Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
ECCO DOVE VOGLIAMO ANDARE

Che il dopo Brexit avrebbe assestato una spallata decisiva agli equilibri internazionali, era nell’aria. Tra le numerose reazioni a catena innescate dall’inatteso “leave” – con cui il Regno Unito ha detto addio alla parabola comunitaria – si riaccende la storica polemica tra Londra e Madrid sulla sovranità condivisa di Gibilterra.Per approfondire: Brexit, così può cambiare il mondoNella lunga lista dei prossimi grattacapi della Regina ci sarà anche il mitico “The Rock”. Il conteso sperone roccioso, porta strategica sul Mediterraneo, è al centro di una querelle che risale addirittura all’epoca coloniale.Nella prima metà del XVIII secolo, con il Trattato di Utrecht, la Spagna cede “la piena e intera proprietà della città e del castello di Gibilterra, unitamente al porto, alle mura e ai forti circostanti” all’impero britannico.Proprio attorno alla formula di Utrecht che – secondo la versione spagnola – formalizza le cessione della proprietà della rocca e non della sovranità del territorio, nasce un’annosa controversia arrivata – tra continue frizioni ed incandescenti incidenti diplomatici – sino ai giorni d’oggi.L’ultima tensione, in ordine di tempo, si è verificata proprio alla vigilia del voto referendario, in occasione della campagna pro Europa dell’ormai dimissionario premier britannico David Cameron. La presenza di Cameron a Gibilterra – dove avrebbe dovuto tenere un discorso cancellato in seguito all’omicidio della laburista Jo Cox – ha provocato l’immediata reazione di Madrid.Dai microfoni di Radio Nacional de España, il premier spagnolo Mariano Rajoy aveva sottolineato il suo schietto disappunto. “Non piace l’idea che il signor Cameron venga a Gibilterra”, aveva detto Rojoy confermando una rivalità mai assopita.Adesso che gli abitanti di “The Rock” – chiamata dagli spagnoli “El Peñon” –  hanno rinnovato i loro voti all’Europa, decretando una schiacciante vittoria locale del Bremain, lo scenario potrebbe cambiare. Forte del novantasei per cento delle preferenze espresse dai cittadini, quasi tutti britannici, a favore del “remain”, la Spagna è pronta a rimettere in discussione i termini della politica gibilterrina.Decisa ad approfittare del momento di scompiglio per tornare a rivendicare El Peñon, Madrid inaugura l’ennesima stagione di crisi tra le due Corone. A gettare benzina sul fuoco, a poche ore dal disastroso esito del referendum britannico, è il ministro degli Esteri José Manuel García Margallo .“E’ un completo cambiamento di prospettiva che apre nuove possibilità su Gibilterra – ha dichiarato Margallo, secondo cui – la bandiera spagnola, adesso, è più vicina a sventolare sulla rocca”.Per preservare l’accesso dell’enclave britannica al mercato interno dell’Unione europea, secondo il governo madrileno, “la miglior formula è quella di un periodo di transizione con una sovranità con due bandiere, quella britannica e quella spagnola”.Gibilterra, attualmente inclusa nella lista dei territori delle Nazioni Unite in attesa di una decolonizzazione, si conferma la nemesi più longeva per l’antico impero britannico.

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