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Militari e poliziotti armati si sono schierati questa domenica nel parlamento di El Salvador accompagnando il presidente Nayib Bukele in aula con l’obiettivo di mettere pressione sui deputati affinché approvassero i suoi piani per la sicurezza.

“Ora credo che sia evidente chi ha il controllo della situazione e le decisioni che prenderemo le metteremo nelle mani di Dio. Preghiamo” ha detto Bukele ai pochi deputati presenti, secondo quanto riportato dal  giornale El Diario de Hoy. “Se questi svergognati non approveranno il Piano di controllo territoriale torneremo a riunirci qui la prossima domenica”, ha poi dichiarato di fronte a una folla di simpatizzanti riunita nelle prossimità del Congresso.

Secondo Reuters, il direttore della polizia ha finora giustificato l’ingresso nel parlamento delle forze di sicurezza come una normale scorta al presidente. Ma il dispiegamento è stato duramente condannato da organizzazioni per la tutela dei diritti umani come Human Rights Watch e Amnesty International, mentre l’Alto Commissariato per i Diritti Umani dell’Onu ha richiamato tutte le parti al rispetto delle istituzioni democratiche, delle leggi e dell’indipendenza dei poteri dello stato.

Il piano di contrasto alle Maras

Al centro della disputa politica si trova il Piano di controllo territoriale, una strategia elaborata dal governo salvadoregno in risposta ai gravi problemi di sicurezza che affliggono il paese, considerato uno più violenti al mondo a causa della estesa e radicata presenza di gang criminali come MS13 e Barrio18.

Politico di 37 anni che con la sua elezione lo scorso febbraio ha rotto il tradizionale bipolarismo del paese centroamericano, Bukele ha posto il contrasto alle Maras come la priorità del governo. La sua politica comprende una serie di misure volte a colpire le gang sia a livello organizzativo che nei loro portafogli. Tre giorni dopo il suo insediamento, 2.600 agenti di polizia e 3mila militari erano stati inviati per le strade delle principali città con l’obiettivo di riprendere il controllo del territorio. Una tattica reputata efficace dal governo, dato che il ministro per la Sicurezza ha dichiarato che durante il 2019 ci sarebbero stati quasi mille omicidi in meno rispetto all’anno precedente.

Ad agosto, Bukele aveva così presentato la terza fase del suo Piano di Controllo Territoriale, contenente una richiesta di un prestito di 109 milioni di dollari al Banco Centroamericano di Integrazione Economica (Bcie) per ammodernare gli equipaggiamenti di polizia ed esercito.

Il 27 gennaio, secondo quanto spiega Bbc Mundo, la maggioranza dei parlamentari aveva approvato la richiesta di negoziati con il Bcie. Ciononostante, tre giorni più tardi, il partito di destra Arena – a cui appartengono 37 degli 84 deputati – aveva ritirato il suo appoggio alla risoluzione, con la giustificazione che l’argomento richiedesse un maggior approfondimento.

Il contrasto tra esecutivo e legislativo

Questo passo indietro ha messo in difficoltà il presidente che, nonostante goda di un livello di approvazione molto alto nel paese, può contare solo su 10 deputati del partito Gran Alianza por la Unidad Nacional (Gana). Il resto del parlamento è invece controllato principalmente dai partiti di destra Arena e di sinistra Fronte Farabundo Martí per la Liberazione Nazionale (Fmln), da cui fu cacciato lo stesso Bukele .

Lo scorso giovedì, il consiglio dei ministri salvadoregno aveva così convocato una sessione straordinaria dell’Assemblea legislativa per ottenere il via libera, basandosi sul comma 7 dell’articolo 167 della Costituzione.

Secondo quanto riporta Bbc Mundo, il legislativo ha però rifiutato la convocazione in quanto l’approvazione di un prestito non può essere considerato una “emergenza costituzionale”. Da qui la decisione del presidente di tentare la prova di forza, ricordando venerdì 7 febbraio come i cittadini avessero “diritto all’insurrezione”.

Nei giorni passati, alcuni deputati di Arena e del Fmln avevano anche dichiarato che le forze di sicurezza si erano presentate alla loro porta di casa con l’obiettivo di portare i deputati al parlamento con la forza. Nidia Díaz, portavoce di una fazione del Fmln, ha stigmatizzato come almeno 12 di loro avrebbero ricevuto pressioni in tal senso. “Condanniamo e denunciamo alla comunità nazionale e internazionale la persecuzione politica ai deputati eletti dal popolo da parte del governo di Bukele e lo riteniamo direttamente responsabile di ogni violazione ai loro diritti,” ha dichiarato a El Diario de Hoy.

Bukele spera che le prossime elezioni parlamentari previste per il 28 di febbraio cambino radicalmente questo scenario. “Mi è piaciuto vedere questi scranni vuoti. E’ stato facile immaginarli pieni di persone oneste che lavorino per il popolo. Magari dopo il 28 febbraio, quando il popolo deciderà,” ha twittato ieri dopo la sfilata con i militari nel parlamento.

Ma prima di quella data, spetterà all’attuale congresso valutare la terza fase del Piano di Sicurezza. A partire da oggi, l’aula è infatti convocato per decidere se accettare le richieste di Bukele o meno.