Elezioni parlamentari in Moldavia: Sandu contro Dodon, duello per il futuro del Paese

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Politica /

Oggi, domenica 28 settembre 2025, la Moldavia è chiamata alle urne per un voto cruciale. Con i suoi 2,4 milioni di abitanti, il Paese deciderà il proprio futuro, scegliendo se accelerare il cammino verso l’integrazione europea o intraprendere una strada diversa. Il voto di stamani in Moldavia si configura come uno scontro frontale tra due visioni opposte del futuro. Da un lato, la presidente europeista Maia Sandu e il suo partito, Azione e Solidarietà (Pas), cercano di difendere la maggioranza parlamentare. Dall’altro, la sfida del Blocco Elettorale Patriottico, un’alleanza di partiti che vogliono mantenere buoni rapporti con Mosca guidata dall’ex presidente e leader del Partito socialista Igor Dodon, sconfitto da Sandu nel 2020.

La tensione è alle stelle dopo che, nelle scorse ore, la Commissione Elettorale Centrale ha escluso dalle urne due principali partiti di opposizione “filo-russi”, “Moldova Mare” e “Șor”. Una decisione controversa – che ricorda da vicino quanto accaduto in Romania – che rischia di polarizzare ulteriormente il Paese, mettendo a rischio la percezione di equità del voto.

Corsa serrata e voto polarizzato

I sondaggi prevedono una corsa serrata: il PAS potrebbe rimanere il primo partito ma perdere la maggioranza assoluta, lasciando spazio a un ruolo decisivo per le formazioni minori. Tra queste, un attore chiave è il Blocco Alternativa di Ion Ceban, sindaco di Chișinău, che pur dichiarandosi pro-europeo, è accusato da molti di voler favorire indirettamente i “filorussi”.

La presidente Maia Sandu e il Papa

La posta in gioco è altissima. Igor Grosu, leader del PAS e alleato di Sandu, ha definito il voto “decisivo per il futuro del Paese, poiché determinerà la direzione della Moldavia per molti anni a venire”. L’architettura istituzionale moldava, che divide il potere tra il presidente (politica estera e sicurezza) e un primo ministro nominato dal Parlamento, rischia di creare uno stallo. Una sconfitta del PAS potrebbe infatti costringere Sandu a una coabitazione forzata con un governo guidato da Igor Dodon.

Lo spauracchio delle ingerenze russe

Secondo la consueta narrazione ripresa dai think tank – come l’Atlantic Council – e dai media occidentali allineati con la presidente Maia Sandu, la Moldova sarebbe nuovamente minacciata da massicce ingerenze russe. Le accuse, che includono cyberattacchi e campagne di propaganda orchestrate dal Cremlino, dipingono il voto come uno scontro geopolitico il cui esito determinerebbe il futuro del Paese: una vittoria dei partiti filo-Bruxelles, secondo questa narrazione, garantirebbe l’integrazione nell’UE, mentre un successo delle forze filo-russe non solo frenerebbe questa prospettiva per la Moldova, ma minaccerebbe anche il percorso europeo dell’Ucraina, creando al contempo una pericolosa nuova minaccia alla sicurezza sul suo confine sudoccidentale

Come osserva su AntiWar il professor Ted Galen Carpenter, importante studioso americano e senior fellow del Cato Institute, la situazione in Moldavia “ha il potenziale per diventare un’altra importante arena della pericolosa lotta geopolitica in corso tra l’Occidente e la Russia. La Moldova – ricorda Carpenter – condivide un confine di 1.222 chilometri con l’Ucraina e il Cremlino staziona attualmente circa 1.500 soldati nella regione secessionista moldava della Transnistria”.

Ingerenze russe? Sì, ma anche di Usa e Ue

In questo contesto, è chiaro che una potenza come la Russia abbia un interesse strategico a sostenere le forze politiche moldave filo-russe, ricorrendo (anche) a strumenti di guerra ibrida. Tuttavia, Mosca non è l’unico attore a condurre ingerenze: il finanziamento di partiti e campagne in Moldavia avviene anche tramite consistenti flussi di capitali, in euro e dollari, provenienti da Stati Uniti ed Unione europea.

Come nota Ted Galen Carpenter,”è chiaro che sia Washington che l’Unione Europea hanno riversato ingenti somme di denaro in Moldavia per sostenere i gruppi “pro-democrazia”, ​​e lo fanno da molti anni. Sebbene l’amministrazione di Donald Trump abbia drasticamente ridotto i finanziamenti previsti per la Moldavia nel prossimo bilancio dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (Usaid)”, osserva, “Washington aveva già stanziato oltre 2,5 miliardi di dollari da quando il paese ha ottenuto l’indipendenza. La cifra per il solo 2024 era di 310 milioni di dollari.  Tra il lancio dell'”operazione militare speciale” russa (l’etichetta di Putin per la sua importante invasione dell’Ucraina) nel febbraio 2022 e il 17 settembre 2024 , Washington ha stanziato 949 milioni di dollari per la Moldavia. Questa generosità è stata concessa a un paese che conta solo 3,6 milioni di persone”.

E non è finita qui perché anche l’Unione europea ha fatto lo stesso. “In un vertice tra i leader moldavi e dell’Ue nel luglio 2025, l’Ue ha concordato lo stanziamento immediato di 270 milioni di euro da un piano di crescita a lungo termine pianificato per la Moldavia da 1,9 miliardi . Tali somme non sono spiccioli, né politicamente irrilevanti.  Un altro afflusso di aiuti da 18,9 milioni di euro ha avuto luogo all’inizio di settembre , appena tre settimane prima delle elezioni moldave, ed è stata una palese interferenza nella politica interna del Paese” afferma Carpenter.

Comunque andrà a finire, osserva lo studioso del Cato Institute, la Moldavia è un paese profondamente diviso. “La mera esistenza della Transnistria – sottolinea – in gran parte autonoma, conferma che non esiste un consenso all’interno della Moldavia per l’adesione all’Ue. Nella migliore delle ipotesi, le fazioni pro-Ue godono di una risicata maggioranza rispetto ai loro oppositori pro-Russia”.

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