Bernie Sanders può vincere le primarie democratiche. Affermarlo ora, quando il campo è ancora scevro da candidature moderate di peso, è abbastanza semplice.
Ma c’è un sentore, confermato pure dal numero di donatori che il senatore del Vermont sta riuscendo ad aggregare attorno a sé (10 milioni di dollari in una settimana), che inizia a circolare tra gli addetti ai lavori: potrebbe essere la volta buona per un socialista.
Questo per quanto riguarda la competizione interna dei Democratici. Da qui ad affermare che Sanders riuscirà a vincere pure le elezioni presidenziali del 2020 ce ne passa. Poi c’è quell’atteggiamento di attesa che Joe Biden non sembra voler abbandonare in fretta.
Qualcuno è sicuro che sia solo strategia. Altri pensano che l’ex vice di Barack Obama si stia guardando intorno per capire quante possibilità concrete ci siano di rappresentare un candidato unitario. Lui, per ora, ha detto che la sua famiglia desidererebbe che si candidasse, poi ha tessuto un parziale elogio di Mike Pence, una mossa che non è piaciuta ai radicali meno istituzionali.
Ma Biden, in caso di scioglimento della riserva, dovrà confrontarsi con un mondo, quello del left wing populism, che tra i Dem è divenuto maggioritario sin dal giorno dopo le midterms. Da Alexandra Ocasio Cortez alle prime due parlamentari islamiche, la nuova sinistra americana è un mix tra un partito radicale di massa e un partito socialdemocratico di matrice europea. Sanders può esserne il collante, intercettando gli imprenditori attratti dal “cambiamento” e gli operai del Midwest, che nel 2016 avevano deciso di dare credito a Donald Trump pur di non votare una neoliberal.
Va inoltre considerato il momento storico, che favorisce le operazioni di questo tipo. Jeremy Corbyn, nel Regno Unito, ne è una coniugazione. La Spd, in Germania, ha abbandonato le velleità imprenditoriali del piano Hartz, tornando a parlare di salario minimo et similia. In Italia, ancora, le primarie di qualche giorno fa, hanno sancito la vittoria di Nicola Zingaretti, che ha esordito parlando di migranti, ma pure di grandi opere come il Tav. A sinistra hanno deciso di rispondere al sovranismo riponendo l’accento sul lavoro: è il comune denominatore delle esperienze politiche elencate.
Trump, però, potrebbe approfittare della polarizzazione del quadro politico: nel caso Sanders trionfasse nella competizione interna degli asinelli, potrebbe iniziare a tranquillizzare gli elettori moderati, che si ritroverebbero senza un candidato di riferimento. Sanders sarebbe una novità, ma potrebbe rendere le cose più semplici del previsto al tycoon. Il presidente degli Stati Uniti potrebbe addirittura convincere parte degli elettori democratici dell’Ovest, quelli più abituati a candidati borghesi.
Manca un anno e mezzo alle presidenziali americane, ma sembra che il prossimo confronto possa raccontare una storia nuova, difficile da interpretare e, prescindendo dalle previsioni che si possono fare, mai scontata.
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