Nella giornata di oggi, domenica 4 maggio, si terranno, nuovamente, le elezioni presidenziali in Romania. Un voto, quello della Romania, da mesi al centro di controversie e polemiche, dopo l’annullamento, alla vigilia del ballottaggio, delle elezioni dello scorso novembre 2024 da parte della Corte costituzionale, il cui primo turno era stato vinto dal candidato indipendente Calin Georgescu.
In quel caso, le elezioni erano state annullate a causa di presunte interferenze russe su Tiktok, in favore di Georgescu, non ancora del tutto chiarite. Una situazione che però, non ha aveva fatto altro che aumentare la sfiducia e il malcontento popolare dei cittadini romeni verso l’annullamento, percepito come un’ingiusta limitazione alla democrazia, dopo la vittoria al primo turno di un candidato pienamente legittimato – Calin Georgescu, appunto – e l’annullamento del ballottaggio tra questi e la liberale Elena Lasconi.
Un voto sorvegliato: 46 osservatori dell’OSCE in campo
Per queste ragioni, l’allerta degli osservatori nazionali e internazionali è massima, e le elezioni saranno monitorate anche da una squadra di 46 osservatori dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), nell’ambito della missione Limited Election Observation Mission (LEOM). I seggi sono già stati aperti dalle ore 7.00 di domenica e lo resteranno fino alle ore 21.00, mentre per quanto riguarda i cittadini romeni all’estero, il voto è stato anticipato a venerdì 2 e sabato 3 maggio, e oltre 300.000 cittadini romeni hanno già votato, di cui 58.000 solo in Italia.
Dopo l’annullamento delle scorse elezioni, la Romania è stata ed è tuttora caratterizzata da numerose tensioni e proteste, soprattutto in favore di Calin Georgescu, che, dopo l’arresto dello scorso febbraio, aveva radunato fino a 300.000 sostenitori a Bucarest. Tuttavia, com’è ormai noto, Georgescu è stato ufficialmente escluso dalla corsa alle presidenziali dalla Corte costituzionale, per cui non parteciperà, sostituito in corsa da George Simion, il leader dell’Alleanza per l’Unione dei Romeni (AUR), che si è candidato presentandosi come continuatore del movimento di Georgescu.

George Simion e gli altri 10 candidati, ma la popolazione è ancora indecisa
Secondo la maggior parte dei sondaggi, proprio George Simion è considerato favorito alle elezioni con circa il 30-35%. Le sue idee politiche sono in continuità con quelle di Georgescu: euroscettico, nazionalista, sostiene un ripristino dei valori tradizionali, oltre ad aver più volte presentato un’idea di riunificazione della Romania con la Moldavia. Tuttavia, a differenza di Georgescu, George Simion non è mai stato dichiaratamente critico della Nato, e non ha mai nemmeno criticato apertamente le posizioni dell’Unione europea rispetto al conflitto russo-ucraino, e dunque per questo, sebbene su alcuni questioni come diritti civili, vaccini, e la volontà di riunificazione/annessione della Moldavia, si sia mostrato come più conservatore e controverso di Georgescu, la sua candidatura per ora non è a rischio, dato che è senza dubbio un candidato meno scomodo all’establishment, alla Ue e alla Nato.
Oltre a George Simion, ci sono altri 10 candidati: il sindaco di Bucarest Nicusor Dan, liberale ed europeista; Crin Antonescu, politico di lungo corso del Partito Nazionale Liberale (PNL) ed ex presidente ad interim nel 2012; Victor Ponta, ex Primo ministro, ammiratore di figure come Meloni e Tusk; Elena Lasconi, leader dell’USR (Unione Salvate la Romania) che avrebbe dovuto sfidare Georgescu al ballottaggio nel dicembre 2024; Cristian Terhes, del Partito Nazionale Conservatore Romeno, europarlamentare e di idee conservatrici; Hunor Kelemen, presidente dell’Unione Democratica Magiara di Romania, che rappresenta la minoranza ungherese; Mircea Geoana ex vicesegretario generale della Nato; Silviu Predoiu, militare e agente dei servizi segreti; Alexandra Pacuraru, giornalista di Realitatea TV e John Banu, candidato di destra poco conosciuto.


Come anticipato, secondo i sondaggi George Simion è considerato favorito, seguito Nicusor Dan, accreditato al 20% circa, Crin Antonescu, tra il 19 e il 22% e Victor Ponta al 14-15%. Tuttavia, circa il 30% della popolazione fino a sabato 3 maggio, era ancora indecisa, a causa di alcuni temi chiave come l’appartenenza alla Nato, l’Unione europea e la guerra in Ucraina.
Una democrazia in bilico
Negli ultimi mesi la situazione politica della Romania ha suscitato serie preoccupazioni da parte di giornalisti, osservatori e politici di tutto il mondo: l’annullamento del voto di novembre 2024, regolarmente e democraticamente svolto, è apparso a molti come un gravissimo precedente di intromissione nella politica interna di un Paese Ue, in cui la volontà popolare è stata ignorata, causando sempre maggiori tensioni interne. Difatti, in questi mesi la Romania è scivolata al 72° posto nell’indice di espressione della democrazia 2025 (Democracy Index) redatto da The Economist, classificata ora come Paese con “regime ibrido”, in posizione peggiore rispetto a diversi Paesi dell’Africa subsahariana.
Un altro fattore preoccupante è poi il report del World Press Freedom Index 2025 redatto da Reporter Senza Frontiere (Rsf), in cui la Romania si è classificata al 55° posto per libertà di stampa, considerata come Paese con situazione “problematica”. Oltre ad alcuni episodi per nulla rassicuranti degli ultimi giorni, in cui diversi giornalisti che avrebbero dovuto riportare l’andamento delle elezioni, hanno subito ban e limitazioni nel proprio lavoro. Uno scenario instabile e decisamente complesso, dunque, dove la spaccatura interna, se non mitigata, potrebbe mettere e rischio non solo il futuro del Paese, ma sua intera indipendenza politica.

