Il Brasile è stato la sede di elezioni molto tese l’anno scorso, probabilmente le più tese del ventunesimo secolo, che sono culminate nell’attacco al Congresso del 7 gennaio e nella successiva apertura di un processo contro l’ex presidente Jair Bolsonaro.
InsideOver ha incontrato Eduardo Bolsonaro, deputato federale, presidente della Commissione per gli affari internazionali e la difesa nazionale e figlio dell’ex presidente, per discutere di quello che sta accadendo in Brasile, della sua visione politica e delle guerre culturali che stanno attraversando l’Occidente.
Onorevole Bolsonaro, cosa l’ha portata in Italia?
Avevo un’agenda politica. Volevo capire il funzionamento del vostro parlamento, il ruolo e le funzioni del vostro primo ministro, perché mentre in Italia avete il parlamentarismo, in Brasile abbiamo un sistema presidenzialista, dunque le cose funzionano un poco diversamente.
Il mio principale obiettivo era di sapere di più del vostro sistema, della vostra esperienza politica, ma anche del vostro conservatorismo di destra e del vostro primo ministro, Giorgia Meloni, perché la sinistra in Brasile pone le stesse sfide che pone in Italia: fa le stesse cose, “grida” lo stesso contenuto. La sinistra utilizza lo stesso tipo di discorso ovunque. Perciò, quello che dicono in Brasile è uguale a ciò che dicono in Cile, in Messico, negli Stati Uniti, in Italia e così via.
Avere il vostro know-how e sapere che strategia è stata impiegata in Italia per battere la sinistra potrebbe essere molto utile per noi. Non abbiamo per forza bisogno di imparare dalle vostre vittorie, a noi interessano anche i vostri sbagli. Penso che questo, sì, sia l’obiettivo principale: avere il know-how.
Il secondo obiettivo aveva a che fare col networking. In Brasile stiamo organizzando la Conservative Political Action Conference, il più grande evento mondiale del conservatorismo, dal 2019. La speranza è di organizzare l’edizione di quest’anno entro la fine di settembre e stiamo considerando di invitare politici e influencer italiani di destra. Vorremmo che parlassero di geopolitica, di argomenti riguardanti la destra e la sinistra oppure di altri temi sentiti in Europa, come la guerra tra Russia e Ucraina.
Lula ha vinto le elezioni, ma con un margine ristretto: 50,9% contro 49,1%. È un risultato che dà l’idea di un Paese profondamente polarizzato, un Paese diviso in due, quindi vorrei chiederle: che aria si respira in Brasile?
Il clima politico è bollente, principalmente perché queste ultime elezioni sono state uniche. Davvero. Per la prima volta nella storia del Brasile c’è stato un candidato, Jair Bolsonaro, a cui è stato impedito dalle corti elettorali superiori di fare campagna in televisione.
Il 7 settembre, nel mezzo della campagna elettorale, furono organizzate diverse manifestazioni a favore di Jair Bolsonaro a Brasilia, Rio de Janeiro, San Paolo e in altre città, partecipate da molte persone vestite di verdeoro. Stiamo parlando di una delle più grandi dimostrazioni popolari a sostegno di un politico nella storia brasiliana. Che è successo? Che a mio padre è stato vietato dalla corte di mostrare queste immagini. Così come gli fu vietato di fare dirette da casa e di mostrare i discorsi fatti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Hanno potuto tutti i presidenti precedenti, tranne Bolsonaro. È incredibile. E continuano a ripeterci che questa è una democrazia.
Che opinione ha delle teorie sulla frode elettorale?
Potrei elencare una ventina di problemi legati alle passate elezioni, ma mi focalizzerò su uno soltanto. Il Brasile è l’unico paese al mondo in cui le elezioni sono condotte interamente per mezzo del voto elettronico, ovvero le schede sono contate e registrate da macchine.
La cosa strana è questa: in alcuni distretti elettorali i candidati del partito di Bolsonaro hanno preso anche il 40%, ma per lui, il presidente, non era presente neanche un voto, zero. È come se alle parlamentari italiani quaranta persone votassero per la Lega o per Fratelli d’Italia, ma al momento del conteggio non risultassero. E le cose strane non finiscono qui.
Ci sono persone che dicono di aver votato per Bolsonaro, ma che nel loro distretto non sono stati registrati voti per lui. Alcuni politici, come Nikolas Ferreira, hanno iniziato a dare visibilità su Twitter a queste lamentele, chiedendo alla giustizia di investigare. E cos’è accaduto? Un tribunale ha bannato l’onorevole Ferreira dai social media.
