Tempo di elezioni in Canada, dove la polarizzazione politica emersa negli Stati Uniti con le presidenziali del 2016 rischia di trovare ulteriore terreno fertile. Per ora, la maggioranza degli elettori si è spesso contraddistinta per assecondare l’ideologia progressista, ma la sensazione è che dalla giornata di domani più di qualcosa possa cambiare.

Perché se Justin Trudeau, nel tempo, è divenuto un modello per tutta la sinistra occidentale, campione dell’internazionalismo, che dinanzi a sé sembrava avere solo un’autostrada politica priva di ostacoli, dall’altra parte qualcosa si è rotto nell’incantesimo canadese. E gli eventi hanno fatto sì che la sua figura venisse ridimensionata. Un po’ com’è successo in Europa con Emmanuel Macron. Mentre il quarantenne Andrew Scheer ha iniziato davvero a confidare nel miracolo.

Se Justin Trudeau rappresenta plasticamente la sinistra del domani, Andrew Scheer è una sorta di balzo indietro nel conservatorismo. Sulla sua piattaforma elettorale si parla, oltre che di libertà, di protezionismo economico. Dopo quella offerta da Boris Johnson, insomma, Donald Trump può trovare un’altra sponda anglosassone, con qualche elemento di sovranismo populista. Ma bisogna che le elezioni confermino quello che in questi anni gli analisti hanno solo potuto supporre, ossia che l’enfant prodige Trudeau, che può contare sulle incondizionate simpatie di Barack Obama, per dirne una, stia davvero percorrendo una discesa ripida. Quella da cui potrebbe non rialzarsi con estrema facilità. Sono i sondaggi a disegnare una parabola che non può tranquillizzare gli animi del primo ministro uscente e dei suoi sostenitori.

Stando a quanto riportato dagli ultimi sondaggi, è infatti lecito parlare di un serrato testa a testa. La formazione politica di Scheer, cioè i conservatori, ha un vantaggio tanto risicato quanto rimarcabile: 2 punti percentuali. I liberali di Trudeau, invece, si attestano attorno al 30%. Numeri che non bastano a determinare il quadro, ma che segnalano come il Presidente del Canada sia comunque chiamato a fare una valutazione di quanto accaduto in questi quattro anni: se andasse davvero come segnalato della rilevazioni, Justin Trudeau avrebbe perso quasi 10 punti percentuali in meno di cinque anni. In ausilio del leader liberale, però, può arrivare il sistema elettorale canadese, che differisce dal nostro, ma che tiene in considerazione le maggioranze parlamentari. La scacchiera delle alleanze, insomma, può fare da salvagente.

I primi indiziati per contrarre un accordo sull’esecutivo, come approfondito sempre sulla fonte sopracitata, sono i Democratici e gli ecologisti dei Verdi. Un centrosinistra allargato, insomma, può consentire a Trudeau di rimanere in sella nonostante tutto. Il discorso cambia in relazione ad Andrew Scheer, che è originario di Ottawa come il suo rivale, se non altro perché gli attori politici con cui può dialogare sono meno e, soprattutto, sembrano destinati a pesare poco in termini di scranni conquistati. Il fatto di arrivare dinanzi ai Liberali, insomma, può lasciare l’amaro in bocca: l’esito finale può declinarsi in una vittoria di Pirro. Resterebbe, comunque, il fatto di essersela giocata quasi alla pari.

Sappiamo quali siano le spade di Damocle che si sono abbattute sul percorso intrapreso dal leader progressista: dalla fotografia della “brownface” al presunto favoreggiamento che è stato ventilato. In tutto il mondo anglosassone, gli scandali hanno una funzione per nulla relativa in termini di credibilità. Ma per far sì che Justin Trudeau sparisca dall’agone, i canadesi dovrebbero bocciarlo di netto, relegandolo in una posizione del tutto minoritaria.

Crediamo sia possibile evidenziare la difficoltà che un fenomeno del genere venga registrato, per quanto le più grosse novità elettorali, in questo quinquennio, siano provenute proprio da Stati Uniti e Gran Bretagna. Escludere l’avvento di una rivoluzione conservatrice sarebbe azzardato. E i paragoni tra Andrew Scheer e Donald Trump si sprecano: anche Hillary Clinton pareva distare dalla Casa Bianca pochi centimetri. Sappiamo com’è andata a finire.

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