L’esito delle ultime elezioni legislative in Thailandia non era affatto scontato. Il Partito Bhumjaithai guidato dal primo ministro Anutin Charnviraku, al governo, ha conquistato un netto vantaggio sul principale sfidante, il progressista Partito del Popolo.
In attesa dei numeri ufficiali, i risultati parziali pubblicati dalla Commissione elettorale del Paese ipotizzano per il Bhumjaithai oltre 190 seggi su 400, più dei 112 accumulati dai rivali riformisti capitanati da Natthaphong Ruengpanyawut e ai 67 del Partito Pheu Thai della famiglia Shinawatra (al governo dal 2023 al 2025).
Ricordiamo che le urne mettevano palio un totale di 500 seggi alla Camera bassa, 400 dei quali eletti in collegi uninominali e i restanti tramite rappresentanza proporzionale, un sistema di “lista di partito”.
Ebbene, dei voti conteggiati per i 100 seggi a rappresentanza proporzionale, il Partito Popolare ha ottenuto il 22%, davanti al 17% di Bhumjaithai e al 16% di Pheu Thai.
Attenzione però, perché è improbabile che la battaglia a tre porti una singola formazione a ottenere una netta maggioranza. Cosa significa? Semplice: le forze politiche sopra citate dovranno quasi sicuramente ricorrere alla creazione di coalizioni per formare il prossimo governo della Thailandia.

Alla ricerca di un nuovo equilibrio
Resta da capire l’aspetto più importante delle elezioni: chi si alleerà con chi per ottenere i numeri necessari e imbastire una coalizione di governo. Il partito Bhumjaithai, considerata la scelta preferita dall’establishment monarchico-militare, ha incentrato la sua campagna sullo stimolo economico e sulla sicurezza nazionale, sfruttando il fervore nazionalista alimentato dai mortali scontri di confine con la vicina Cambogia.
La scelta ha evidentemente pagato più del previsto, visto che il favorito dei sondaggi era il Partito del Popolo. Ruengpanyawut ha già ammesso la sconfitta: “Accettiamo il risultato delle elezioni, ovvero che non siamo riusciti a essere il partito numero uno. Salutiamo il sistema parlamentare e la decisione del popolo. Se Bhumjaithai riuscirà a formare un governo, saremo pronti a fare opposizione”.
Al terzo posto è arrivato il Partito Pheu Thai, che dovrebbe ottenere un numero di seggi compreso tra gli 80 e i 100. “Stiamo ancora aspettando il risultato finale, perché lo spoglio è ancora in corso. Il nostro partito sostiene il principio della democrazia e del parlamento, in base al quale il partito con il maggior numero di voti formerà il governo. Pheu Thai, qualunque sia il ruolo, farà del suo meglio. Rispettiamo la decisione del popolo“, ha dichiarato il leader del partito, Julapun Amornvivat.

Frenata per i riformisti
A questo punto è lecito ipotizzare una coalizione governativa formata dal Bhumjaithai, Pheu Thai e Klatham, arrivato quarto con più di 60 seggi, e composta da oltre 300 parlamentari.
Il Bangkok Post ha scritto che, qualora le proiezioni dei media dovessero essere confermate, sarebbero già pronti i nuovi leader del Paese: Anutin Charnviraku confermato primo ministro (questa volta non più ad interim), Ekniti Nitithanprapas vice primo ministro e ministro delle Finanze, Suphajee Suthumpun ministro del Commercio e Sihasak Phuangketkeow ministro degli Affari Esteri.
La campagna elettorale è stata caratterizzata da slogan populisti e promesse di consistenti sussidi. Risultato: queste politiche, una volta attuate, faranno aumentare il debito pubblico generando un effetto economico negativo. Il Bhumjaithai, in particolare, ha condotto una campagna elettorale basata sul sentimento nazionalista, proponendo al contempo misure di stimolo economico per raccogliere consensi.
Il Pheu Thai, con roccaforti nelle aree rurali del nord e del nord-est delle Thailandia, aveva proposto sussidi di 3.000 baht (95 dollari) al mese per le persone con disabilità e per le persone a basso reddito, oltre 1 milione di baht (quasi 32mila dollari) da assegnare, ogni giorno, a nove persone estratte a sorte.
Il Partito del Popolo, particolarmente apprezzato tra i giovani, aveva invece promesso di revocare la coscrizione militare e di aumentare la produttività degli agricoltori attraverso l’uso della tecnologia. Niente da fare per Ruengpanyawut.


