Donald Trump ha perso le elezioni presidenziali del 2020. Su questo ormai esistono pochi dubbi. Certo, i legali del tycoon presenteranno numerosi ricorsi, ma i distacchi nei vari Stati iniziano ad essere considerevoli. Così come gli Stati in cui questi distacchi sono stati rilevati. E una battaglia legale deve avere solide basi su cui poggiare. Questa della via legale rimane una variabile, ma per ora conviene soffermarsi su un altro tema: cioè sul perché l’ormai ex presidente degli Stati Uniti non possa già essere considerato alla stregua di un attore esterno del palcoscenico politico americano. Procediamo con ordine.

Intanto negli Stati Uniti esiste un elettorato “trumpiano”. Bisognerà comprendere se gli elettori repubblicani hanno votato Trump per il Gop o Trump proprio perché Trump. La sensazione è che, in percentuale, sia soprattutto vera la seconda affermazione, in specie per la ultima turnata elettorale. E questo perché The Donald ha sostanzialmente monopolizzato il partito nel corso degli ultimi cinque anni. Un percorso lungo, che è iniziato con le primarie con cui ha sconfitto, tra gli altri, il ben più quotato Jeb Bush. Nel caso il Gop, con i neo-conservatori in testa, provassero a “de-trumpizzare” il partito degli elefantini, cosa ne sarebbe dell’elettorato “trumpiano”? Davvero possiamo ipotizzare che un elettorato così convinto e battagliero si dimentichi del suo polo, orientandosi su un leader ed una classe politica più sistemica? Davvero Paul Ryan e simili possono ambire allo stesso bacino elettorale dell’ex Commander in Chief? La risposta a tutte queste domande, almeno finché Trump sarà nell’agone politico, sembra essere no. E questo per la frangia elitaria del Gop rappresenta un problema non da poco.

Facciamo un’altra ipotesi: nel caso in cui Donald Trump decidesse di creare un partito personale, quanti elettori repubblicani lo seguirebbero al momento? Una domanda difficile cui rispondere. Ma possiamo immaginare che quel numero sarebbe sufficiente per rendere il Partito Repubblicano meno pesante, dal punto di vista elettorale, rispetto a com’è ora. Poi esistono altri fattori: Trump, con le presidenziali del 2020, ha allargato la sfera d’influenza del Gop: gli elettori hispanici, nello specifico, hanno certificato di essersi avvicinati al Gop, mediante l’espressione dei consensi. Il Gop aveva proprio questo problema: come attrarre le minoranze, durante un periodo storico in cui la demografia, cambiando, sembra suggerire maggiori facilità di successo per i Democratici. E Trump ha almeno tamponato anche questa problematica, che è strettamente numerica.

Ivanka Trump e suo marito Jared Kushner sembrano avere velleità presidenziali. Lo stesso discorso può essere avanzato nei confronti di un altro figlio di Trump, ossia Eric. Trump, dalla sua, ha anche il potere mediatico maturato in quattro anni in cui, in casa Gop, si è parlato quasi o solo di lui. E The Donald, che alcune cronache americane raccontano come distanziato da Fox News, avrebbe intenzione di fondare una sua televisione personale, attraverso cui il “trumpismo” potrebbe sopravvivere meglio delle visioni del mondo portate avanti dagli altri presidenti sconfitti della storia degli States. Proprio la storia viene in nostro aiuto: è vero che George H.W. Bush perse la rielezione dopo il primo mandato come Trump, ma è anche vero che i Repubblicani riuscirono a riconquistare la Casa Bianca proprio con la vittoria del figlio di George H.W. Bush. Un esempio di come le dinastie negli Usa non possano essere messe a sedere con facilità.

Se Trump dovesse invece seguire la narrativa Qanon o le altrettante assurde tesi della destra estrema americana, allora si relegherebbe ad un ruolo minoritario. Trump ha più opportunità continuando a ruotare attorno alle istanze del Gop: questo è abbastanza chiaro ai più. Nel frattempo, nel corso di questi mesi, continueremo a sentir parlare di The Donald, che per via dei presunti brogli che ha ventilato, potrebbe anche optare per non riconoscere la vittoria a Biden, creando una situazione più unica che rara nella storia della democrazia americana. Comunque vadano le cose nelle prossime settimane, il politico Donald Trump non è giunto alla fine della sua corsa. E i repubblicani di Washington avranno – nel caso lo volessero – grosse difficoltà a liberarsi di una figura così ingombrante e così polarizzante.