livello statale, i repubblicani hanno il governatore, la Camera e il Senato, e tutti hanno detto in modo molto chiaro che queste disposizioni non sono in grado di partire e che non saranno attuate”, ha dichiarato il presidente del partito democratico del New Hampshire, Ray Buckley. “Siamo in una posizione impossibile, senza possibilità di vittoria”, ha continuato.

Biden è intenzionato a proseguire per la sua strada. La novità delle primarie sigilla la preannunciata ricandidatura, non ancora ufficiale, ma diverse volte accennata e ribadita dai suoi consiglieri. Con questo calendario, il Presidente democratico potrà ambire con molta più serenità all’investitura alla convention dell’estate del 2024, confermando la coalizione con i progressisti che Hillary Clinton non ha mai avuto.

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