In effetti, è una situazione preoccupante.
L’unica risposta a tutte le domande che avevamo e che abbiamo sulle elezioni è stata ed è la censura. Dieci membri del congresso sono stati messi a processo soltanto per aver chiesto che venissero eseguite delle indagini. Se la gente protesta contro questo tipo di comportamento, la sinistra risponde dicendo che si tratta di gesti antidemocratici.
Gesti antidemocratici, questa è la nuova narrazione della sinistra. Diamo uno sguardo alla Bolivia: hanno spedito l’ex presidente Jeanine Áñez in prigione con la scusante delle azioni antidemocratiche. E la stessa narrazione che si riscontra in Brasile sta venendo utilizzata negli Stati Uniti.
Molta gente non è consapevole di questi fatti e la ragione è questa: la sinistra domina i media. Tutte le percezioni e le prospettive che potreste avere in Europa sul Brasile sono plasmate dalle visioni del panorama mediatico brasiliano dominato dalla sinistra. Considerato che i media europei sono anch’essi egemonizzati dalla sinistra, gli stessi contenuti, gli stessi titoli e le stesse narrazioni promosse dai media brasiliani vengono riproposte da El Pais in Spagna, da Le Monde in Francia, dal The Guardian nel Regno Unito e così via.
Un’altra cosa che vorrei chiarire è questa: c’è uno youtuber argentino che parla degli argomenti che abbiamo toccato in questa intervista e i cui video sono censurati in Brasile. Se una persona che risiede in Brasile volesse guardare i suoi video, semplicemente non potrebbe – sono sottoposti a censura. In Brasile abbiamo deputati, persone come me, che sono state processate o incarcerate a causa delle loro opinioni. Imprigionamenti avvenuti a dispetto dell’Articolo 53, che prevede l’immunità civile e penale per senatori e deputati che esprimono le loro convinzioni.
C’è un deputato, Daniel Silveira, che è stato incarcerato e condannato per aver postato dei video in cui utilizzava le parole forti nei confronti della corte suprema. Era stato condannato inizialmente a nove mesi, poi aveva ricevuto il perdono presidenziale, che è stato annullato da Lula, e oggi la sentenza è stata aumentata a nove anni. Nove anni in prigione per una serie di video considerati “antidemocratici”.
Stanno accadendo cose incredibili in Brasile. La censura e la persecuzione non colpiscono soltanto i politici, ma anche i giornalisti. Dei giornalisti brasiliani operanti negli Stati Uniti si sono visti il passaporto ritirato. Come si può chiamare un sistema che incarcera politici, esilia giornalisti e fa ampio uso della censura? Dittatura. Le cose che accadono qui stanno succedendo solo in paesi come Cuba, Iran, Nicaragua e Venezuela. Sfortunatamente, parte del sistema mediatico e dei partiti di sinistra supporta questo processo.
È preoccupato per il processo a suo padre? La sua storia rassomiglia a quella di Donald Trump: prima una sconfitta nel corso di elezioni contestate e poi dei tentativi di ostacolarne la carriera politica muovendogli contro il sistema giudiziario.
Ovviamente lo sono. Non possiamo accettare che tutto ciò sia normale. Ha invitato un dittatore riconosciuto come Maduro in Brasile. I giudici che stanno processando mio padre sono gli stessi che rilasciano in libertà pericolosi spacciatori di droga. Non è giusto.
La polizia ha fatto irruzione in casa di mio padre per scattare delle foto ai suoi documenti vaccinali. È probabile che sia stato l’unico, in questo paese di duecento milioni di abitanti, a ricevere una visita dalla polizia federale per questa ragione. E se questa non è persecuzione, allora cos’è? Questa non è una democrazia. Voglio che la polizia federale dedichi le stesse risorse alla caccia ai criminali e ai politici corrotti. Se ci fosse stato denaro sporco in casa di mio padre, non starei parlando adesso, perché mi vergognerei, ma non c’era nulla.
Diamo, invece, uno sguardo a Lula. È uscito di prigione non perché innocente, ma per una formalità. Il giudice della corte suprema, infatti, ha sentenziato che Lula dovesse rispondere dei suoi crimini presso la corte di São Paulo, non di Curitiba. Perciò, l’intero processo è stato annullato e Lula è stato rimesso in libertà perché tutti i crimini di cui era accusato, nel frattempo, erano andati in prescrizione.
