Elena Basile: che cosa si può fare per fermare chi vuole un Vietnam in Europa

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Pubblichiamo la seconda parte di un intervento di Elena Basile, già ambasciatrice d’Italia in Svezia e in Belgio, editorialista e autrice di molti libri di narrativa (da Donne, nient’altro che donne del 1995 a Frammenti di Bruxelles del 2024) e di saggi (L’Occidente e il nemico permanente, 2024). Qui la prima parte.

Sembrerebbe oltremodo preoccupante la reazione occidentale all’incursione di droni russi in Polonia. Al fine di analizzare la politica internazionale dobbiamo partire dal presupposto che le strategie siano razionali. Non si comprende perché la Russia, vincitrice sul campo militare in Ucraina, dovrebbe provocare i membri della NATO, mandare droni senza obiettivi specifici verso l’alleato bielorusso e poi in Polonia. Difficile capire le ragioni dell’avviso dato da Minsk a Varsavia nel caso si fosse trattato di un attacco intenzionale russo. Appare invece illuminato dalla coerenza il tentativo ucraino, e dei cosiddetti Paesi volenterosi europei di fabbricare alibi al fine di giustificare il rafforzamento di truppe e di armi sul confine orientale, obbligando Washington a restare e a aumentare la propria presenza.

L’allerta di una guerra imminente inoltre manipola il consenso a favore del piano RearmEU e del conseguente indebolimento di quel che resta dello Stato sociale. Pone le basi per il trascinamento di una America riluttante in guerra. Sebbene l’obiettivo di un conflitto Nato contro una potenza nucleare sia difficile da accettare, la catena di eventi a cui assistiamo non ci tranquillizza. L’Europa non è
mai stata così priva di sicurezza. Stiamo creando un nemico temibile alle nostre porte. Lo minacciamo costantemente affermando che le truppe di Paesi membri della NATO saranno inviate in Ucraina, costruendo in Polonia e Germania eserciti potenti, aumentando la presenza militare al fianco EST della NATO, dichiarando che l’UE tra 4/5 anni sarà pronta per una guerra.

Gli equilibri della guerra fredda si erano già rotti in precedenza. L’entrata di Svezia e Finlandia è stata l’ultima picconata data al sistema di sicurezza in Europa. Sembrerebbe che le potenze europee vogliano fare di tutto affinchè Mosca attacchi rapidamente prima che il riarmo sia compiuto. Queste incongruenze da film Hollywoodiano portano la maggioranza degli analisti, e del ceto moderato che vota la destra e il centro-sinistra, a credere che non vi è un vero pericolo di guerra. Il teatro serve soltanto a far continuare la guerra in Ucraina, il massacro degli ucraini come dei russi, (gli strateghi militari concordano tuttavia che il rapporto dei caduti è a totale svantaggio ucraino).

Vogliamo un nuovo Vietnam in Europa per sfiancare Mosca e scommettere che ceda. Purtroppo la Storia dovrebbe avere insegnato che non ci sono certezze su come gli eventi accadono e che strategie rischiose, come quelle scelte dall’Occidente bellicista, possono portare a incidenti e a concatenazioni di eventi non controllabili. Rimango per questo allibita al pensiero che tanti esponenti della classe dominante occidentale, includerei accademici, giornalisti e diplomatici, non si accorgano di quanto instabile sia divenuto il mondo. L’ideologia non può accecare. Le preoccupazioni per i figli e le generazioni future non dovrebbero essere una priorità?

L’alibi del nucleare iraniano

In Medio Oriente il volto brutale dell’impero americano è ormai riconosciuto dalla maggioranza del centro-sinistra. Resta in piedi tuttavia il disegno politico, incoraggiato dallo spazio mediatico, di fare una differenza tra i due conflitti: in Ucraina e in Medio Oriente. Si paragona un criminale di guerra, artefice del genocidio di GAZA e delle atroci violenze in Cisgiordania, delle violazioni ripetute del diritto internazionale, di guerre mafiose e terroriste contro i vicini, (con l’attacco di Doha sono stati aperti otto fronti militari), a Putin che conduce una guerra contro l’esercito ucraino, rafforzato dall’intelligence e dalle armi NATO, con
bombardamenti a infrastrutture militari e civili e morti civili ucraini in numero inferiore, fino a prova contraria, rispetto alle vittime civili nelle guerre dell’Occidente.

