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E’ stata una di quelle decisioni in parte inaspettate da parte di Donald Trump: il presidente statunitense, dopo aver ricevuto ad aprile il collega egiziano Al Sisi con tanto di tributi per la lotta al terrorismo perpetuata dal suo governo, ha staccato improvvisamente la spina agli aiuti militari ed economici al governo de Il Cairo; forniture ed armamenti americani sono rimasti negli USA e non hanno preso il largo verso l’Egitto, a dispetto di un’alleanza che sul fronte militare ha quasi 40 anni di vita, da quando cioè gli accordi di Camp David hanno sancito il riconoscimento egiziano del governo di Israele in cambio di aiuti militari che hanno fatto, per almeno tre decenni, dell’esercito del paese africano una sorta di succursale USA in Medio Oriente. ‘L’Egitto non ha fatto progressi sul fronte del rispetto dei diritti umani’ si è affrettato a ribadire lo staff della Casa Bianca in una nota, un pretesto ben visibile visto che altri partner della regione, quali l’Arabia Saudita, appaiono ben lontani anche dallo stesso Egitto su questo fronte; ecco quindi che, all’orizzonte, si affaccia una motivazione dietro la decisione di Trump che sfiora soltanto il Medio Oriente: Il Cairo ha infatti da decenni contatti molto stretti con la Corea del Nord.

I rapporti tra Egitto e Corea del Nord

Lontani da un punto di vista geografico, molto distanti sotto il profilo culturale con il primo che rappresenta uno dei più importanti paesi arabi ed il secondo che affonda le sue radici nella secolare tradizione dell’estremo oriente, Egitto e Corea del Nord pur tuttavia hanno avuto nel recente passato alcuni punti in comune: essere passati cioè, negli anni 50, ad una forma di governo che privilegia l’economia socialista e soprattutto l’aspirazione a guidare il blocco dei cosiddetti ‘paesi non allineati’. E’ per questo motivo che, con Nasser al timone al Cairo e con Kim Il Sung a Pyongyang, tra Egitto e Corea del Nord è nato più di cinquant’anni fa un legame molto stretto soprattutto sul fronte della collaborazione militare: non solo armamenti e soldi che hanno contribuito al rafforzamento dell’esercito della neonata repubblica coreana a nord del trentottesimo parallelo, ma anche reciproco sostegno politico nelle più importanti controversie internazionali che hanno riguardato i due paesi.

Il primo rapporto ufficiale tra Egitto e Corea del Nord risale al 1961, quando un gruppo di rappresentanti di Pyongyang è atterrato al Cairo con l’intento di aprire un importante canale di dialogo; obiettivo riuscito andando a guardare alcune cronache di quel decennio e degli anni 70: nel 1967 Kim Il Sung ha duramente condannato le azioni israeliane durante la guerra dei sei giorni, mentre dall’altro lato Nasser ha sempre difeso le posizioni nordcoreane contro quelle dei cugini del sud e degli Stati Uniti. Ma non solo: allo scoppio della guerra del Kippur, l’allora capo dell’aeronautica egiziana  Hosni Mubarak, ha chiesto a Pyongyang il supporto dei piloti della Corea del Nord per le delicate operazioni belliche durante quel breve ma intenso conflitto. Poi nel 1978 dal Cairo sono arrivate altre direttive politiche ed altri indirizzi di politica estera e l’Egitto è diventato il primo paese arabo a riconoscere Israele rafforzando, al contempo, i propri rapporti con gli USA.

Pur tuttavia il legame con Pyongyang non è mai cessato, nemmeno dopo la caduta del muro di Berlino e nonostante l’inclusione della Corea del Nord nell’elenco degli ‘Stati canaglia’ secondo la dottrina dell’ex presidente statunitense George Bush junior. Anzi, proprio dall’Egitto sono arrivati alcuni dei più importanti aiuti economici e tecnologici che hanno evitato al governo nordcoreano il totale isolamento internazionale; caso più eclatante è la creazione di Koryolink, la prima compagnia di telecomunicazioni mobili nordcoreana, la quale è stata fondata nel 2008 grazie agli investimenti dell’azienda Orsacom, gigante egiziano del settore con a capo Naguib Onsi Sawiris, tra i più ricchi uomini d’affari del paese arabo e diventato famoso anche in Italia per aver acquisito la Wind nella primavera del 2006.  Ma non solo: il legame tra Egitto e Corea del Nord è sopravvissuto anche negli anni della fine dell’era Mubarack e delle primavere arabe, specie sotto il profilo militare; la collaborazione nel settore della difesa tra Il Cairo e Pyongyang è stata tra i punti saldi dell’alleanza tra i due paesi.

Lo stop decretato dal governo egiziano alla collaborazione militare con Pyongyang

Ed ecco che si ritorna nuovamente alle cronache degli ultimi giorni: come detto, poche settimane fa Donald Trump ha annunciato per l’appunto la sospensione degli aiuti militari ed economici all’Egitto; una decisione in controtendenza ai rapporti anche personali instaurati tra il tycoon newyorkese ed il presidente egiziano Al Sisi, con quest’ultimo che ha sempre visto negativamente il ruolo di Hillary Clinton (sfidante di Trump nel 2016 e sostenitrice da Segretaria di Stato dell’appoggio ai Fratelli Musulmani in medio oriente) ed è stato tra i primi a congratularsi con lo stesso Trump il giorno dopo la vittoria elettorale. Non solo: l’Egitto è tra i paesi più impegnati nella lotta  al terrorismo, visto che nella provincia del Sinai sono quasi quotidiani gli attacchi dell’ISIS alle forze governative e vista la storia degli ultimi due decenni del paese, che già nel 1997 ha potuto annoverare uno dei primi clamorosi attacchi islamisti presso la località turistica di Luxor.

Dunque la scelta dello stop della pluridecennale collaborazione tra Washington ed Il Cairo è subito risultata poco opportuna anche a molti analisti americani, anche perché essa rischia di far definitivamente virare l’Egitto verso l’orbita russa; pur tuttavia, un’inedita visita annunciata per la metà del mese di settembre, ha di fatto ricollegato i pezzi del puzzle composto dalla decisione di Trump e dall’alleanza tra egiziani e nordcoreani: in una nota del Ministero della difesa de Il Cairo infatti, si è data notizia dell’imminente visita del ministro Sobhi a Seul. Ed in effetti, proprio nella capitale sudcoreana lo scorso 12 settembre lo stesso Sobhi ha annunciato lo stop dei rapporti e delle collaborazioni militari tra il suo paese e la Corea del Nord; niente più aiuti e niente più forniture a Pyongyang.

Potrebbe trattarsi, da un lato, di una scelta obbligatoria dettata dall’indebolimento dell’esercito egiziani a seguito dello stop delle forniture americane e dalla conseguente non sostenibilità degli aiuti economici e militari che Il Cairo ha sempre messo sul piatto dell’alleanza con la Corea del Nord; così come, potrebbe anche trattarsi di una mera scelta politica nella speranza di rivedere nuovamente aperti i cordoni della borsa da parte degli Stati Uniti. In ogni caso, la scelta di Trump sembra aver enormemente influito nelle relazioni tra Pyongyang ed un suo storico alleato; per Washington molto probabilmente il gioco vale la candela: se da un lato si rischia di vedere l’Egitto, a lungo termine, entrare nell’orbita russa, dall’altro però si taglia un ponte tra la Corea del Nord ed il resto del mondo. In questo momento, per i vertici della difesa USA, forse la priorità è quella di vedere Pyongyang sempre più isolata nel contesto internazionale anche a costo di sacrificare la lotta al terrore internazionale.

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