Lula non è stato rilasciato perché innocente, non lo è, ma per una formalità. È stato condannato in prigione, incarcerato, destituito, e infine è stato rimesso in libertà, reso eleggibile, e ha vinto le elezioni. Perciò la gente sta scendendo in strada per mostrare supporto a Jair Bolsonaro, mentre Lula non può. Può scendere in strada soltanto fuori dal Brasile e nemmeno ovunque: quando è andato in Portogallo c’è stata una grande manifestazione contro di lui, la gente lo accusava di essere un ladro e un criminale.

Lei è stato molto presente e attivo in politica estera durante la presidenza di suo padre, in particolare per quanto riguarda i rapporti con Stati Uniti e Israele. Qual è la sua visione del mondo? E dove si posiziona il Brasile in questa visione?
Vedo l’Occidente come in declino, principalmente a causa di queste guerre culturali tra la sinistra e la destra. La sinistra non conquista più il potere con le pistole, ma infiltrando le istituzioni e le strutture democratiche. La sinistra conquista le università, i luoghi in cui vengono formati gli accademici, i pensatori e i politici di domani.
Nelle università dominate dalla sinistra i professori non insegnano, ma fanno propaganda su questioni politiche e identitarie. Stiamo parlando di un problema che è circoscritto al Brasile, ma che è diffuso in tutto l’Occidente.
La sinistra lavora per dividere le società in minoranze contrapposte, che possono essere sessuali, etniche e così via, e poi cerca di guadagnare il loro supporto. Questo è il motivo per cui le nostre società sono così polarizzate oggigiorno. Non c’è più dibattito. Un esempio: in Brasile, ora come ora, essere contro l’Affirmative Action equivale a venire accusati di razzismo, pur essendo tutti misti dai tempi dell’Impero portoghese.
Esiste il razzismo in Brasile? Certo. Ma il fenomeno non è forte come negli Stati Uniti, non abbiamo i loro stessi problemi. Più una società è sviluppata, meno ha bisogno di politiche come l’Affirmative Action. In Brasile ci sono eguali opportunità per tutti e lo dimostrano i numeri: l’entrata in vigore dell’Affirmative Action non ha prodotto cambiamenti nei posti in cui ha trovato applicazione. Nessun cambiamento in dieci anni. Che significa? Che è una politica inefficace. Ha aiutato solo dei politici, che così possono dire di aver fatto qualcosa per i neri.
Vogliamo parlare di controllo delle armi? Durante l’amministrazione Bolsonaro è stato registrato il più importante declino dei reati nella storia del Brasile. Un risultato conseguito aumentando l’accesso dei civili alle armi da fuoco, una politica che ai criminali diceva questo: “pensaci due volta prima di fare un crimine, perché la potenziale vittima potrebbe essere armata”.
Quattro anni di Bolsonaro hanno portato a una riduzione del 24% dei tassi di omicidio. Il Wall Street Journal ha scritto un articolo su questo tema, mostrando l’evoluzione al ribasso della curva. Ora, facciamo una scommessa: a fine anno dà uno sguardo alle statistiche sui reati, le vedrai in crescita rispetto al 2022. Lo so perché Lula sta seguendo le politiche opposte, dato che alla sinistra non interessa della realtà, ma solo della narrazione.
Il popolo del Brasile è schierato con l’Occidente e coi suoi lavori. Vogliamo proteggere la nostra nazione, le nostre famiglie e la nostra libertà. Sfortunamente il nostro attuale presidente, Lula da Silva, è a favore della Cina – persino le autorità americane lo sanno e hanno ammesso che ha adottato lo stesso tipo di discorso che può essere trovato nella Russia di Putin o in Cina. Lula è contro il dollaro, ha autorizzato le imprese brasiliane a utilizzare lo yuan cinese e ha anche consentito a delle navi iraniane sanzionate dagli Stati Uniti a sostare nel porto di Rio. Forse in futuro, a causa di tutte queste politiche, il Brasile potrebbe ricevere sanzioni dagli Stati Uniti.
È stato il deputato più votato della storia del Brasile. Ha molta popolarità ed esperienza internazionale. Porta avanti una visione che, come si è visto alle ultime elezioni, è sostenuta da quasi il 50% dei brasiliani. Ha in serbo di candidarsi un giorno per la presidenza?
È una cosa alla quale attualmente non sto pensando. Adesso dobbiamo lavorare per Jair Bolsonaro, il vero presidente, affinché torni al potere. E poi, ecco, me? Sono ancora troppo giovane, ho trentotto anni. Forse in futuro, non saprei.
In politica, solitamente, decidiamo sul dà farsi uno o due anni prima delle elezioni. Ma una cosa posso dirtela: adesso non ci sto pensando, sebbene alcune persone me l’abbiano suggerito.