È un peccato che l’elettorato borghese, moderato resti cieco di fronte alla manipolazione dell’opinione pubblica. Putin non è Netanyahu, leader accolto al congresso USA con una standing ovation e col quale gli esponenti della destra europea sognano di potersi fare un selfie. La repressione brutale degli autonomisti e terroristi ceceni ha potuto configurare crimini di guerra. Eppure c’è da chiedersi, come reagirebbe uno Stato minacciato dal terrorismo e da spinte separatiste e autonomiste nel caso sapesse che le insurrezioni autonomiste sono aiutate se
non pilotate da un Paese nemico.

Non ho documentazione sufficiente oppure non ho avuto modo di studiarla per capire se gli omicidi di cui Putin è accusato siano reali oppure un portato della propaganda. So tuttavia che il conflitto ucraino non ha nulla a che vedere col genocidio di Gaza. Lo sappiamo tutti e dovremmo stigmatizzare paragoni menzogneri. L’Ucraina e Gaza non si possono analizzare se si prescinde dal disegno di dominio imperialistico occidentale come si è modulato nella Storia. Rifiutiamo le istantanee che uccidono la complessità. La distruzione della cultura è il primo fattore dell’autoritarismo delle oligarchie liberali.

In Medio Oriente è ormai evidente che il nucleare iraniano sia divenuto un alibi per gli attacchi contro Teheran e lo stabilimento di un nuovo ordine regionale. Il Paese aveva sottoscritto il JCOA nel 2015 e si era obbligato al rispetto del tetto del 3,67% dell’arricchimento di uranio. Il JCPOA coinvolgeva i 5 memmbri del CDS ONU più Germania e Europa. L’uscita unilaterale di Trump dal Trattato nel 2018 ha reso gli obblighi vani. Teheran è tuttavia tornata a negoziare con l’AIEA e sottoscriverebbe nuovamente il JCOA con obblighi equi, non assimilabili al diktat dell’arricchimento zero di uranio imposto da Trump. Gli E3 hanno promesso nuove sanzioni mentre Cina e Russia, durante lo scorso Vertice SCO di Tjanin, hanno difeso l’Iran contestando la legittimità giuridica delle sanzioni occidentali. Il Paese sarebbe comprensibilmente pronto a negoziare al fine di evitare le minacce esistenziali a cui lo sottopone l’esibizione costante di muscoli dell’impero. Le azioni occidentali attraverso la pedina atlantica Israeliana sono palesemente contrarie al Diritto Internazionale.

L’assalto all’America Latina

Trump, grazie a Rubio che assomma le funzioni di Segretario di Stato e Consigliere per al Sicurezza Nazionale, ha aggiunto l’America Latina quale obiettivo delle politiche neo-conservatrici in Eurasia e in Medio Oriente, sintetizzabili nella strategia della forza contro il Diritto Internazionale al fine di ottenere cambiamenti di regime e la sottomissione di governi ancora non vassalli alle richieste mafiose relative alle fonti di energia e alle materie prime. L’attacco al Venezuela è in fase di preparazione. Il nuovo ordine regionale attende. Nulla è cambiato. La continuità con Bush ma anche con Clinton e Obama è evidente. Forse l’hard power prevale sul soft power ma gli obiettivi di dominio a spregio delle norme onusiane sono gli stessi.

L’Europa e i media del democratico Occidente sono pronti a nuove condanne verbali delle aggressioni trumpiane. Di fatto la classe politica europea si allinea alla postura bellicosa e eversiva degli Stati Uniti. Nel recente passato Bruxelles ha sostenuto i tentativi di cambiamento di regime a Caracas con sanzioni e l’appoggio al candidato fantoccio statunitense, Guaidò. I nuovi valori occidentali sembrano oggi includere il dominio dei Paesi sovrani attraverso il ricatto della violenza. La propaganda contro il narcotraffico venezuelano, accusa arbitraria, non documentata, prepara il terreno alla nuova aggressione e al battesimo della rinnovata Dottrina Monroe.

Gaza costituisce l’incrinatura dalla quale partire per aprire gli occhi anche all’elettorato moderato sottolineando come la postura occidentale sia contraria agli interessidella maggioranza della società civile europea e americana. Il PD della Schlein nel caso esista, AVS e i 5 stelle, insieme alle numerose e dinamiche isole del dissenso che hanno arricchito la manifestazione per la pace del 5 aprile scorso, per non tradire la fiducia di tanti, potrebbero costituire una istanza politica che smaschera il disegno imperialista appoggiato dalle lobby della finanza, delle armi e di Israele. Il lavoro è lungo perché concerne le alleanze con i movimenti e le forze politiche in Europa. È tuttavia vitale a mantenere accesa la fiaccola della speranza. Anche di qui passa il ritorno alla nostra umanità.

(2.fine)