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Politica

Elezioni in Israele, Trump si schiera con Netanyahu: “Bibi non vi deluderà mai”

A nove giorni dal voto del 27 ottobre, dopo settimane di silenzio, il presidente americano lancia il suo endorsement al premier israeliano. Un appoggio che può pesare in un Paese dove Trump gode di ampio consenso
TRUMP NETANYAHU

Dopo settimane di attesa, il presidente Usa Donald Trump ha rotto gli indugi. Nella giornata di domenica 18 ottobre, infatti, il presidente degli Stati Uniti ha offerto il suo sostegno pubblico a Benjamin Netanyahu in vista delle elezioni politiche in Israele, in programma il 27 ottobre. Come riporta il Times of Israel, infatti, l’inquilino della Casa Bianca ha affidato a Truth Social un messaggio indirizzato al «grande popolo di Israele», nel quale ha parlato di «completo e totale endorsement» per il premier, definito un «grande primo ministro guerriero» e un partner ancora più grande nella lotta – guerra – contro la Repubblica islamica dell’Iran.

L’atteso endorsement di Trump

La presa di posizione di Trump arriva dopo una fase di apparente distacco tra i due leader, segnata anche da settimane di tensioni e disaccordi sul dossier Iran. Giovedì scorso, ricorda il quotidiano israeliano, Trump aveva dichiarato di non aver «nemmeno pensato» a sostenere un candidato nella competizione elettorale. Ora il repentino cambio di posizione. Nei mesi precedenti, inoltre, tra Washington e Gerusalemme non erano mancate le divergenze circa la politica da attuare nei confronti di Teheran e rispetto al conflitto che Stati Uniti e Israele hanno avviato congiuntamente il 28 febbraio con l’obiettivo di destabilizzare il regime iraniano e di distruggere i suoi programmi missilistico e nucleare. Obiettivo fallito, che ha provocato una grave crisi economica mondiale e un’impennata dei prezzi in tutto il mondo.

Ora il quadro è cambiato. Nel suo post Trump ha legato in modo esplicito il destino del premier alla prosecuzione della campagna contro l’Iran, sostenendo che Teheran è stata «sistematicamente distrutta» sul piano militare e finanziario e che, se non cambierà atteggiamento, «presto finiremo il lavoro». Il messaggio più politico è però un altro: se Israele dovesse avere «il leader sbagliato», cioè chiunque non sia Netanyahu, gli Stati Uniti dovrebbero portare avanti quell’impegno da soli, e il presidente sostiene di non volerlo fare. Parole che suonano come un avvertimento agli elettori israeliani, presso cui il presidente Usa gode di grande simpatia e ammirazione. Trump ha poi elogiato la tenuta del premier, che nei momenti più difficili «non ha ceduto» ma è diventato «più forte», e ha definito questo il tipo di partner che gli Stati Uniti pretendono da Israele.

La reazione di Netanyahu

Il primo ministro israeliano non ha perso tempo. Circa sette minuti dopo il post di Trump ha diffuso un video-montaggio di tutte le occasioni in cui il presidente americano lo ha lodato, con la didascalia: «Grazie, presidente Trump, per l’enorme sostegno e il lavoro congiunto. Insieme porteremo a termine il compito».

In un secondo intervento in ebraico, Netanyahu ha affermato che Trump, «nei prossimi due anni, forse prima», completerà l’eliminazione della minaccia iraniana, ma solo con lui al timone e non con altri candidati. Quello iraniano, ha spiegato, è «il tema più importante» di queste elezioni, in cui è in gioco «l’eternità di Israele». L’appello finale agli elettori è stato diretto: «Ascoltatelo, valutate le sue parole e votate per me».

Un fattore che pesa nella corsa elettorale

L’endorsement del presidente Usa è tutt’altro che irrilevante. Trump è infatti molto popolare in Israele, dove viene percepito come l’alleato più vicino alla causa israeliana a Washington, DC. Per Netanyahu, altresì, che si presenta agli elettori sulla promessa di chiudere la partita con Teheran, poter esibire la benedizione del presidente americano significa trasformare la relazione speciale con Washington nel principale argomento della campagna elettorale, nel quale Bibi è chiamato a rincorrere gli avversari. Il messaggio implicito è che il rapporto personale con Trump sia una risorsa insostituibile per la sicurezza del Paese.

Gli avversari, dal canto loro, provano a disinnescare l’effetto. Secondo il Times of Israel, i principali sfidanti, tra cui Gadi Eisenkot e Naftali Bennett, hanno dichiarato di rispettare il presidente americano ma hanno ribadito che a scegliere i propri leader saranno soltanto gli elettori israeliani.

Integrazione in crescita tra Usa e Israele

Sotto la guida di Donald Trump e Benjamin Netanyahu, la partnership tra Stati Uniti e Israele ha conosciuto un ulteriore e marcato rafforzamento, al punto che diversi osservatori parlano ormai di un vero e proprio «esercito comune»: un’integrazione operativa, di intelligence e industriale che va ben oltre la tradizionale alleanza strategica tra i due Paesi.

Ne è l’ultima conferma il maxi-pacchetto di armamenti da 2,8 miliardi di dollari che l’amministrazione Usa starebbe preparando per Israele, come riporta il Washington Post, citando un funzionario americano a conoscenza del dossier. Si tratterebbe della più grande vendita di bombe da 2.000 libbre (circa 900 kg) degli ultimi anni: 40.000 ordigni, di cui 20.000 MK-84 e 20.000 BLU-117, cui si aggiungerebbero 20.000 testate penetranti I-2000, pensate per colpire strutture fortificate o sotterranee. Washington e Tel Aviv sempre più connesse con Trump e Netanyahu alla guida, nonostante i vari scontri dietro le quinte.

Fonti:

Berman, Lazar, Stav Levaton, and Times of Israel Staff. “Trump Offers ‘Warrior’ Netanyahu ‘Complete and Total Endorsement’ for Reelection.” The Times of Israel, October 18, 2026. https://www.timesofisrael.com/trump-offers-warrior-netanyahu-complete-and-total-endorsement-for-reelection/.

Andrea Muratore, “Usa-Israele, un solo esercito: Tel Aviv ancora più forte nei centri del potere americani,” InsideOver, May 30, 2026, https://it.insideover.com/tecnologia/usa-israele-un-solo-esercito-tel-aviv-ancora-piu-forte-nei-centri-del-potere-americani.html.

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