Ecuador: vittoria regolare per Noboa ma il Paese esce spaccato dal voto

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Politica /

Il ballottaggio delle elezioni presidenziali in Ecuador del 13 aprile, dopo il primo turno celebrato lo scorso 9 febbraio, ha visto la vittoria dell’attuale capo dello Stato, Daniel Noboa, del fronte conservatore, che ha prevalso con il 55,8 per cento dei voti, contro il 44,2 andato a Luisa Gonzalez, esponente di Revolucion ciudadana (coalizione di sinistra e correista), la quale però non ha voluto riconoscere l’esito, chiedendo a stretto giro un riconteggio delle schede.

La candidata sconfitta, ricordando che la sua parte politica ha sempre ammesso le precedenti sconfitte, sostiene che in questo caso i risultati si porrebbero in palese contraddizione con proiezioni e sondaggi, parlando apertamente di frodi e irregolarità, che avrebbero condizionato e distorto gli esiti della consultazione, oltre che di una deriva autoritaria e antidemocratica. Tra le altre denunce dell’opposizione, viene riportato il caso della provincia costiera di Manabì, distretto nel quale la Gonzales, secondo tutte le rilevazioni, sarebbe stata in vantaggio di trenta punti rispetto a Noboa, e nel cui territorio è stato varato, prima delle elezioni, un decreto presidenziale (firmato dallo stesso capo dello Stato) che avrebbe fortemente limitato le libertà costituzionali, oltre che modificare la sede elettorale; si segnalano, ancora, pesanti abusi della propaganda filogovernativa. Inoltre, in altre sette province del Paese, è stato dichiarato, sempre per decreto, lo stato di emergenza, e ulteriori abusi avrebbero riguardato il voto dei cittadini residenti all’estero.

Interviene anche Maduro

A sostegno delle istanze dell’opposizione, è intervenuto il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, che ha parlato di un’orrenda frode elettorale per favorire un progetto di stampo imperialista, mentre la presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha disconosciuto a sua volta la vittoria di Noboa, dichiarando che il suo Paese non rinnoverà le relazioni diplomatiche con Quito (interrotte dopo che la polizia ecuadoriana aveva fatto irruzione nell’ambasciata messicana della capitale ecuadoregna per arrestare Jorge Glas, ex vicepresidente del paese accusato di corruzione, che aveva chiesto asilo) se o fin quando l’attuale capo dello Stato rimarrà in carica.

Maduro rilanciando le accuse di frode a danno della candidata, ha detto che le stesse sarebbero state ordite anche da Sumate, un’entità riconducibile a Maria Corina Machado, leader dell’opposizione contro il presidente del Venezuela, a sua volta finanziata, stando a Caracas, dagli “imperialisti”; pronta la reazione di Diana Atamaint, presidente del Consiglio nazionale elettorale, che ha dichiarato che le contestazioni di Maduro sono la garanzia di aver operato correttamente.

Va detto, che al momento tutti gli osservatori, anche internazionali, non hanno rilevato le frodi e irregolarità denunciate, e la stessa commissione elettorale ha certificato la trasparenza del processo elettorale e del conteggio dei voti, proclamando la vittoria di Noboa.

Per queste ragioni, il capo dello Stato uscente si reinsedierà a Palazzo di Carondelet, lasciandosi alle spalle un clima di polemiche e divisioni, che difficilmente garantiranno la stabilità in una nazione afflitta da gravi problematiche di ordine economico e sociale, accompagnate da una crescente tensione e incertezza, non sempre pacifica.