Il presidente Donald Trump ha annunciato nella tarda serata di ieri di aver perdonato e commutato la pena di 143 persone nelle ultime ore della sua presidenza. Complessivamente, Trump ha graziato 73 persone e ordinato 70 commutazioni della pena. L’elenco include personaggi della cultura pop tra cui il rapper Lil Wayne e Kodak Black, oltre a diversi repubblicani e democratici, tra cui l’ex vice presidente delle finanze nazionali del comitato nazionale repubblicano Elliott Broidy, l’ex deputato Duke Cunningham della California e l’ex deputato Rick Renzi dell’Arizona, nonché il ricco donatore democratico Salomon Melgen. Ma il fatto più rilevante è forse la concessione della grazia per il suo ex capo stratega della Casa Bianca, Steve Bannon, accusato di frode per il suo lavoro nella campagna di crowdfunding “We Build the Wall” alimentata dai sostenitori di Trump per costruire un muro al confine meridionale. Come riporta il comunicato ufficiale della Casa Bianca, il presidente Trump “ha concesso la piena grazia a Stephen K. Bannon. I pubblici ministeri hanno perseguito il signor Bannon con accuse relative a frode derivante dal suo coinvolgimento in un progetto politico. Il signor Bannon è stato un importante leader nel movimento conservatore ed è noto per il suo acume politico”.

Bannon è stato arrestato ad agosto ma è stato rilasciato su cauzione di 5 milioni di dollari, dichiarandosi non colpevole. Ex Goldman Sachs ed ex presidente esecutivo di Breitbart News, è stato assunto come Ceo della campagna di Trump nell’agosto 2016, solo pochi mesi prima delle elezioni. Sebbene sia entrato a far parte dell’amministrazione Trump come capo stratega, ha lasciato la Casa Bianca nell’agosto 2017 in disaccordo con molti membri dello staff presidenziale.

I contatti fra Trump e Bannon prima della grazia

L’ex stratega di Donald Trump era stato il primo a benedire la nascita del governo giallo-verde, in Italia. Con il suo The Movement, al quale aderirono Fratelli d’Italia e Lega, il Rassemblement National di Marine Le Pen, oltre al Movement for Changes in Montenegro, voleva lanciare una grande alleanza di partiti euroscettici e nazionalisti da contrapporre idealmente al “globalismo” incarnato nel magnate George Soros e nella sua rete filantropica. Lasciata la Casa Bianca, infatti, l’ex stratega di The Donald ha indossato le vesti più congeniali di predicatore di un nuovo “nazionalismo” che sconfigga il globalismo imperante. “Bannon odia l’Unione europea – afferma Ben Shapiro, ex collaboratore di Breitbart – per lui è uno strumento del globalismo, il contrario di ciò che serve per migliorare la civiltà occidentale”. Per Bannon, che riprende in parte ed estremizzandole le teorie di Clash of Civilations del politologo Samuel P. Huntington, è determinante preservare l’identità dell’Occidente “giudaico cristiano” contro le minacce che arrivano dall’Islam e dalla Cina.

E ora la grazia lo rimette in gioco. Come abbiamo spiegato sulle colonne di questa testata nei giorni scorsi, peraltro il fantasma di Bannon non ha mai lasciato la Casa Bianca e Donald Trump. Bannon, infatti, ha sempre mantenuto vivi i contatti con il tycoon che ha contribuito a portare al potere. Alcune caratteristiche e indirizzi dell’ex chief strategist della Casa Bianca sono sempre rimasti come, ad esempio, l’ostilità verso le istituzioni internazionali, il multilateralismo e la Repubblica Popolare cinese. Tant’è che i due hanno continuato a sentirsi in gran segreto. Soprattutto nell’ultimo periodo, dove Donald Trump sembrava essere solo, abbandonato da tutti dopo l’assalto dei suoi supporter al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Come riporta Bloomberg, Trump ha ripetutamente parlato per telefono nelle ultime settimane con il suo ex stratega, al fine di chiedergli consigli sulla situazione politica e su come ribaltare il risultato elettorale. Come ricorda la testata americana, Steve Bannon, durante il primo impeachment a cavallo fra il 2019 e il 2020 ha lanciato un podcast chiamato “War Room” in cui lui e altri alleati di Trump hanno difeso pubblicamente il presidente. Bannon ha usato il suo podcast per sostenere il tycoon durante gli ultimi due, complessi, anni da Presidente degli Stati Uniti.

Bannon e The Donald di nuovo insieme?

La grazia concessa all’ex Ceo di Breitbart News rappresenta un dato politico importante. Bannon e Trump, infatti, ora potrebbero mettere di nuovo insieme le energie per fare una dura opposizione alla presidenza Biden, magari lanciando un nuovo network o un social media alternativo capace di contrastare lo strapotere di Big Tech o perché no, lanciando un movimento politico fuori dal partito repubblicano e puntare così alle elezioni del 2024. Impresa quasi impossibile vista la rocambolesca e controversa fine della presidenza Trump. Ma mai dire mai. “Voglio che sappiate che il nostro movimento è solo all’inizio” ha voluto sottolineare il tycoon nel suo discorso d’addio, lasciando intendere che non ha alcuna intenzione di lasciare la politica.

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