Dopo un primo tentativo fallimentare, la strada per la messa al bando del partito filo-curdo Hdp in Turchia è ora ufficialmente aperta. La Corte costituzionale ha infatti accolto la richiesta della procura generale della Cassazione di Ankara, mettendo in allarme gli esponenti della seconda forza di opposizione al presidente Recep Tayyip Erdogan in Parlamento.

Ad aprile la Corte aveva respinto per vizi di procedura un primo atto presentato dal procuratore capo della Cassazione, Bekir Sahin, ma questa seconda richiesta ha invece ottenuto l’approvazione all’unanimità e dato via all’iter che potrebbe portare per l’ennesima volta allo scioglimento di un partito filo-curdo in Turchia. Adesso l’Hdp ha 60 giorni di tempo per presentare una memoria difensiva e respingere le accuse di legami con il Pkk, l’organizzazione classificata da Turchia, Usa e Ue come terroristica. Nello specifico, il partito è accusato di minacciare “l’integrità indivisibile dello Stato e della nazione”, in quanto braccio politico del Pkk. Accuse già in passato mosse contro l’Hdp e sempre rispedite al mittente dai membri del partito filo-curdo.

La decisione finale sulla possibile messa al bando dell’Hdp, che dovrà essere presa a maggioranza dei due terzi dei 15 membri della Corte costituzionale, rischia di avere effetti particolarmente negativi per i suoi membri e per la minoranza che rappresenta. Il procuratore della Cassazione ha infatti chiesto anche l’interdizione per 5 anni dall’attività politica di 451 dirigenti Hdp, ai quali verrebbe impedito di fondare, dirigere, o anche solo aderire ad altri partiti.

Lo scioglimento dell’Hdp, d’altronde, sarebbe solo l’ultimo capitolo della guerra contro la minoranza curda che il presidente Erdogan porta avanti ormai da anni, come dimostrano l’incarcerazione del suo leader, Selehattin Demirtas, e di migliaia deputati filo-curdi o la sospensione dei sindaci dell’Hdp usciti vincitori dalle ultime elezioni amministrative.

L’atteggiamento repressivo contro il partito filo-curdo, però, ha anche accresciuto l’avversione di una parte della popolazione nei confronti della minoranza interna, fino ad arrivare all’omicidio di Deniz Poyraz, consumatosi alcuni giorni prima della sentenza contro il partito filo-curdo. La ragazza, che si trovava nella sede dell’Hdp di Izmir, è stata freddata con tre colpi di pistola da Onur Gencer, esponente del movimento ultranazionalista dei Lupi Grigi, recatosi nell’ufficio locale con il chiaro intento di uccidere i membri del partito durante la riunione prevista in quella stessa giornata.

Considerando il crescente clima di repressione ed odio nei confronti dei curdi non sorprende che per Devriş Çimen, rappresentante dell’Hdp in Europa, la sentenza della Corte sia da considerare come politicamente motivata. “Erdogan e il suo partner Devlet Bahcali, del partito ultranazionalista Mhp, hanno chiesto questo processo. La Corte è sotto pressione da parte del presidente e del suo alleato”, spiega a InsideOver Çimen. Lo stesso leader dell’Mhp, in previsione della sentenza della Corte, aveva infatti lanciato un appello per la chiusura dell’Hdp, definendolo un dovere per la storia, la nazione, la giustizia e le generazioni future e chiedendo che ne fosse vietata la riapertura sotto un altro nome. Un messaggio estremamente chiaro indirizzato alla magistrature e anche al presidente Erdogan, sempre più dipendente dal sostengo dell’Mhp.

“Il regime di Erdogan sta portando avanti una repressione sistematica nel Paese contro l’Hdp e i curdi”, spiega ancora Çimen. “Più di 4mila membri del partito sono in prigione, compresi parlamentari e sindaci, e tanti altri sono stati rilasciati dopo aver trascorso un periodo in carcere o sono stati costretti a fuggire all’estero”.

Attualmente è anche in corso un secondo processo contro 108 politici curdi per aver partecipato alle proteste dell’ottobre 2014 nel sud-est della Turchia contro l’isolamento imposto dal governo alla città siriana di Kobane, simbolo della lotta all’Isis e al tempo sotto assedio. Sotto accusa sono finiti anche ex leader Selahattin Demirtas e Figen Yuksekdag, già in carcere da più di 4 anni, e che rischiano un allungamento della pena.

Nonostante ciò, prosegue Çimen, il sostegno dal basso nei confronti del partito non si ferma. “Le persone continuano a protestare contro le politiche di Erdogan. L’Hpd è intenzionato a resistere contro questa guerra e questa repressione, continuando ad implementare la nostra agenda politica. Anche in caso di scioglimento del partito, gli ideali che l’Hdp rappresenta continueranno ad esistere”. Come spiega il rappresentante europeo, la formazione filo-curdo può contare su più di 6 milioni di voti e proprio il suo successo elettorale è una delle motivazioni alla base della sentenza della Corte. L’Hdp detiene 55 dei 600 seggi del Parlamento e la crescita della sua base elettorale rappresenta un problema per il presidente e i suoi alleati, alle prese invece con un calo nei sondaggi.

“Questo processo è fatto per intimidire l’opposizione. L’Hdp nelle ultime elezioni ha sostenuto i candidati dell’opposizione nelle grandi città portando alla sconfitta dell’Akp nei maggiori centri della Turchia.  È tempo che i partiti di opposizione mostrino la loro solidarietà e prendano posizione”.

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