El Salvador, laboratorio politico del XXI secolo

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Per anni, il nome di El Salvador è stato sinonimo di violenza, emigrazione di massa e potere delle gang. Oggi il piccolo Paese centroamericano è al centro di un esperimento politico che divide le cancellerie occidentali ma affascina osservatori, investitori e cittadini comuni: un mix di guerra totale alla criminalità, rivoluzione digitale e ridefinizione dell’identità nazionale.

Visitare El Salvador nel 2025 significa entrare in un Paese che sta cercando di scrollarsi di dosso la propria biografia. Le statistiche sulla criminalità sono crollate, le strade delle grandi città – un tempo dominio delle maras – sono tornate a riempirsi di famiglie e turisti, e il governo rivendica apertamente un modello alternativo a quello liberal-progressista dominante in Occidente.

Al centro di questo processo c’è Nayib Bukele, il presidente che ha trasformato la sua figura in brand politico globale, contestato fuori dai confini ma fortemente popolare all’interno.

La normalizzazione della vita quotidiana

Chi arriva a San Salvador trova un Paese in cui il tema della sicurezza non è più solo statistica, ma esperienza quotidiana. Al tramonto, i quartieri commerciali restano pieni, i ristoranti sul mare lavorano fino a tarda notte, e i racconti dei cittadini convergono su un punto: “Prima qui non si usciva, oggi sì”.

La svolta è legata alla strategia del governo contro le gang: stato d’eccezione prolungato, arresti di massa, regime carcerario durissimo.

Una linea che ha attirato critiche da parte di ONG e istituzioni internazionali, ma che ha restituito al governo un consenso popolare mai visto prima.

La contraddizione è evidente: El Salvador è al tempo stesso caso di studio per la sicurezza e terreno di scontro tra realpolitik e garanzie liberali.

Bitcoin e infrastrutture: il progetto oltre la sicurezza

La strategia del presidente non si limita all’ordine pubblico. Bukele vuole trasformare El Salvador in un hub tecnologico e finanziario capace di attirare investitori, imprese e turisti. La scommessa sul Bitcoin, le grandi infrastrutture costiere, gli incentivi per le aziende innovative e la promozione di un’immagine moderna del Paese fanno parte di una visione a lungo termine che punta a ridefinire la posizione del Paese nel mondo.

Gli accordi commerciali tra Stati Uniti ed El Salvador

In questo quadro, il rapporto economico con gli Stati Uniti rimane un elemento chiave. El Salvador è membro del CAFTA-DR (Central America–Dominican Republic Free Trade Agreement), l’accordo di libero scambio che lega le economie centroamericane agli Stati Uniti. Grazie al CAFTA-DR, gli USA sono:

La stabilizzazione del Paese e la riduzione drastica della criminalità hanno inoltre aumentato l’interesse degli investitori privati statunitensi. El Salvador sta diventando un luogo dove la cooperazione economica con Washington può estendersi oltre la tradizionale cornice del CAFTA, aprendo spazi a nuovi settori strategici.

Per un Accordo di Commercio Reciproco

A questo si aggiunge un tassello nuovo e significativo: il Framework per un Accordo di Commercio Reciproco tra Stati Uniti ed El Salvador, definito nei documenti tecnici recentemente circolati tra le due amministrazioni. L’accordo punta a snellire le barriere non tariffarie, riconoscere gli standard statunitensi, rafforzare le tutele sulla proprietà intellettuale e garantire un accesso più trasparente ai prodotti agricoli USA. Prevede inoltre maggiore cooperazione digitale, impegni ambientali più rigorosi, garanzie sul lavoro e un coordinamento più stretto su sicurezza economica e investimenti.

In cambio, Washington si dice pronta a rimuovere dazi reciproci su determinate esportazioni salvadoregne e a valutare l’accordo in chiave positiva anche sotto il profilo della sicurezza nazionale.

L’incontro con il presidente Bukele

È in questo scenario di trasformazione che si inserisce il mio incontro con il Presidente Nayib Bukele, avvenuto a San Salvador nel corso di una visita che ha coinvolto anche esponenti politici e media statunitensi.

La sua immagine pubblica – informale, diretta, iper-digitale – è nota in tutto il mondo. Dal vivo, tuttavia, colpisce un altro aspetto: la precisione con cui costruisce il proprio messaggio.

Il messaggio ruota attorno a tre idee centrali: la rottura con le élite tradizionali, il ricorso al consenso popolare come principale fonte di legittimazione e la convinzione che il cambiamento del Paese debba essere raccontato dall’interno, senza filtri o mediazioni esterne.

Bukele parla con sicurezza, ma senza eccessi. Mostra grafici, dati comparativi, analisi regionali: la cifra del suo stile politico è dimostrare, più che affermare.

Tra consenso interno e critiche internazionali

Il divario tra percezione interna ed esterna del suo governo resta ampio. In patria, Bukele è considerato l’uomo che ha restituito unità e sicurezza al Paese. All’estero, molte capitali occidentali guardano con preoccupazione alla concentrazione di potere e agli effetti dello stato d’eccezione sui diritti individuali. Bukele non ignora queste critiche; le considera parte integrante del conflitto narrativo con l’Occidente. E soprattutto le utilizza per rafforzare l’immagine del proprio Paese come alternativa ai modelli consolidati.

Un Paese che vuole essere guardato senza pregiudizi

L’incontro diretto con il presidente e la permanenza nel Paese restituiscono l’immagine di un El Salvador in profonda transizione, dove il senso di rinascita convive con interrogativi sul futuro. El Salvador non è più la storia di ieri.

È uno dei laboratori politici più interessanti del mondo contemporaneo, dove sicurezza, identità nazionale, tecnologia e relazioni strategiche – come quella con gli Stati Uniti – stanno ridisegnando un intero modello di governance.

Osservarlo da vicino significa comprendere che, al di là delle narrazioni contrapposte, c’è un Paese che ha ritrovato la propria voce.