Ecuador: Noboa Azin, il presidente-influencer, cerca la rielezione

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Politica /

Domenica 9 febbraio si è celebrato il primo turno delle elezioni generali in Ecuador. Si è votato sia per la presidenza (e la vicepresidenza) della Repubblica, che per l’assegnazione dei 151 seggi dell’Assemblea nazionale. Circa undici dei 13,73 milioni degli ecuadoregni aventi diritto, si sono recati alle urne; l’elevata percentuale di partecipazione dipende anche dal fatto che nella nazione sudamericana il voto è obbligatorio, in base alla Costituzione, per tutti i cittadini di età compresa tra 18 e 65 anni, mentre è facoltativo per i giovani di età compresa tra 16 e 17 anni, e per gli adulti over 65.

In base ai risultati ufficiali, oramai definitivi, per quanto concerne l’elezione del nuovo capo dello Stato, a Daniel Noboa Azin, presidente uscente e candidato del conservatore Movimento Azione Democratica Nazionale (ADN) sono andati 4.527.428 voti (pari al 44,17 per cento), mentre la sua più diretta concorrente, Luisa González, espressione di Rivoluzione Cittadina e del cosiddetto Correísmo (un’ideologia vicina al socialismo del XXI secolo), ha ottenuto 4.507.672 voti (43,97 per cento); le restanti preferenze, con percentuali poco significative, sono suddivise tra i candidati minori, coi due maggiori che assommano quasi il 90 per cento dei suffragi espressi.

Il voto è indicativo di una elevata polarizzazione – lo scarto tra i due candidati più votati è stato minimo – come conferma anche il dato residuale delle schede bianche o nulle (circa l’8 per cento).

Il peso degli under 25

In teoria si sarebbe dovuto votare nel 2027, visto che Noboa è divenuto presidente nel 2023 e la durata del mandato del capo dello stato è di quattro anni, ma l’attuale inquilino di Palazzo di Carondelet, è stato “dimezzato” in quanto la sua elezione precedente è stata frutto di una consultazione straordinaria, celebrata a seguito delle dimissioni del predecessore Guillermo Lasso. Nonostante sia durato meno di due anni, il primo mandato di Noboa è stato intenso e oggetto di molte contestazioni: a parte i contrasti con la sua vice Veronica Abad (trasferita a Tel Aviv come promotrice del dialogo di pace fra israeliani e palestinesi), ricordiamo la guerra senza quartiere contro i narcotrafficanti e le gravi crisi energetiche, con blackout frequenti e durati talvolta fino a 14 ore al giorno.

Eletto contro tutte le aspettative neanche due anni fa, Noboa ha assunto un orientamento politico definito anti-Correista, maturato dopo l’invasione dell’ambasciata messicana in Ecuador per catturare l’ex vicepresidente di Rafael Correa, Jorge Glas, e da allora ha conservato questa tendenza. Non è escluso che a favorirlo, specie tra le fasce più giovani, sia stata l’età (classe 1987) e la figura della moglie Lavinia Valbonesi, che hanno contribuito a creare l’idea del presidente-influencer. Sportivo, milionario e molto attivo sui social network, la figura di Noboa ha fatto molta presa sugli under 25.

La González, senza evitare di marcare le distanze, si è presentata come la maggiore interprete di un ritorno al Correísmo, dopo essere stata sconfitta dallo stesso Noboa nel 2023.  I restanti candidati si sono arroccati su posizioni anti-Correa.

In attesa del ballottaggio

Potrebbero rivelarsi determinanti le indicazioni di Leonidas Iza, leader indigeno del Movimento Pachakutik, arrivato terzo con circa il 5 per cento dei voti, che per il momento non ha preso posizione in favore di nessuno dei due contendenti, per quanto appaia improbabile un sostegno a Noboa. Iza ha beneficiato del supporto di ambientalisti e della comunità LGBTIQ+ e nel 2022 fu tra i protagonisti delle rivolte antigovernative, che avrebbero portato alle dimissioni di Lasso, con le quali si chiedevano migliori condizioni di vita per i cittadini più poveri e disagiati, a cominciare dalle comunità indigene (tra i punti del suo programma il riconoscimento del carattere plurinazionale dell’Ecuador)

In ogni caso, visto che nessuno dei candidati ha ottenuto i suffragi sufficienti per vincere al primo turno – il 50 per cento dei voti validi e/o una vittoria con almeno il 40 per cento, superando il secondo classificato con una differenza di almeno 10 punti – il prossimo 13 aprile si andrà al ballottaggio tra Noboa e  González.

Un dato interessante, per il momento, è quello del fallimento di tutte le proiezioni e sondaggi, che già nel 2023 si erano rivelati fallaci. La campagna elettorale è stata costellata da accuse di disinformazione e/o tentativi di gettare discredito sui principali contendenti, con team molto attivi specie nelle aree rurali.

Al centro del dibattito, in vista del ballottaggio, la posizione della González sulla situazione in Venezuela (nel corso di una sua intervista con la CNN, la candidata si è defilata sulla domanda su Nicolas Maduro), ma pure le accuse rilanciate da Noboa sulla presunta matrice del narcotraffico per i voti ottenuti dai movimenti correisti e/o eventuali frodi (affermazioni smentite dagli osservatori inviati dall’Organizzazione degli Stati Americani e dall’Unione Europea).

Uno sguardo, infine, alle votazioni per il Parlamento – secondo un sistema elettorale proporzionale a lista chiusa e collegi plurinominali (solo alcuni parlamentari sono eletti nella circoscrizione nazionale e in quella estera) – che hanno visto finora il 41,32 per cento per la Rivoluzione cittadina e il Movimiento Renovación Total (RETO) e il 43,34 per l’ADN, coi restanti voti ripartiti tra le rimanenti liste; restano da assegnare alcuni seggi della circoscrizione nazionale, mentre per quella estera si è registrata la prevalenza del partito di governo.

Una volta definite le operazioni elettorali, si procederà all’esatta assegnazione dei seggi.