Nella giornata di mercoledì è arrivata la decisione della Casa Bianca di rendere effettiva la riduzione di truppe americane su suolo tedesco. Una decisione minacciata dal presidente Trump nelle settimane scorse che è stata ufficializzata e motivata dal Segretario alla Difesa Esper in una dichiarazione ufficiale dove si legge che la finalità è quella di “supportare i nostri partner e resistere al comportamento maligno dell’avversario”.

Il segretario Esper ha infatti ribadito che vi è la necessità di aumentare la capacità di deterrenza convenzionale nei confronti della Russia, ed in particolare nei due fronti caldi europei dove si “scontrano” la Nato e Mosca: il Mar Baltico ed il Mar Nero.

Da qui la decisione di spostare truppe e armamenti dal cuore dell’Europa, la Germania che un tempo era sulla linea del fronte durante la contrapposizione in blocchi, dove hanno stazionato per decenni.

Questa è la motivazione ufficiale, ma abbiamo già avuto modo di sottolineare come in realtà il provvedimento assuma le sfumature di una punizione nei confronti di Berlino per via della resistenza del Bundestag a voler innalzare la quota di Pil destinata alla Difesa sino al 2%.

Tra i provvedimenti, oltre allo spostamento del comando Usa in Europa in Belgio da Stoccarda e inviare una certa aliquota di truppe in Polonia, c’è quello di trasferire gli F-16 dalla base aerea di Spangdahlem ad Aviano, in Friuli, già sede di uno stormo di questi cacciabombardieri.

Questa mossa è stata interpretata da qualcuno come il manifestarsi di una nuova “Cortina di Ferro” che passa dall’Italia, ma riteniamo che, stante appunto l’importante spostamento di militari verso la Polonia e la contestuale decisione di inviare, a rotazione, ingenti truppe nei Paesi europei (leggasi dell’Est Europa), gli Stati Uniti, più che pensare ad avere un deterrente maggiore per il fronte orientale in Italia, abbiano ritenuto di rinforzare il fronte meridionale della Nato.

Non ci è sfuggita, infatti, la proposta di trasferire il comando americano per l’Africa (Africom), da Stoccarda verso un’altra destinazione in Europa, che potrebbe essere, per l’appunto, l’Italia.

Il nostro Paese, da quasi due lustri ormai, è tornato al centro del palcoscenico Mediterraneo per via dell’instabilità diffusa in Nord Africa ed in Medio Oriente.

Un’instabilità nata dalla deposizione con le armi di dittatori locali e da tentativi di sovversione lautamente finanziati da Washington e messi in atto anche da potenze europee come la Francia, almeno per quanto riguarda la Libia.

È proprio la Libia a rappresentare il vero fronte caldo del Mediterraneo: la lotta tra il generale Haftar e il governo di al-Serraj ha visto negli ultimi mesi l’ingresso di attori esterni importanti e potenzialmente destabilizzanti: da un lato, con Tobruk, la Russia, dall’altro, con Tripoli, la Turchia.

A questo si aggiungono gli attriti tra Atene e Ankara, che, lo ricordiamo, fanno parte entrambi della Nato e che si stanno giocando un’importante partita sulla sovranità nel Mar Egeo per le sue risorse di idrocarburi.

Anche da questo punto di vista Washington non è stata a guardare. Nei giorni scorsi si è tenuta un’importante esercitazione tra la Us Navy e la Marina ellenica che ha visto la partecipazione della portaerei Eisenhower e di unità navali e caccia greci.

Quello che spaventa di più la Casa Bianca, però, è proprio il coinvolgimento sempre più elevato di Mosca nella questione libica. La Russia è scesa in campo sostenendo Haftar attraverso l’invio di contractor del ben noto gruppo Wagner, già visto in azione in Ucraina, Crimea e Siria, e anche di cacciabombardieri che sembrerebbe siano stati impiegati dalle forze di Tobruk in almeno una occasione.

Si paventa quindi uno scenario di tipo siriano: l’aiuto russo al generalissimo apre alla possibilità che Mosca riceva in cambio il permesso di stabilire una base aeronavale in Cirenaica, ovviamente qualora Haftar dovesse risultare vincitore nel conflitto.

Una base russa in Libia significa avere una bolla A2/AD immediatamente a ridosso del fronte meridionale della Nato, in un tratto di Mediterraneo altamente strategico per via delle rotte commerciali. I sistemi missilistici e radar russi sono infatti in grado di controllare una vasta porzione di mare se piazzati a ridosso della costa: il radar dell’S-400 (già presente in Siria) può spazzare una superficie con un raggio di 600 chilometri, mentre il suo missile 40N6 ha una portata massima di 400. Basta prendere una carta geografica, un compasso e puntarlo sulla costa della Cirenaica per capire di cosa stiamo parlando.

Gli Stati Uniti non possono assolutamente permettere questa eventualità, perché significherebbe, in questo periodo storico di nuova contrapposizione, avere un pugnale puntato al ventre della Nato e soprattutto un occhio malevolo sui movimenti della Sesta Flotta nel Mediterraneo centrale oltre a una base per controllare gli importanti traffici commerciali.

Per questo l’Italia è tornata a essere importante per Washington, da qui la decisione di spostare gli F-16 dalla Germania, e crediamo quindi anche nella possibilità di vedere la sede dell’Africom trasferita in altre infrastrutture americane nel nostro Paese: come ad esempio a Napoli, già sede della Sesta Flotta, nella base di Vicenza o addirittura nella stessa base di Aviano.

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