Elezioni in Moldavia: gli europeisti di Sandu vincono tra ombre e polemiche

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Politica /

Le elezioni parlamentari in Moldavia stanno consegnando una vittoria netta, seppur ancora non definitiva, al Partito di Azione e Solidarietà (PAS) della presidente Maia Sandu, schierato a favore dell’integrazione europea e della Nato. Secondo i risultati preliminari con circa il 93% dei seggi scrutinati, il PAS ha ottenuto il 47% dei consensi, surclassando il Blocco dei Comunisti e dei Socialisti (BCS), di orientamento filo-russo, fermo al 27%. Un vantaggio di venti punti percentuali che non solo supera le previsioni degli analisti, ma semplifica in modo significativo la formazione di un governo di coalizione, garantendo al PAS una solida base da cui proseguire il percorso di adesione all’Unione Europea.

Tuttavia, a questa chiara affermazione politica si accompagnano a una serie ombre che sollevano non pochi interrogativi sulla qualità e la trasparenza del processo democratico.

Un voto a due velocità

Mentre il PAS può contare sul voto, ancora da scrutinare completamente, della diaspora moldava in Occidente (tradizionalmente europeista), che potrebbe spingere il partito verso la soglia della maggioranza assoluta, un’altra porzione di elettorato avrebbe incontrato ostacoli insormontabili. Le autorità della regione separatista filorussa della Transnistria e numerosi osservatori hanno denunciato una serie di azioni da parte di Chișinău che avrebbero di fatto impedito il voto ai cittadini transnistriani.

Nel dettaglio, il Ministero degli Esteri della Transnistria ha riferito che le autorità moldave avrebbero ostacolato l’attraversamento del confine attraverso la Romania.

E non finisce qui. A soli due giorni dal voto, la Commissione Elettorale Centrale avrebbe inoltre ridotto drasticamente il numero di seggi nella regione, spostandone cinque a decine di chilometri di distanza e portando il totale da 41 (nel 2021) a soli 12. Una coincidenza sospetta ha voluto che, in concomitanza con le elezioni, tutti e sette i ponti che collegano la Transnistria al resto della Moldavia fossero chiusi per lavori di riparazione. Questo si somma alla decisione della Commissione Elettorale Centrale di escludere dalle urne due principali partiti di opposizione “filo-russi”, “Moldova Mare” e “Șor”. Una decisione controversa che ricorda da vicino quanto accaduto in Romania.

Le accuse del fondatore di Telegram

A gettare ulteriori ombre sul voto ci sono le dichiarazioni di Pavel Durov, fondatore di Telegram, secondo il quale  la Francia avrebbe fatto pressione su Telegram, la piattaforma di messaggistica fondata dal magnate russo con cittadinanza transalpina, degli Emirati Arabi Uniti e di Saint Kitt and Nevis. Secondo Durov, l governo di Emmanuel Macron gli avrebbe fatto pressione per eliminare dei canali presentati come potenzialmente diffusori di “disinformazione”. O, in altre parole, di poter danneggiare le chances della presidente europeista Maia Sandu di mantenere il potere.

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