Le autorità nigeriane stanno collaborando con gli Stati Uniti per riuscire a soddisfare i criteri di sicurezza e condivisione di informazioni necessari per far rimuovere il Paese dalla lista delle nazioni colpite dal travel ban. A riferirlo è stato il ministro degli Esteri di Abuja, Geoffrey Onyeama, nel corso di una conferenza stampa con il Segretario di Stato americano Mike Pompeo. Onyeama ha poi aggiunto come la Nigeria sia stata molto sorpresa dalla decisione di includerla tra i Paesi sottoposti alla misura restrittiva. L’espansione del travel ban americano ha infatti colpito Nigeria, Eritrea, Sudan, Tanzania, Myanmar e Kirghizistan con diversi gradi di intensità e comporterà una sospensione, per i cittadini di alcuni di questi Paesi, nell’emissione dei visti di residenza permanente.

La Nigeria è in pericolo

L’inclusione di Abuja nel controverso provvedimento deciso dall’amministrazione Trump rischia di generare effetti paradossali: la Nigeria, infatti, è alle prese, da anni, con una grave insurrezione di gruppi radicali islamici nelle sue regioni nord-orientali ed il travel ban rischia di danneggiare l’immagine internazionale del Paese e di minarne la stabilità interna. Le attività terroristiche di gruppi come Boko Haram e della branca locale dello Stato Islamico hanno inferto gravi ferite al tessuto sociale di questa nazione che, a questo punto, potrebbe sentirsi rifiutata anche da Washington. Per questo motivo le autorità si sono prontamente attivate ed impegnate a collaborare con gli Stati Uniti per giungere alla rimozione del Paese dal travel ban. Onyeama, infatti, ha ricordato come ci si aspetta che la Nigeria sia espunta dalla lista una volta che tutti i requisiti vengano soddisfatti: la speranza, però, è che non sia ormai troppo tardi. Le aree settentrionali della Nigeria confinano con la regione del Sahel, un fronte molto caldo per il terrorismo islamico internazionale e dove sono attivi diversi gruppi di insorti in Burkina Faso, Niger e Mali. Un indebolimento del prestigio internazionale del governo nigeriano potrebbe destabilizzare ulteriormente il nord del Paese, già esposto alle nocive influenze del Sahel.

Le prospettive

Le relazioni bilaterali tra Stati Uniti e Nigeria sono, in realtà, piuttosto buone: Washington è uno dei principali partner commerciali di Abuja che, a sua volta, ha espresso l’intenzione di giungere alla stipula di un accordo commerciale con la potenza nordamericana. La cooperazione in materia di sicurezza, come riferito da Pompeo e riportato da todaynewsafrica, è in fase di crescita: la Nigeria ha recentemente acquistato, dagli Stati Uniti, dodici aerei militari A-29 per un valore di 500 milioni di dollari, la nazione africana è stata tra le prime ad unirsi alla coalizione mondiale anti-Isis e gli Stati Uniti la supportano nella sua lotta al terrorismo interno.  Washington, comunque, può ancora rimediare al danno inferto alle relazioni bilaterali: una rimozione della Nigeria nelle primissime fasi del travel ban  potrebbe rivelarsi quasi indolore. Sullo sfondo, in ogni caso, ci sono le grandi potenze mondiali come Cina e Russia, entrambe desiderose di espandere la propria sfera d’influenza in Africa e di rafforzare il proprio prestigio internazionale.

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