Quella di Greta Thunberg sarà anche una battaglia “apolitica” ma il suo populismo “ambientalista” si inserisce perfettamente in una narrativa che sta portando voti ai Verdi in tutta Europa. Perché l’operazione di marketing-politico che sta dietro a Greta serve proprio a questo: permettere alla sinistra progressista, in crisi ideologica e identitaria in tutto l’Occidente, di mettere in atto un rebranding capace di portare nuovo entusiasmo e consenso. Le nuove parole chiave nelle dichiarazioni di tutti i politici di sinistra, infatti, sono “Green New Deal” e lotta ai cambiamenti climatici.

Come ha spiegato qualche giorno fa su La7 l’ex ministro Giulio Tremonti: “Se uno pensa che Greta Thunberg sia un fatto spontaneo e naturale, forse non ha idea di quale macchina politica e mediatica sta dietro Greta, non è mica Giovanna D’Arco; è un fenomeno complesso, con un investimento di capitali straordinario alle spalle ed è il tentativo di ridisegnare la struttura industriale fatta con la globalizzazione”.

Il “boom” alle elezioni europee

Alle ultime elezioni europee i Verdi hanno ottenuto un vero e proprio exploit proprio grazie all’effetto greta. In Germania, i Verdi hanno raddoppiato i consensi e si sono affermati come secondo partito con il 20,8% dei consensi. Risultato sorprendente anche in Francia, dove la lista Europe-Ecologie le Verts, guidata da Yannick Jadot, è arrivata terza con il 12,8% dei voti. “Grazie a tutti quelli che ci hanno dato fiducia”, ha detto raggiante la candidata di punta dei Verdi europei, la tedesca Ska Keller, in una conferenza stampa organizzata al Parlamento europeo. “E’ una grande festa, ma anche una grande responsabilità tradurre in azione quello che la gente ci ha chiesto, come la protezione del pianeta e la lotta per le libertà civili”.

Sven Giegold, candidato per il Partito verde tedesco ha sottolineato: “Il popolo tedesco, i cittadini europei hanno votato per la protezione del clima e per un’Europa basata sulla solidarietà e questo è il segnale che emerge da questo. Il segnale è che il governo tedesco, con il suo continuo tentennare sulla protezione del clima, e lo stesso blocco europeo, sono stati avvertiti dal voto”. Ma i Verdi hanno ottenuto ottimi risultati anche nel Regno Unito – dove il partito verde ha raccolto l’11% dei consensi, scavalcando i conservatori.

La crescita di consensi in tutta Europa per l'”effetto Greta”

Le scorse elezioni europee di Verdi ed ecologisti è confermata dai risultati anche in Danimarca e Finlandia, dove c’è stato un raddoppio di seggi (in entrambi casi da uno a due seggi). Gli ambientalisti sono andati bene anche il Belgio, dove sono passati da due a tre seggi (con il raddoppio in particolari dei francofoni Ecolo, mentre i fiamminghi Groen restano invariati). E un incremento si è registrato anche nei Paesi Bassi (da due a tre seggi).

Anche in Austria, dove il 29 settembre si terranno le elezioni legislative, è previsto dai sondaggi un incremento dei Verdi molto rilevante dal 4% circa di due anni fa al 13% delle ultime rilevazioni. L’operazione Greta Thunberg, insomma, è riuscita: la sinistra europea può ora sposare la causa del populismo ambientalista per tornare a vincere e contare, dopo la crisi ideologica degli ultimi anni. Come nota il politologo Alessandro Campi parlando del fenomeno Greta: “Ogni discussione o confronto è inibito alla radice. Peraltro questa visione catastrofista e drammatizzante è stata ormai abbracciata in modo quasi acritico dalla gran parte del sistema mediatico mondiale, soprattutto quello che opera nella sfera occidentale, al punto tale da essersi convertito in un mantra propagandistico”. Esattamente la propaganda di cui il progressismo europeo aveva bisogno per rinascere.