Ecco Perché il Qatar, stanco di mediare per Gaza, ha cacciato Hamas

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Brutta tegola per Hamas. Il piccolo ma ricchissimo emirato del Qatar, che svolge un ruolo fondamentale nei confronti dell’organizzazione palestinese, da intermediario diplomatico e fonte di supporto finanziario, offrendo ospitalità a membri dell’ufficio politico della stessa organizzazione, ha infatti avvertito l’ufficio politico di Hamas che la sua presenza nell’emirato non è più gradita a causa della “frustrazione” per lo stallo nelle negoziazioni per il rilascio degli ostaggi e per un cessate il fuoco con Israele. Una decisione che non arriva per caso ma per volere degli Stati Uniti. Nelle scorse settimane, infatti, 14 senatori repubblicani statunitensi hanno inviato una lettera al Dipartimento di Stato chiedendo a Washington di congelare immediatamente i beni dei dirigenti di Hamas residenti in Qatar, di estradare alcuni tra i principali esponenti dell’organizzazione e di sollecitare le autorità qatariote a interrompere il sostegno ai suoi leader. Detto fatto.

L’emirato scarica Hamas

I diplomatici dell’emirato hanno confermato la notizia alla stampa internazionale. “Il Qatar è sempre più frustrato dalla mancanza di progressi verso un cessate il fuoco sia da parte di Hamas che di Israele,” ha dichiarato sabato mattina uno dei diplomatici del Qatar alla NBC News. Fonti diplomatiche hanno fatto sapere che il Qatar ha informato sia Israele sia Hamas che, “finché non ci sarà la disponibilità a negoziare un accordo in buona fede, non potrà proseguire nella mediazione. Di conseguenza, l’ufficio politico di Hamas non è più utile al suo scopo”. Al momento, non è chiaro quando e come Hamas dovrà lasciare il Qatar, né tantomeno come l’organizzazione palestinese abbia reagito alla notizia.

Doha cede alle pressioni Usa

Come già osservato, la richiesta ufficiale di espellere i membri di Hamas era arrivata dall’amministrazione Biden due settimane fa, dopo che l’organizzazione palestinese aveva rifiutato una nuova proposta di scambio di ostaggi, in seguito all’uccisione del leader di Hamas Yahya Sinwar da parte di Israele. Il Qatar ha ceduto alle pressioni di Washington e informato i leader politici di Hamas della decisione circa dieci giorni fa. Dal 2012, il Qatar ospita ufficialmente i leader politici di Hamas, che si trasferirono a Doha da Damasco dopo aver interrotto i rapporti con il regime siriano di Bashar al-Assad, all’epoca dello scoppio della guerra nel Paese. Al tempo, infatti, furono proprio gli Stati Uniti a sostenere questa decisione di “trasferire” i leader dell’organizzazione palestinese nell’emirato, sostenendo che avrebbe facilitato un canale di comunicazione con Hamas. Negli ultimi anni, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, primo ministro del Qatar, ha ribadito che l’ufficio di Hamas a Doha esiste con l’obiettivo di attivare dei negoziati con l’organizzazione palestinese che governa la Striscia di Gaza.

Secondo tre funzionari statunitensi, i leader di Hamas in esilio potrebbero trasferirsi probabilmente in Iran, il principale sostenitore finanziario e militare del gruppo, oppure in Turchia, che da tempo accoglie i leader politici di Hamas dal momento che il Qatar ha deciso di sfilarsi e di far venir meno il suo supporto nei confronti dell’organizzazione palestinese. Altri Paesi – Iran, o Turchia – ora dovranno farsi carico di questa responsabilità.