L’inizio del Campionato mondiale di calcio 2022 è oramai prossimo, percepibile nell’aria e visibile all’orizzonte, ed entro qualche mese a Doha inizierà ufficialmente il conto alla rovescia. Coloro che parteciperanno all’evento sportivo più atteso del mondo avranno modo di vivere e vedere una nazione che ha fatto dell’avanguardismo futuristico il proprio modello di riferimento, seguendo con successo gli esempi di Emirati Arabi Uniti e Oman, perciò si ritroveranno circondati da grattacieli, strutture alberghiere di alto livello e creazioni ad hoc per l’intrattenimento dei turisti.
Ma il Qatar che attenderà gli spettatori dei Mondiali 2022 sarà all’avanguardia anche dal punto di vista dell’attrattività. Negli anni recenti, infatti, la dirigenza qatariota ha avviato un lungo processo trasformativo, implementato con il supporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), avente come obiettivo primo e ultimo la creazione di un mercato del lavoro competitivo e vibrante.
Salario minimo obbligatorio per tutti
Nella giornata del 20 marzo è entrato in vigore il salario minimo obbligatorio e non discriminatorio, cioè applicato e applicabile a tutti i lavoratori, qatarioti e stranieri, impiegati in ogni settore, incluso quello dell’aiuto domestico. L’introduzione del salario minimo non discriminatorio è una prima assoluta nell’area del Golfo: nessuno aveva adottato una simile legislazione prima del Qatar.
Ai datori di lavoro erano stati dati sei mesi di tempo per adeguarsi alla nuova legislazione, un periodo di transizione propedeutico all’aggiustamento dei conti in vista del divieto di erogare stipendi inferiori a mille riyal (circa 275 dollari) e dell’obbligo di munire i lavoratori di ulteriori 300-500 riyal per vitto e alloggio nel caso in cui non siano già forniti e previsti da contratto.
La legge avrà un impatto benefico diretto su più di 400mila lavoratori, ovverosia il 20% del settore privato, e, come ha rammentato Max Tuñón, capo dell’ufficio progetti in Qatar dell’ILO, “l’aumento di stipendio migliorerà le vite di un gran numero di famiglie nei Paesi di origine dei lavoratori e che dipendono dalle rimesse inviate loro ogni mese”.
Gli ispettori del lavoro vigileranno sul rispetto della legislazione, mediante l’aumento dei controlli e il potenziamento delle loro funzioni, e quei datori di lavoro che saranno colti in flagranza di reato dovranno pagare aspre penali.
Le altre riforme
Il salario minimo obbligatorio e non discriminatorio è l’ultimo risultato del processo riformista che sta riscrivendo volto e anima del mercato del lavoro qatariota. I traguardi tagliati nell’ultimo triennio sono riguardevoli: dall’eliminazione del sistema di sponsorizzazione (kafala) all’introduzione del diritto alla mobilità, cioè la possibilità per i dipendenti di cambiare datore di lavoro, passando per lo snellimento della burocrazia che ha facilitato la vita di impiegati e imprese e per lo stabilimento di comitati congiunti a livello di impresa miranti a favorire il dialogo sociale tra lavoratori e principali.
Oggi i lavoratori non hanno più l’obbligo di ottenere un permesso d’uscita per lasciare il Paese né di richiedere il cosiddetto NOC (No Objection Certificate) al fine della ricerca di una nuova occupazione. Eliminare le barriere alla mobilità ha condotto alla nascita di un mercato interno maggiormente fremente e dinamico: innumerevoli lavoratori hanno approfittato della riforma per cambiare occupazione, sostituendo la propria con una meglio retribuita o calzante con la propria formazione, e le imprese hanno potuto riorientare a livello domestico le campagne di assunzione, sveltendo le tempistiche e riducendo i costi.
Come nel caso del salario obbligatorio non discriminatorio, anche abbattendo le barriere che rendevano il mercato del lavoro statico e immoto è stato stabilito record: prima nazione della regione ad avallare un simile cambiamento.
L’aspettativa della dirigenza qatariota è che la costruzione di un mercato del lavoro dinamico e in linea coi tempi possa migliorare l’attrattività della nazione in termini di investimenti diretti esteri e richiamo di talenti da tutto il mondo. Nell’attesa e nella speranza che ciò accada, i lavoratori stanno emergendo quali grandi vincitori della scommessa di Doha: più diritti e stipendi più elevati.
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