Donald Trump spera che a vincere le primarie degli asinelli sia Bernie Sanders. Il tycoon non nasconde le sue preferenze. Il perché è presto detto: il “vecchio leone” del Vermont rappresenta la sinistra massimalista. Bernie Sanders non ha mai sfondato tra gli elettori moderati. E Donald Trump, in caso di affermazione della “new left”, avrebbe strada libera nel campo centrista. Sanders, sulla costa Ovest, potrebbe avere grosse difficoltà alle presidenziali. La Silicon Valley è sperimentale sì, ma in fin dei conti anche pragmatica ed immersa nella globalizzazione e nelle logiche del capitalismo. Il presidente lo sa, e vedendo i risultati dei primi due appuntamenti, quello dell’Iowa e quello del New Hampshire, gongola. Per quanto Sanders sia dato per ora in vantaggio in California nella tornata interna.

Joe Biden, nei discorsi tenuti dal presidente degli Stati Uniti, è scomparso o quasi. Può essere una strategia: smettere di citare in pubblico l’ex vicepresidente di Barack Obama, può servire a ridimensionare l’immagine pubblica del favorito, che così prediletto dall’elettorato Dem non è più o, a questo punto, non è mai stato. Uno spazio al centro c’è: lo stanno riempendo Pete Buttigieg – dato in risalita dai sondaggi dopo le prime due performance – , in primis, ed Amy Klobuchar, in secundis. Il 3 marzo, poi, esordirà Michael Bloomberg, che sta investendo tantissimo. Dal super martedì in poi il quadro diventerà più interpretabile. Sulla strada di Biden, insomma, c’è traffico. Su quella di Sanders – la corsia di sinistra – corre solo Elizabeth Warren, che però sta andando molto al di sotto delle aspettative. E poi c’è un processo metapolitico avviato.

L’esplosione di Alexandria Ocasio Cortez, e gli eletti alle elezioni di medio-termine, ha modificato i pesi ed i contrappesi da attribuire a questa o a quella corrente. E la Cortez, a questo giro, sostiene l’anziano senatore indipendente. Un fattore che può destabilizzare le previsioni. E che conviene al Gop, con Trump in testa. Il ragionamento è sin troppo semplice da sciorinare: Sanders e la “new left” propongono, tra i vari punti programmatici, un grande piano ambientalista – il “Green New Deal” – , un sistema sanitario del tutto pubblico, un sistema scolastico altrettanto garantito ed una rivisitazione marcatamente progressista della legislazione sulla bioetica. Il ceto imprenditoriale – così come i cattolici – sono anni luce distanti da questo genere di pacchetti, che sono centrati sul socialismo di ritorno.

Sugli elettori di Biden, quel genere di programma elettorale, attecchirà con difficoltà. Un discorso che può essere fatto anche per il 15% dei Democratici, ossia per coloro che dovrebbero recarsi alle urne per votare l’ex sindaco di New York. A proposito, Donald Trump ha scelto il soprannome per Michael Bloomberg: lo chiama “mini Mike” – come si legge pure sull’Huffington Post – e non è detto che non sia un segno di preoccupazione. Con la Warren la strategia ha funzionato: “Pocahontas” è scomparsa dai radar e, con ogni probabilità, sarà presto costretta al ritiro. La senatrice potrebbe accordarsi con Sanders, ma i due hanno litigato all’inizio di questa tornata e il ricompattarsi della sinistra democratica sembra uno scenario complicato da scrivere. 

Attenzione però: prima del super martedì toccherà al Nevada e alla South Carolina. Secondo la media dei sondaggi pubblicata da Real Politics, Joe Biden dovrebbe vincere entrambe le competizioni, assestando il più classico dei colpi di coda. Buttigieg dovrebbe scendere parecchio in classifica, mentre Sanders dovrebbe rimanere sul piano della competitività. Trump deve sperare che il “vecchio leone” del Vermont non venga declassato nel breve. Se l’ex vicepresidente di Barack Obama dovesse perdere anche in quei due Stati, invece, arriverebbe al tre marzo con le ossa rotte, politicamente parlando, e con pochissime possibilità di ribaltare la situazione.

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