Ora lo conferma anche l’Egitto: Israele bombarda l’Isis in Sinai

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Politica /

Egitto e Israele insieme contro lo Stato islamico. Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi conferma per la prima volta la collaborazione con lo Stato ebraico nella lotta al terrorismo islamico nel Sinai. Il leader egiziano, scrive la Cbs, “ha confermato che i propri militari stanno lavorando con Israele contro i terroristi nel nord del Sinai”.

Una notizia che era già nota: l’aviazione israeliana è intervenuta spesso nella penisola del Sinai per colpire postazioni di gruppi ribelli e terroristi affiliati al Califfato. Ma Il Cairo, pur non smentendo le missioni degli F-16 di Israele, non aveva mai affermato che tra i due Stati vi fosse un “livello di cooperazione mai visto, ad ampio raggio”.



Le dichiarazioni sono arrivate dallo stesso presidente egiziano durante un’intervista al programma 60 Minutes della tv americana Cbs. Parole che però hanno scatenato una forte polemica in Egitto data l’inimicizia fra i due Paesi e soprattutto per l’avversione di parte della popolazione egiziana a Israele. A tal punto che il governo del Cairo ha chiesto alla Cbs di sospendere la messa in onda della trasmissione per evitare polemiche interne. Richiesta cui la tv Usa ha risposto picche: la trasmissione andrà in onda.

La rivelazione di Al-Sisi è fondamentalmente un “segreto di Pulcinella”. Israele ed Egitto sono Stati che collaborano attivamente su più fronti. E non è un mistero che Benjamin Netanyahu abbia intessuto con il leader egiziano una serie di relazioni che vanno dall’economia alla strategia militare al settore energetico. Gli accordi fra Israele ed Egitto sul gas per lo sfruttamento delle risorse del Mediterraneo orientale sono ormai un pilastro della politica mediorientale. E Israele ha trasformato l’Egitto nell’hub per esportare il gas dello Stato ebraico. 

Il gas, unito alla posizione strategica dell’Egitto che controlla il canale di Suez, fa sì che Israele non possa non dialogare con Il Cairo. E a questa necessità, si aggiunge anche la benedizione di Russia e Stati Uniti che hanno da sempre un rapporto positivo con l’Egitto. Vladimir Putin ha incontrato sia al-Sisi che Netanyahu confermando di avere ottimi rapporti con gli Stati del Mediterraneo orientale. Mentre Donald Trump ha già sponsorizzato più volte l’alleanza fra Israele e Paesi arabi in funzione anti-Iran. Tanto che c’è anche chi parla di un possibile coinvolgimento dell’Egitto in Siria per sostituire le truppe Usa. Idee riportate dall’intelligence israeliana ma che non trovano ancora conferme a causa della resistenza del Cairo a essere coinvolta militarmente in conflitti cui non sente di dover partecipare.

A questa alleanza, si unisce l’asse sul terrorismo islamico in Sinai. Già a febbraio il New York Times aveva rivelato che Israele aveva effettuato operazioni anti-Isis in Sinai dal 2015. Mentre, come scrive Ansa, “già in precedenza il sito Ynet aveva rivelato che aerei da guerra egiziani sono entrati ‘per brevi momenti’ nello spazio aereo israeliano per bombardare postazioni dell’Isis nei pressi del confine nord del Sinai. Questi voli ‘senza precedenti’ sarebbero stati effettuati in ‘apparente coordinamento’ con l’esercito israeliano e si sono svolti soprattutto nel triangolo al confine tra Egitto, Israele e il sud della Striscia di Gaza”.

Il tutto con uno sguardo alla Fratellanza musulmana. Come scritto su questa testata, “i rapporti fra Egitto e Israele sono migliorati immediatamente dopo la caduta di Morsi. Il presidente Morsi era stato subito concorde nel confermare gli accordi di Camp David con Israele, ma il suo legame con i Fratelli musulmani e con i leader di Hamas non facevano vedere di buon occhio la sua ascesa al potere dalle parti di Israele. Proprio per questo motivo, il governo Netanyahu ha guardato con favore alla presa del potere da parte del generale al-Sisi”.