Il giorno dopo l’ufficialità della richiesta di modifiche sul memorandum inviata da Roma a Tripoli, ad emergere sono i dettagli relativi a ciò che il nostro paese ha chiesto ai libici per apportare quelle che il governo italiano chiama “migliorie” dell’accordo siglato tra i due paesi nel 2017.

Due sembrano i pilastri fondamentali in tal senso: da un lato, l’invio di nuovi mezzi verso l’altra parte del Mediterraneo unito alla formazione da effettuare alle autorità locali mentre, dall’altro lato, si parla del ruolo che devono avere le agenzie dell’Onu presenti nel paese nordafricano. Elementi questi che sembrano convergere su quel rispetto dei diritti umani chiesto dall’Italia nel momento in cui, nello scorso mese di novembre, si è deciso di rinnovare il memorandum. L’accordo, è bene ricordarlo, il 2 febbraio scorso è stato ufficialmente rinnovato per altri tre anni.

Nuovi mezzi da inviare a Tripoli

La prima modifica sostanziale richiesta al memorandum, così come ha sottolineato IlMessaggero, riguarda il punto C, quello relativo all’invio di mezzi alla Guardia Costiera libica per frenare le partenze dei migranti. Un punto certamente delicato e che, già nel 2017, ha previsto quasi 800mila euro di spesa da parte italiana: motovedette, binocoli, radar, sono stati tanti gli elementi messi in lista tre anni fa quando è stato firmato il memorandum. Non solo mezzi, ma anche formazione da effettuare alle forze locali, nell’accordo siglato all’epoca del governo Gentiloni era previsto anche questo. E negli ultimi anni, la Guardia Costiera libica è stata in effetti dotata di numerosi mezzi che hanno permesso il respingimento di numerose imbarcazioni partite alla volta dell’Italia. Le modifiche proposte, mantengono inalterati questi principi previsti dal punto C, tuttavia è stata inserita anche una parte in cui si obbliga i libici a garantire il rispetto dei diritti umani e ad avere attenzione circa le loro condizioni.

“L’Italia si impegna a fornire supporto tecnologico agli organismi libici incaricati della prevenzione e del contrasto all’immigrazione irregolare e delle attività di ricerca e soccorso in mare e nel deserto – si legge nel nuovo punto C – Il supporto tecnico dovrà essere affiancato da ulteriori attività di formazione del personale libico, in particolare nelle operazioni in mare, per garantire che si svolgano secondo gli standard internazionali e nel rispetto dei diritti umani”. E la chiosa finale è l’elemento principale riguardante le novità del memorandum: devono cioè, per l’appunto, essere garantiti gli standard internazionali sul trattamento da riservare ai migranti. Da parte sua, la parte libica invece “si impegna a garantire il pieno rispetto del diritto internazionale in tutte le attività istituzionali e di migliorare le procedure di intervento in mare e quelle di sbarco dei migranti”.

Tradotto il tutto a livello pratico, l’Italia dovrà aggiornare la “lista della spesa” da effettuare per garantire ai libici la possibilità di offrire ai migranti condizioni decorose ed evitare situazioni come quelle registrate negli ultimi anni, dove le persone venivano rinchiuse in locali in condizioni estreme e non adeguate. Dal nostro paese dunque, non dovrebbero partire più soltanto mezzi militari ma anche strumentazioni sanitarie. Dalla Libia però, si chiedono pure investimenti sulle strutture in cui ospitare i migranti, visto che molte di quelle attuali non sono adeguate o sono state chiuse in quanto vicine ai fronti di guerra.

Il ruolo delle agenzie

Per realizzare quanto sopra descritto, l’Italia punta molto sul ruolo delle agenzie delle Nazioni Unite e, in particolare, di Oim ed Unhcr. Per questo, tra le proposte inviate, nel nuovo memorandum si legge che “la Libia si impegna ad agevolare le attività delle organizzazioni delle Nazioni Unite per l’assistenza e il supporto ai migranti soccorsi in mare”. Ed è qui che sorgono non poche incognite. Lo scorso 30 gennaio, l’Unhcr è stata costretta a sospendere le proprie attività per ragioni di sicurezza. La guerra imperversa sempre di più, la tregua di cui si è parlato nella conferenza di Berlino è rimasta solo sulla carta, impossibile operare nelle condizioni attuali.

Le incognite

L’impressione generale, è che le novità proposte dall’Italia, quantunque ambiziose sul piano teorico e volte a conseguire quel principio di rispetto dei diritti umani spesso calpestato nelle strutture libiche, rimangono comunque solo un vero e proprio “libro dei sogni”. E questo per due motivi: in primis perché, come accennato sopra, ci sono problemi molto stringenti legati alla sicurezza. Il conflitto imperversa nell’area di una capitale dove il governo locale guidato da Al Sarraj appare sempre più debole sia sotto il profilo militare che politico. In secondo luogo, occorre anche considerare per l’appunto la solidità e l’affidabilità della controparte libica.

L’interlocuzione con istituzioni in grave difficoltà ed alle prese con il conflitto, quali quelle attualmente in sella a Tripoli, appare molto complicata e decisamente in salita. In poche parole, le modifiche al memorandum sotto il profilo pratico potrebbero essere difficilmente realizzabili e questo dimostra come, ancora una volta, senza una soluzione generale e definitiva del dossier libico ogni altra iniziativa, ambiziosa o meno, potrebbe rimanere solo sulla carta.

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