È Bill Gates, fondatore di Microsoft e dell’organizzazione filantropica Bill & Melinda Gates Foundations, a dettare le mosse a livello mondiale per contrastare il Covid-19: un protagonismo, quello emerso durante l’emergenza coronavirus, che lo ha catapultato al centro di varie teorie cosiddette del “complotto”. Secondo l’opinione di una larga fetta di utenti sul web e sui social media, infatti, Bill Gates vorrebbe utilizzare una campagna per la vaccinazione di massa contro il coronavirus per impiantare microchip nelle persone, in modo da poterle controllare. Come riporta La Repubblica, infatti, nell’ultimo rapporto della statunitense NewsGuard datato 19 maggio, Bill Gates è citato 20 volte in 17 pagine. L’azienda, che analizza l’attendibilità dei siti di informazione online, ha individuato 16 profili su Twitter seguiti nel complesso da 616mila persone che diffondono tali teorie a proposito del fondatore di Microsoft. Secondo un’indagine condotta dal New York Times e da Zignal Labs, Bill Gates è di gran lunga il miliardario più odiato dai “cospirazionisti” di tutto il mondo, tra cui gli adepti del Movimento QAnon.

Come se non bastasse, secondo un recente nuovo sondaggio Yahoo News -YouGov, il 44% degli utenti interpellati – di fede repubblicana – crede che Bill Gates stia progettando di utilizzare la campagna di vaccinazione di massa proprio come pretesto per impiantare microchip in miliardi di persone e monitorare i loro movimenti. Lo scorso aprile persino Robert F. Kennedy Jr., procuratore, ambientalista e nipote dell’ex presidente John F. Kennedy, ha firmato un documento molto duro nei confronti di Gates, nel quale afferma: “L’ossessione di Gates per i vaccini sembra alimentata dalla convinzione messianica di essere ordinato a salvare il mondo con la tecnologia e dalla sua disponibilità a sperimentare la vita di esseri umani inferiori, come un dio”.

Bill Gates, tra teorie del complotto e curiose profezie

A scatenare una serie infinita di speculazioni sul fondatore di Microsoft e sulle sue attività “filantropiche” il video di una conferenza del circuito Ted (gestito dall’organizzazione no profit The Sapling Foundation) nel corso della quale Bill Gates, nel 2015, sembrava annunciare proprio una pandemia come quella causata dal Covid-19. Come riporta il Corriere della Sera, Gates spiegava che, in un mondo che aveva investito molto in armi e poco nella lotta contro i virus, una pandemia avrebbe potuto fare più morti di una guerra. “Se qualcosa ucciderà 10 milioni di persone, nei prossimi decenni” osservava il fondatore di Microsoft, “è più probabile che sia un virus altamente contagioso piuttosto che una guerra. Non missili, ma microbi”. Gates sottolineava inoltre che “abbiamo investito pochissimo in un sistema che possa fermare un’epidemia. Non siamo pronti per la prossima epidemia”.

In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera nel 2016, Gates rincarava la dose, spiegando che “se debbo pensare a che cosa potrebbe destabilizzare il mondo, penso semmai a qualche epidemia capace di uccidere anche dieci milioni di persone. Questa è la prospettiva più rischiosa che intravedo”.

Una questione di vanità. E di potere

Se le teorie cospirazioniste sono deprecabili, è altrettanto veri che non si può incappare nell’errore, altrettanto superficiale, di derubricare a semplice e spassionata “generosità” le azioni “filantropiche” di Bill Gates, soprattutto in campo sanitario. Come spiega il politologo Francis Fukuyama, quello che vogliono i miliardari come i Gates non è solo possedere case, barche e aerei fino a perderne il conto. Quello che vogliono è altro: possedere la più grande collezione di dipinti di Francis Bacon, o essere al comando dello yacht vincitore dell’America’s Cup, o fondare – come Bill e Melinda – la più grande istituzione benefica al mondo. “Quello che i miliardari cercano – osserva Fukuyama nel suo ultimo libro Identità edito da Utet – non è un livello assoluto di ricchezza, quanto piuttosto una posizione di superiorità rispetto agli altri miliardari”.

Un senso di vanità che ha portato Bill Gates a diventare, in questo campo, grazie alla sua ricchezza smisurata, molto più potente degli stati nazionali. Nel 1996 Bill Gates sposò la moglie Melinda e nel 2000 lanciarono insieme la Bill & Melinda Gates Foundation, che con con un asset di 50.7 miliardi di dollari è oggi considerata la fondazione più grande del mondo. Come nota La Verità, l’organizzazione è diventata talmente e potente e influente da determinare di fatto l’agenda setting in campo sanitario (e non solo) a livello mondiale. Questa grande influenza nasce proprio dal fatto che quasi un terzo dei 54 miliardi di dollari spesi negli ultimi 20 anni è passato attraverso la divisione Salute della fondazione. Nel 1999, i Gates hanno donato 750 milioni di dollari per lanciare il Gavi, l’alleanza mondiale sui vaccini, stanziando a oggi complessivi 4 miliardi. Nel 2018, la fondazione ne è stata il primo finanziatore con 540 milioni, davanti a Regno Unito e Norvegia. In questo campo, infatti, l’organizzazione del milionario è più potente di molti stati.

“Il dottore più potente del mondo”

Al di là delle vaccinazioni di massa, microchip, e altre amenità, è chiaro può destare qualche perplessità o preoccupazione il fatto che l’uomo più ricco del pianeta diventi anche una delle più potenti autorità in campo sanitario. Come spiega Politico, negli ultimi dieci anni, l’uomo più ricco del mondo è diventato il secondo donatore dell’Organizzazione mondiale della sanità, secondo solo agli Stati Uniti e appena sopra il Regno Unito. Questa generosità gli consente di avere un’influenza fuori misura sull’agenzia, che potrebbe anche crescere se gli Usa taglieranno i fondi all’Oms come promesso dopo l’emergenza Covid.19.

E qui, obiettivamente, qualche problema può nascere, come rileva lo stesso Politico. “Il risultato – scrive la testata – dicono i suoi critici, è che le priorità di Gates sono diventate quelle dell’Oms. Piuttosto che concentrarsi sul rafforzamento dell’assistenza sanitaria nei paesi poveri – ciò aiuterebbe, a loro avviso, a contenere futuri focolai come l’epidemia di Ebola – l’agenzia spende una quantità sproporzionata delle sue risorse in progetti che Gates preferisce, come lo sforzo per sradicare la poliomielite”. “Viene trattato come un capo di stato, non solo all’Oms, ma anche al G20” spiega un rappresentante di una Ong con sede a Ginevra in riferimento al fondatore di Microsoft. Già una decina di anni fa, infatti, quando Gates iniziò a investire ingenti risorse per l’eradicazione della malaria, i massimi funzionari dell’Organizzazione mondiale della Sanità – incluso il capo del programma della malaria dell’Oms – sollevarono preoccupazioni sul fatto che la fondazione “distorcesse” le priorità dell’ente. Insomma, l’influenza del milionario sull’organizzazione solleva una serio problema politico, di cui peraltro si discute da anni: un dato di fatto che poco ha a che fare con teorie cospirazioniste e che andrebbe attentamente esaminato.

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