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Domenica 11 settembre la Svezia va al voto per le elezioni che rinnoveranno il Parlamento di Stoccolma in una fase delicata della storia del Paese. Tutti i 349 seggi del Riksdag, il parlamennto unicamerale del Paese, saranno in palio con i Socialdemocratici del primo ministro Magdalena Andersson che arriveranno al test del voto dopo anni segnati dalla crisi pandemica, dalla discussa risposta del Paese all’emergenza sanitaria, con il rifiuto di imporre restrizioni che è costato migliaia di morti all’inizio del Covid-19, e soprattutto dal recente, decisivo passo della richiesta di adesione alla Nato, che pone termine a due secoli di neutralità iniziata nell’era napoleonica.

Dal novembre 2021, alla caduta del terzo gabinetto guidato da Stefan Lofven, la Andersson guida un governo di minoranza monopartitico di centro-sinistra, con il sostegno esterno del Partito di Centro, del Partito della Sinistra, del Partito verde e del membro indipendente del parlamento Amineh Kakabaveh. I sondaggi danno i Socialdemocratici intorno al risultato del 2018, quando con il  28,3% dei suffragi risultarono il partito più votato per la trentunesima elezione nazionale dal 1917 in avanti ma, al contempo, registrarono il risultato più basso dal 1908, anno in cui durante la fase dell’ascesa raccolsero il 14,6%. Confermare questo trend significherebbe accettare il definitivo ridimensionamento di una formazione che per decenni era saldamente oltre il 45% dei consensi, che assieme alla Spd tedesca è una delle madri della socialdemocrazia europea e ha costruito un modello di welfare estremamente articolato. I Socialdemocratici sono dati tra il 27 e il 30%, ma un sondaggio di fine agosto ha, per la prima volta, indicato il forte riavvicinamento di quella che potrebbe diventare la seconda formazione più votata: il partito dei Democratici Svedesi.

Il giovane veterano Jimmie Akesson lavora da quattro anni per consolidare il boom elettorale del 2018 della formazione sempre più conservatrice e sempre meno sovranista e identitaria che guida da oltre quindici anni: i Democratici Svedesi, membri del Partito dei Conservatori e Riformisti Europei (Ecr) presieduto da Giorgia Meloni e di cui, oltre a Fratelli d’Italia, fanno parte gli spagnoli di Vox e i polacchi di Diritto e Giustizia, sono dati oltre il 20% da tutte le rilevazioni e secondo un sondaggio Sentio del 31 agosto potrebbero addirittura toccare il 24,4% dei suffragi contro il 24,1% dei Socialdemocratici. Probabilmente non andrà così, ma l’ascesa da terzo a secondo partito e il sorpasso sui Moderati, formazione liberale egemone del centrodestra svedesee tra le poche a subentrare al governo ai Socialdemocratici in passato al potere.

Cosa ha prodotto l’ascesa dei Democratici Svedesi? In primo luogo la crisi economica e il dilemma sull’immigrazione, ritenuta incontrollata dai Democratici Svedesi, che seguendo il vicino governo di centro-sinistra danese anche Stoccolma ha provato a governare inseguendo i temi cari alla Destra: Anders Ygeman, ministro per la Migrazione e l’asilo, nel corso di un’intervista rilasciata a The Local, ha dichiarato che in futuro il Paese dovrebbe privilegiare un’immigrazione favorevole al rafforzamento dell’economia nazionale. “Se vuoi venire qui a lavare i piatti per 5.000 corone al mese [meno di 500 euro al mese, ndr]”, ha detto il ministro  “allora mi dispiace, ma non vogliamo sfruttarti. E non vogliamo che quel tipo di immigrazione di forza lavoro influisca sul mercato svedese”, ha sottolineato sdoganando un tema spesso cavalcato dalla Destra.

In secondo luogo, strettamente collegato a questo tema, il problema sicurezza che soprattutto sul fronte della gestione dei quartieri periferici e problematici della capitale sta diventando un’emergenza nazionale.

Infine, molto ha giocato il ruolo di Akesson nel blindare il suo partito da ogni frangia estremista, ripulendolo completamente, e portarlo dal basso a dialogare con le forze politiche nazionali. Tanto che sui Democratici Svedesi non c’è alcun cordone sanitario o “fronte democratico” da tempo: dal 2018 al 2021 ben sette municipalità in Svezia hanno visto la destra conservatrice allearsi con i Moderati e il piccolo Partito Cristiano-Democratico in giunte di centro-destra che Akesson sogna di trasformare nel modello per una futura coalizione di governo nazionale. Today ricorda che “i Democratici Svedesi potrebbero entrare in una coalizione di centrodestra che, sempre secondo i sondaggi, sarebbe testa a testa con un’alleanza di centrosinistra ed ecologista” e in tal senso pesano le parole di Ulf Kristersson, leader dei Moderati, secondo cui Akesson non è un paria ma merita “una seria chance di confronto su ciò su cui siamo d’accordo prima che il governo venga eletto. E valutare se abbiamo una visione comune di ciò che vogliamo raggiungere”.

Le due possibili coalizioni di governo sono date tra il 43 e il 45% sommando i partiti che ne potrebbero far parte e in tal senso diverrebbero decisivi i voti di Partito di Centro e Partito Liberale, dati rispettivamente al 7 e al 5% circa nella media dei sondaggi. La grande svolta è che anche in Svezia, come successo prima in Danimarca e Spagna, un partito conservatore della Destra è ritenuto papabile e sdoganato come formazione di governo. Segno che l’ondata del 2018-2019 non è totalmente rifluita dopo la pandemia e la crisi che ne è seguita, ma ha solo cambiato forma. E i leader come Akesson in Svezia e Giorgia Meloni in Italia, capaci di intuire i nuovi trend e sostituire all’arrugginito sovranista un messaggio conservatore e governista, stanno venendo premiati dalle loro scelte.

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